Il sondaggio

Mangiare bene si impara: in Lombardia il 90% dei cittadini sta attento alla salute

La ricerca condotta dall'Osservatorio Metropolitano con Renato Mannheimer.

Mangiare bene si impara: in Lombardia il 90% dei cittadini sta attento alla salute

Mangiare bene si impara, e in Lombardia le persone ritengono di farlo in un modo equilibrato più che altrove. La ricerca dell’Osservatorio Metropolitano con Renato Mannheimer.

Mangiare bene si impara e in Lombardia le persone sono più attente che altrove

L’87% degli italiani risulterebbe attento alla salute, percentuale che sale al 90% in Lombardia. In fatto di alimentazione, più della metà degli italiani (54%) ritiene di mangiare “in modo equilibrato”, un dato superiore tra i lombardi, 57%. Gli Italiani pensano di mangiare sano e di essere attenti alla salute? E i lombardi, come si collocano rispetto alla media dei connazionali? È la domanda centrale del sondaggio “Le abitudini alimentari degli italiani e l’educazione alimentare” realizzato da Osservatorio Metropolitano di Milano con Renato Mannheimer presentato in Regione Lombardia.

Il sondaggio su un campione di 3.000 persone

Il sondaggio, condotto su un campione rappresentativo per sesso, fasce d’età e di reddito di 3.000 soggetti dei quali 509 residenti in Lombardia, mette a confronto il dato nazionale con quello lombardo, rivelando una sostanziale uniformità dei due campioni. Secondo il sondaggio, un terzo del campione (33% Italia, 34% Lombardia) afferma di mangiare “tanto ma non troppo”, mentre solo una piccola quota ammette di mangiare “troppo” (7% Italia, 4% Lombardia) o “poco” (6% Italia, 5% Lombardia). Dai dati sembra esserci una sensibilità crescente verso la salute: l’87% degli italiani si considera “abbastanza” o “molto attento” a ciò che mangia. In Lombardia la percentuale è analoga, ma cresce la fascia di chi si dichiara “molto attento”, che raggiunge il 42% (contro il 37% nazionale). Ma è davvero così? Questa rosea percezione non trova riscontro nella realtà.

«Questi dati, messi a confronto con quelli clinici, con i dati reali, permettono di individuare le discrepanze tra percezione e realtà e dunque gli aspetti critici sui quali intervenire con un’attività di educazione alimentare – ha spiegato Carla De Albertis, responsabile Sociale e Cultura di Osservatorio Metropolitano -. Giusto anche ricordare che la prevenzione, e gli stili di vita rappresentano quella primaria, ha un impatto positivo anche sulla spesa socio-sanitaria».

Dalla ricerca emerge anche una certa attenzione ai dettagli

Il sondaggio mostra anche che un certo “vocabolario” della salute a tavola è ormai patrimonio comune: gli intervistati dichiarano l’interesse per prodotti senza conservanti (70% dato identico per Italia e Lombardia), a km 0 (69% Italia, 67% Lombardia) e biologici (52% a livello nazionale, 50% in Lombardia). Molti consumatori dichiarano di preferire cibi freschi, tracciabili e italiani, leggono le etichette e spendono più che in passato per alimenti di qualità. Si nota infine una tendenza a mangiare meno proteine animali (27%), a far ricorso a ricette italiane (40%) e a preparare i pasti in casa (59%). Eppure, la realtà del dato clinico dice che ancora molto resta da fare sul fronte dell’educazione alimentare.

«Abbiamo voluto accogliere la presentazione della ricerca – ha dichiarato l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini – per testimoniare quanto la nostra Regione sia impegnata a tutela del benessere alimentare. Intendiamo favorire chi si impegna in un percorso virtuoso che, oltre alla consapevolezza di una sana alimentazione, sappia far comprendere il valore dell’origine del cibo e il suo significato legato alla condivisione e all’accudimento del prossimo».