di Micol Baronio
Il grande caldo dell’estate è ormai alle spalle, ma nella Pianura Padana resta aperta una questione che non riguarda soltanto le temperature: che cosa respiriamo ogni giorno? Un interrogativo particolarmente importante per territori come quello cremonese (e non solo), al centro di un bacino dove Alpi e Appennini, scarsa ventilazione e frequenti inversioni termiche ostacolano la dispersione degli inquinanti, favorendone l’accumulo vicino al suolo. A sollevare una questione diversa rispetto al dibattito concentrato sulla CO2 è il dottor Alessandro Govoni, economista e nutrizionista sportivo del Coni, che mette sotto accusa la benzina senza piombo e le sostanze che, secondo la sua ricostruzione, vengono disperse nell’ambiente attraverso la combustione.
Govoni parte dal passaggio avvenuto negli anni Novanta dalla benzina con piombo alla cosiddetta benzina verde. Il problema, sostiene, è capire che cosa abbia sostituito il piombo. Secondo la sua analisi, il petrolio proveniente dalla fascia che dall’Iran attraversa Georgia e Azerbaijan fino all’Europa orientale permette di ottenere una benzina con un numero di ottano insufficiente per alcuni motori. Da qui la necessità di utilizzare sostanze antidetonanti. Govoni concentra l’attenzione sul “catrame”, che definisce fortemente corrosivo e capace di aderire progressivamente ai tessuti dell’organismo. Collega quindi l’esposizione prolungata a questa sostanza all’insorgenza di patologie, richiamando studi condotti nella prima metà del Novecento sui lavoratori esposti professionalmente ai catrami.
Ed è proprio nella Pianura Padana che, secondo Govoni, il problema assume dimensioni particolari. Durante i mesi freddi gli inquinanti emessi vicino al terreno faticano a disperdersi e possono rimanere intrappolati per giorni. Una condizione che interessa direttamente anche Cremona e la Bassa Padana, territori nei quali le limitazioni alla circolazione sono da anni uno degli strumenti utilizzati per contrastare l’inquinamento atmosferico. Govoni, però, mette in discussione proprio alcune delle scelte compiute sulla mobilità, a partire dalla progressiva limitazione dei diesel, sostenendo che sia necessario analizzare con maggiore attenzione anche le emissioni prodotte dai veicoli a benzina.
La sua tesi si estende infine alle temperature: Govoni attribuisce alle sostanze riconducibili al catrame disperse nell’ambiente anche un ruolo nel riscaldamento degli strati più vicini alla superficie terrestre e dei mari. Come alternativa richiama il sorgo dolce, dal quale in passato venne ricavato carburante, e chiede di tornare a studiare soluzioni differenti.
Sullo sfondo rimane soprattutto la Pianura Padana: un enorme bacino densamente abitato nel quale ciò che viene immesso nell’atmosfera può restare a lungo nell’aria che milioni di persone respirano ogni giorno.