Il Piemonte ha una rete oncologica storicamente strutturata; una forte integrazione del percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) con il territorio, ma criticità su personale e tempi di accesso. La Lombardia possiede un’alta concentrazione di centri specialistici e innovazione oncologica e anche una forte attrattività interregionale. La Liguria una buona rete specialistica ma una maggiore pressione demografica e territoriale. E’ questo lo scenario, per quanto riguarda il Nordovest, delineato dal 18º rapporto Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) sulla condizione assistenziale dei malati oncologici. Le regioni del Nordovest tendono ad avere migliori indicatori organizzativi, maggiore disponibilità di centri specialistici, più integrazione nelle reti oncologiche, ma persistono criticità su: tempi di accesso, disomogeneità intraregionale, sostenibilità economica e carico sui caregiver.
Dal 2018 vi è stato un consolidamento delle Reti Oncologiche Regionali, considerate tra le più strutturate in Italia; uno sviluppo dei Pdta con maggiore integrazione ospedale-territorio; una crescita dell’oncologia territoriale e della teleassistenza; un’attenzione alla qualità di vita del paziente oncologico, inclusi nutrizione, supporto psicologico, fisioterapia ed esercizio fisico. Si è però manifestata la necessità di ridurre le differenze di accesso tra aree urbane e periferiche/alpine; una pressione crescente sul personale sanitario oncologico e carenza di specialisti; di contro vi è stato un maggiore utilizzo di innovazione digitale, Molecular Tumor Board (cioè un gruppo multidisciplinare di esperti quali oncologi, genetisti, biologi molecolari, patologi, bioinformatici che analizza i profili genetici dei tumori complessi per individuare terapie personalizzate) e medicina personalizzata.
Nel complesso, in Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore, che presentano nuovi bisogni clinici, riabilitativi, sociali e lavorativi. Ma vi è il rischio concreto che diritti conquistati in anni di battaglie civili restino sulla carta a causa di ritardi procedurali, rimpalli di competenze e mancanza di decreti attuativi: è emblematico il caso del Piano Oncologico Nazionale 2023-2027; nonostante le ripetute sollecitazioni, la mancata operatività della Cabina di Regia nazionale ha paralizzato finora le funzioni di monitoraggio e controllo previste dal documento. Nel 2025 sono state stimate in Italia circa 390mila nuove diagnosi di tumore.
«Il cancro non è solo una sfida clinica: ha un impatto sociale che coinvolge pazienti e caregiver – afferma Elisabetta Iannelli, segretario Favo – Nonostante le tutele assicurate dal Servizio Sanitario Nazionale, la malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili. Risparmi familiari vengono spesso erosi per coprire i costi per la mobilità sanitaria forzata, per il ricorso alla sanità privata per visite, esami e accertamenti o per l’assistenza domiciliare non rimborsata. In questo contesto, il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno, grazie a strumenti ancora poco conosciuti: rimborso dell’assistenza domiciliare, babysitting, consegna dei farmaci a domicilio, supporto psicologico, coperture sanitarie integrative anche estese ai familiari, rientro graduale al lavoro e accomodamenti ragionevoli. Il welfare aziendale può rendere più sostenibile la vita quotidiana attorno alla cura e già esistono nel nostro Paese esempi virtuosi. Come Favo, riteniamo necessario promuovere modelli di assistenza sui luoghi di lavoro realmente inclusivi. Serve però un impegno congiunto anche da parte di imprese, Istituzioni e terzo settore».
In Italia, nel 2025, ci sono stati 373.935 certificati di malattia con indicazioni di terapie salvavita: 69.079 in Lombardia, 29.917 in Piemonte e 7.175 in Liguria.
L’analisi delle prestazioni economiche e delle tutele lavorative riconosciute ai malati oncologici evidenzia come il sistema di protezione sociale italiano abbia progressivamente sviluppato un insieme articolato di strumenti volti a sostenere non solo il reddito, ma anche la continuità occupazionale, l’autonomia personale e la qualità della vita delle persone colpite dalla malattia. Sebbene non esista una prestazione previdenziale “dedicata” esclusivamente all’oncologia, le misure esistenti (indennità di malattia, assegni familiari, Assegno Unico Universale, programmi di assistenza domiciliare, permessi e congedi) assumono, in questo ambito, una funzione di tutela rafforzata.
Rilevante appare il ruolo delle garanzie non patrimoniali, quali l’esclusione delle terapie salvavita dal periodo di comporto, l’ampliamento dei congedi e dei permessi e le più recenti innovazioni normative in materia di conservazione del posto di lavoro. Tali strumenti rispondono all’esigenza di proteggere il lavoratore lungo l’intero percorso di cura, riconoscendo la specificità della malattia oncologica e la necessità di tempi compatibili con le terapie e con i processi di recupero funzionale e sociale. In questa prospettiva, la protezione del reddito e della continuità lavorativa non rappresenta un ambito accessorio del percorso oncologico, ma una componente essenziale della presa in carico globale della persona.
Garantire informazione, accesso alle tutele e uniformità degli accertamenti medico-legali e amministrativi significa contribuire alla qualità della vita, all’autonomia e alla dignità delle persone colpite dalla malattia.
Per quanto riguarda, invece, i dati relativi alle strutture e attrezzature predisposte, in Piemonte ci sono 424 posti letto in Oncologia medica (1 ogni 10mila abitanti), in Lombardia 810 (0,81), in Liguria 144 (0,95). Sono diminuite dal 2018 al 2024 le strutture ospedaliere con servizio di oncologia medica in Italia, ma se il Piemonte ne perde una, Lombardia e Liguria in controtendenza ne acquisiscono una a regione. I posti letto in radioterapia sono 37 in Lombardia, 16 in Piemonte e solo uno in Liguria; le strutture con servizio di radioterapia sono rispettivamente 34, 15 e 5. Aumentano i posti letto in hospice: 6 ogni 10mila abitanti in Piemonte, 5,70 sia in Lombardia sia in Liguria. La Lombardia primeggia per presenza di grandi apparecchiature. Nel 2024, in Piemonte sono state erogate 129.188 chemioterapie ogni mille abitanti, in Lombardia 439.147, in Liguria 12.902.