Il convegno

«Lombardia per le donne», il piano da 5 milioni di euro

La regione è quella dove l'abbandono della carriera per la famiglia è più elevato: le misure messe in campo per la parità dei diritti.

«Lombardia per le donne», il piano da 5 milioni di euro

A Palazzo Lombardia i dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sono stati presentati con un convegno apposito, promosso dalla Consigliera di Parità regionale, Anna Maria Gandolfi. Il territorio lombardo si conferma la regione con il numero più elevato di dimissioni: 13.114 provvedimenti complessivi, contro gli 8.523 del Veneto e i 6.009 dell’Emilia-Romagna. Di questi, 8.542 riguardano lavoratrici madri e 4.572 lavoratori padri.
L’analisi evidenzia che tra le madri le principali motivazioni restano le difficoltà legate ai servizi per l’infanzia e alla conciliazione famiglia-lavoro (46,4%), seguite dai problemi organizzativi e dalla scarsa flessibilità aziendale (32,6%). Per i padri, invece, la causa prevalente è il passaggio a un’altra azienda (62,3%), alla ricerca di migliori condizioni economiche e di un’organizzazione del lavoro più sostenibile.
«Pur con un dato in lieve diminuzione – ha osservato Gandolfi – il numero delle dimissioni resta molto elevato e le cause sono sostanzialmente sempre le stesse: i dati confermano che il carico familiare continua a gravare prevalentemente sulle donne. Servono più servizi e un cambiamento culturale che favorisca una reale condivisione delle responsabilità di cura tra madri e padri».
L’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, ha illustrato le misure messe in campo da Regione Lombardia per favorire l’occupazione femminile, richiamando i risultati ottenuti con il programma “Lombardia per le Donne”, che ha una dotazione di 5 milioni di euro e che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura. «”Lombardia per le donne” – ha spiegato Tironi – nasce da una scelta politica chiara: non accettare che il prezzo della cura ricada quasi esclusivamente sulle donne. In Lombardia troppe lavoratrici sono ancora costrette a ridurre l’orario, a rinunciare a opportunità di crescita o addirittura a lasciare il lavoro quando diventano madri o quando un familiare si ammala».