La controanalisi di Fondazione Gimbe

Livelli di assistenza in Piemonte al top

Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata.

Livelli di assistenza in Piemonte al top

Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione).

Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori.

L’intervento della fondazione Gimbe

Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato».

Persiste il divario tra Nord e Sud

L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213.

«Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza».

Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure

La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5,8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno».

La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa

Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti».