Prima Olimpiade ed è subito medaglia di bronzo nello sci di fondo in staffetta 4×7,5, un podio che mancava nella storia dello sci di fondo italiano da 20 anni. Martino Carollo ha 22 anni ed è di Borgo San Dalmazzo, unico cuneese ad aver partecipato ai Giochi. Nel febbraio 2025 si mette in luce ai Mondiali U23 di Schilpario, dove guadagna il bronzo nella 10 km TL, oltre a mettersi al collo l’argento insieme ai compagni della 4×5 km mista. A Cortina ha gareggiato con Davide Graz, Elia Barp e Federico Pellegrino, una squadra capace di regalare emozioni.
«Partecipare alla prima Olimpiade, vincere una medaglia e farlo in Italia, a “casa”, è stato ancora più emozionante – racconta – un sogno, meglio di come me lo aspettassi, e nello stesso tempo, una responsabilità ancora più grande. Nell’ultimo anno come squadra abbiamo iniziato a credere in questo obiettivo ma i risultati non sono mai scontati. Un’esperienza che non dimenticherò mai e anche istruttiva per il futuro, mi lascia maggiore consapevolezza».
Un futuro che è già arrivato: dopo pochi giorni di riposo e di grande festa, con l’abbraccio di tutto il suo paese, Carollo è pronto a vivere le ultime quattro settimane di Coppa del Mondo, in una «buona forma fisica» e ha già lo sguardo rivolto alle prossime Olimpiadi, che saranno ancora «vicine a casa, appena al di là delle Alpi» perché «quando si vince una medaglia, si pensa subito a quella dopo». Mancano quattro anni e possono apparire molti, ma servono allenamento costante e ambizione.
«Lo sport è la mia vita – aggiunge il fondista – mi diverto tanto e dedico tutte le mie energie nel migliorarmi e imparare ogni giorno qualcosa in più. I miei genitori, fin da piccolo, mi hanno messo gli sci ai piedi e nello stesso tempo andavo in bici. Due discipline che ho sperimentato a livello agonistico e poi ho capito che il fondo sarebbe stato il mio mestiere. Dopo il diploma mi sono arruolato nel gruppo sportivo della Polizia e ho compiuto enormi progressi».
Un percorso che ha sempre visto il sostegno di tutta la famiglia del Cuneese:
«I miei genitori mi hanno assicurato la tranquillità, il tempo necessario per lavorare, senza pressioni e senza aspettative – spiega – è stato bello compiere questo tratto insieme. Se è vero che ho vinto io la medaglia è altrettanto vero che l’hanno vinta anche loro. La gioia è stata grande. Per me è stato fondamentale sentire, inoltre, il supporto di tutti gli amici, di tutto il territorio che ho sentito vicino: qualcuno mi ha seguito sulle piste, qualcuno da casa. Ho sentito l’affetto ed è stato bello festeggiare poi questa medaglia e questo risultato». Tifo che arrivava anche da Haiti, dove lo zio di Martino, padre Massimo Miraglio, è missionario.
Carollo sente la responsabilità di una squadra giovane, che crede nel futuro, che sa già di non poter contare in Pellegrino che sta disputando le ultime gare ma che vuole raccoglierne il testimone.
«Ora abbiamo la consapevolezza di poter raggiungere alti livelli e sentiamo la pressione positiva di essere punto di riferimento per i giovani atleti – dice – e per questo voglio essere il miglior esempio possibile. Non ho mai avuto un grande talento, secondo me, ma una grande passione sì, che unita a tanto allenamento e quindi a tanta “testa”, mi ha portato a vincere. Ci sono alti e bassi e i risultati possono non arrivare subito: non bisogna arrendersi, ma diventare più forti. Io avevo la visione proiettata in avanti: alla Coppa del Mondo, alle Olimpiadi. E continuo a guardare gli atleti più bravi, come il norvegese Klaebo ( fondista più vincente della storia, con 11 ori olimpici e 15 ori mondiali, dominatore assoluto in sprint e sulle distanze lunghe: ndr); lui è perfetto. Ecco, essere sul podio con lui e la sua squadra è stata un’emozione indescrivibile. Fino a poco tempo prima, lo potevo vedere solo in tv!».
Per Carollo, promossa anche l’organizzazione olimpica.
«Non era scontato, con le temperature primaverili, avere la neve in condizioni sempre ottimali – commenta – siamo stati bene. Forse, con le diverse sedi, può essere venuta a mancare l’atmosfera grandiosa che, immagino, possa essere stata vissuta in altri Paesi, ma per me è stato positivo perché mi ha permesso di essere sereno, di sentirmi “a casa”». Finito l’inverno si corre, si va in bici, si pratica lo ski roll per mantenere l’allenamento e ci si concede anche il piatto preferito (la pizza) «perché la nostra dieta non è così rigida e possiamo permetterci qualche golosità in più».