Strategie

L’economia sociale cerca una regia comune nel Nordovest

Il Piemonte punta a diventare il laboratorio istituzionale del nuovo Piano Nazionale; la Lombardia è già il principale motore economico del settore.

L’economia sociale cerca una regia comune nel Nordovest

Il Piemonte punta a diventare uno dei territori pilota per l’attuazione del futuro Piano Nazionale per l’Economia Sociale. A Torino, nel Salone d’Onore della Fondazione Crt, istituzioni, sistema camerale, Terzo settore e Governo si sono confrontati sul ruolo dell’economia sociale come leva di sviluppo, occupazione e coesione territoriale. I numeri raccontano un comparto tutt’altro che marginale. In Piemonte e Valle d’Aosta operano 32.605 enti dell’economia sociale, pari all’8,3% del totale nazionale, con oltre 104mila addetti e più di 428 mila volontari coinvolti. In Piemonte il settore rappresenta il 7,2% dell’occupazione privata e conta 73,2 enti ogni 10 mila abitanti. Il confronto torinese si è concentrato soprattutto sul Piano nazionale per l’Economia Sociale, attualmente nella fase conclusiva dell’iter di approvazione al ministero dell’Economia e delle Finanze. Il piano punta a rafforzare strumenti fiscali dedicati, semplificazione amministrativa, valorizzazione del patrimonio pubblico, sostegno alle imprese sociali, housing sociale, comunità energetiche e inclusione lavorativa.

Uno dei progetti più avanzati riguarda la nascita dei Cotes, i Comitati Territoriali per l’Economia Sociale, promossi da Fondazione Terzjus e Unioncamere Piemonte. L’obiettivo è creare una rete permanente di osservazione, programmazione e dialogo tra imprese, Terzo settore e istituzioni locali.

Il Piemonte può contare anche su una crescita significativa delle cooperative sociali: tra il 2014 e il 2023 gli addetti sono passati da circa 41.200 a oltre 47.200, mentre le imprese sociali del territorio generano un valore della produzione pari a 2,1 miliardi di euro, il 10% del totale nazionale. Il valore aggiunto medio per ente supera ampiamente la media italiana. La sfida ora è trasformare questa massa critica in una vera politica industriale dell’economia sociale, facendo del Piemonte uno dei principali laboratori italiani per l’attuazione delle strategie europee e nazionali dedicate al settore.

La Lombardia

La Lombardia è la regione leader italiana per dimensione economica dell’economia sociale.
Concentra, infatti, il maggior numero di imprese sociali del Paese: oltre 2.100 realtà con bilancio depositato, capaci di generare più di 4,1 miliardi di euro di valore della produzione, circa un quinto dell’intero mercato nazionale. Un primato che conferma il ruolo della Lombardia come principale ecosistema italiano dell’economia sociale, davanti a tutte le altre regioni sia per dimensione sia per capacità di creare occupazione. La forza del modello lombardo si basa soprattutto sulla cooperazione. Cooperative sociali, imprese mutualistiche, fondazioni e organizzazioni del Terzo settore costituiscono una rete che opera nei servizi alla persona, nella sanità territoriale, nell’inclusione lavorativa, nell’assistenza agli anziani, nell’educazione e nella rigenerazione urbana. Regione Lombardia sostiene questo sistema attraverso strumenti dedicati alla cooperazione e al Terzo settore, considerato un pilastro delle politiche di welfare e sviluppo locale. L’ampiezza del fenomeno emerge anche dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, organizzato in Lombardia attraverso una rete che coinvolge tutte le province e la Città Metropolitana di Milano. Il modello regionale punta a integrare politiche sociali, sanitarie, formative e occupazionali, favorendo la collaborazione tra enti pubblici e soggetti dell’economia sociale.

Non mancano esempi concreti di innovazione. Nel Lecchese, a esempio, il modello dell’Impresa Sociale Girasole coinvolge comuni, cooperative e organizzazioni del volontariato nella gestione condivisa dei servizi sociali territoriali, con investimenti superiori a 12 milioni di euro e una rete di oltre 120 soggetti locali. Un’esperienza che viene spesso indicata come uno dei casi più avanzati di amministrazione condivisa in Lombardia. Se il Piemonte, dunque, può offrire un modello di governance territoriale attraverso i nuovi Comitati per l’Economia Sociale, la Lombardia porta in dote la maggiore concentrazione nazionale di imprese sociali, competenze e investimenti. L’integrazione tra queste esperienze potrebbe trasformare l’asse Milano-Torino in uno dei principali laboratori italiani dell’economia sociale, con possibili ricadute anche sulla Liguria e sull’intero Nordovest.

La Liguria

La Liguria offre un caso diverso ma altrettanto significativo: una regione in cui cooperative, associazioni e imprese sociali svolgono un ruolo essenziale per rispondere alle sfide demografiche e territoriali. La Liguria è, infatti, una delle regioni più anziane d’Europa. L’elevata incidenza della popolazione over 65, unita alla presenza di numerosi piccoli comuni e aree interne, rende particolarmente importante il contributo dell’economia sociale nei servizi di assistenza, nella sanità territoriale, nell’inclusione sociale e nel sostegno alle persone fragili. In questo contesto, il Terzo settore è diventato negli anni una componente strutturale del welfare regionale. Cooperative sociali, fondazioni, organizzazioni di volontariato e imprese sociali collaborano con enti locali e aziende sanitarie nella gestione di servizi domiciliari, centri diurni, strutture socioassistenziali, percorsi di inserimento lavorativo e progetti di rigenerazione delle comunità locali. La conformazione geografica della regione rende inoltre particolarmente rilevante il tema della prossimità. Dalle vallate dell’entroterra alle aree costiere meno servite, molte organizzazioni del Terzo settore svolgono una funzione di presidio territoriale che va oltre l’erogazione di servizi, contribuendo a contrastare isolamento sociale, spopolamento e marginalizzazione E’È proprio su questi aspetti che la Liguria potrebbe trarre beneficio dall’attuazione del futuro Piano Nazionale per l’Economia Sociale, al centro del confronto promosso da Fondazione Terzjus a Torino. Tra gli obiettivi del piano figurano il rafforzamento degli strumenti finanziari dedicati, la valorizzazione dei beni pubblici inutilizzati, il sostegno alle comunità energetiche e lo sviluppo di nuove forme di partenariato tra amministrazioni pubbliche e Terzo settore. Per la Liguria, dove il tema della cura delle persone e della tenuta delle comunità locali è destinato a diventare sempre più centrale nei prossimi anni, l’economia sociale può rappresentare non soltanto un modello di inclusione ma anche una leva di sviluppo economico e occupazionale. Un’opportunità particolarmente importante per i territori interni, chiamati a trovare nuove forme di sostenibilità sociale ed economica.

Il Nordovest

In questo scenario, il dialogo avviato tra Piemonte, Lombardia e Liguria potrebbe favorire la nascita di una strategia comune del Nordovest, capace di valorizzare le diverse vocazioni territoriali: innovazione e dimensione economica in Lombardia, sperimentazione istituzionale in Piemonte e welfare di comunità in Liguria. Tre modelli differenti, ma complementari, che potrebbero contribuire a rafforzare il ruolo dell’economia sociale nello sviluppo del Paese.