La Lombardia è la regione con il numero più alto di frane censite dall’Ispra, quasi 142mila, e un’estensione a rischio che supera i 2.140 chilometri quadrati.
Ne abbiamo parlato con Gianluca Comazzi, assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi, responsabile anche di Difesa del suolo e assetto idrogeologico.
La Lombardia è davvero così a rischio? Perché?
«Il dissesto idrogeologico non è un’emergenza locale ma una questione che riguarda tutto il Paese. In Italia sono state censite oltre 636.000 frane e il 28% sono fenomeni estremamente rapidi e distruttivi. Siamo nel cosiddetto “hot spot mediterraneo”, un’area particolarmente esposta agli effetti dei cambiamenti climatici: piogge più intense e concentrate nel tempo significano più frane superficiali e più alluvioni improvvise. Il dato della Lombardia riflette la complessità di un territorio ampio, con una forte componente montana e prealpina e con una densità abitativa tra le più elevate d’Italia. La domanda non è se il rischio esista: sappiamo che esiste. La vera differenza la fa il modo in cui lo si affronta. Per noi significa pianificazione, prevenzione e investimenti strutturali: il nostro obiettivo è arrivare preparati a ogni emergenza».
Quali sono le misure messe in campo dalla Regione? E quali sono le soluzioni dal vostro punto di vista?
«La Lombardia ha scelto la strada della prevenzione strutturale: negli ultimi cinque anni abbiamo stanziato, complessivamente, oltre 1 miliardo di euro per la difesa del suolo. Tra questi, gli ultimi programmi pluriennali a contrasto del dissesto idrogeologico hanno finanziato decine di interventi urgenti, con oltre 15 milioni nel primo programma e altri 18,5 milioni nel secondo. Per il triennio 2025-2027 sono stati stanziati oltre 19 milioni di euro per 36 interventi urgenti, con particolare attenzione alla sicurezza dei Comuni montani. A questo si aggiungono oltre 117 milioni di euro, con il supporto del Ministero dell’Ambiente, destinati a più di 20 comuni in 8 province, inclusi interventi del progetto europeo Life Climax Po. Parallelamente, sono state attivate 16 Zone Omogenee di allerta meteo per monitorare rischi idraulici e idrogeologici e garantire una risposta tempestiva della Protezione Civile. La nostra linea è chiara: investire prima, pianificare meglio e mettere la sicurezza dei cittadini al centro».