Un centro culturale e musicale con sede principale ad Acqui Terme e ramificazioni in Piemonte, ideato per promuovere lo studio dell’arpa, la ricerca musicale e l’utilizzo delle vibrazioni sonore a fini terapeutici e di benessere: anima e cuore del progetto Eleonora Perolini.
Chi è Eleonora e come è nata l’associazione?
«Sono prima di tutto una musicista e un’insegnante. L’arpa accompagna praticamente tutta la mia vita professionale e, nel tempo, ho sentito sempre più forte l’esigenza di portare la musica anche fuori dai luoghi tradizionalmente deputati al concerto e alla didattica. Il mio percorso nell’Arpaterapia nasce alla fine degli anni Novanta, quando iniziai a interessarmi alle esperienze internazionali sull’utilizzo dell’arpa in ambito ospedaliero e assistenziale. Da lì è cominciato un cammino di studio, sperimentazione e confronto con medici e professionisti della cura che dura ormai da oltre venticinque anni. Nel 2000 abbiamo avuto una delle prime esperienze significative presso l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, dove l’utilizzo dell’arpa è stato osservato anche in relazione ad alcuni parametri fisiologici. E’ stato un passaggio importante perché mi ha fatto comprendere che la musica poteva dialogare seriamente con il mondo della salute, senza perdere la propria identità artistica. L’associazione Centro Internazionale di Musica e Cultura – Arpademia Project e successivamente l’Università Popolare dell’Alto Monferrato sono nate anche da questa visione: creare una struttura capace di mettere in relazione musica, cultura, formazione, inclusione, territorio e benessere».
Quali obiettivi?
«L’obiettivo principale è quello di rendere la cultura accessibile e viva, facendo in modo che non rimanga chiusa nei teatri, nelle sale da concerto o nelle aule. Mi interessa portare la musica dove può esserci realmente bisogno di bellezza e di relazione: nelle scuole, negli ospedali, nelle RSA, nei centri assistenziali, ma anche nei piccoli comuni, nei santuari e nei luoghi storici. Con Arpademia, inoltre, abbiamo lavorato molto sulla formazione. In oltre vent’anni abbiamo formato numerosi arpisti all’utilizzo dell’arpa in contesti di benessere e di relazione d’aiuto. Per me è fondamentale chiarire un concetto: l’Arpaterapia non è intrattenimento. Quando entriamo in una RSA o in una struttura sanitaria non andiamo a “suonare qualcosa”. Dietro ci sono preparazione, ascolto, osservazione della persona e una metodologia precisa».
Quali risultati?
«Il risultato più importante non credo possa essere espresso soltanto attraverso dei numeri. Certamente ci sono i corsi, i musicisti formati, i festival, le stagioni concertistiche, i progetti realizzati con scuole, associazioni, amministrazioni, fondazioni, RSA e strutture sociosanitarie. Ma il risultato che considero più prezioso è avere visto, negli anni, la musica arrivare a persone che probabilmente non sarebbero mai entrate in una sala da concerto. Abbiamo portato l’arpa accanto ai bambini, agli anziani, alle persone fragili, agli operatori e alle famiglie. Abbiamo formato arpisti e creato occasioni nelle quali la musica è diventata uno strumento di incontro tra generazioni e condizioni di vita completamente differenti. Un altro risultato al quale tengo molto è la nascita ad Acqui Terme di un percorso strutturato di formazione nell’Arpaterapia, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che ci ha permesso di offrire opportunità formative e di creare esperienze concrete sul territorio».
Quali i progetti per il futuro?
«Molti, forse troppi! Ma hanno tutti un filo conduttore: portare la musica sempre più vicino alle persone. Vogliamo continuare a sviluppare la formazione nell’Arpaterapia, creando anche nuovi percorsi didattici e strumenti di formazione a distanza. Stiamo lavorando inoltre a progetti rivolti agli anziani, alle RSA, agli ospedali e non soltanto agli utenti delle strutture, ma anche a chi ogni giorno si prende cura degli altri. Da qui nasce l’idea di “Curare (anche) i curanti”, dedicata a operatori sanitari, caregiver, volontari e familiari. Continueremo poi il lavoro con i giovani, con le scuole e con i nostri festival. Nel 2027 arriveremo alla 10ª edizione dell’Arpademia Festival in Sardegna, un traguardo al quale tengo particolarmente. Il futuro, però, sarà anche ricerca. Vorrei continuare ad approfondire il rapporto tra vibrazione, ascolto, rilassamento profondo e benessere, senza mai confondere l’ambito artistico con quello medico, ma cercando un dialogo serio tra discipline differenti».
Quanto l’arte, e in particolare la musica, può incidere su benessere e qualità della vita?
«Moltissimo. La musica possiede una caratteristica straordinaria: riesce ad arrivare alla persona anche quando le parole non riescono più a farlo. Non dobbiamo pensare soltanto alla malattia. Abbiamo tutti bisogno di spazi nei quali rallentare, ascoltare, emozionarci e ritrovare una relazione con noi stessi. L’arpa, in particolare, ha una dimensione molto particolare. Non c’è soltanto il suono: c’è la vibrazione dello strumento, c’è il gesto, c’è la vicinanza fisica alle corde. Quando permettiamo a una persona anziana di avvicinarsi all’arpa e di produrre personalmente un suono, non le stiamo chiedendo di diventare musicista. Le stiamo offrendo la possibilità di essere protagonista di un’esperienza di bellezza. Credo che questa sia una delle grandi possibilità dell’arte: non necessariamente guarire una patologia, ma contribuire a prendersi cura della persona nella sua interezza».
Quali sono gli incontri che porta nel cuore?
«Ce ne sono tantissimi, ma uno degli ultimi mi ha profondamente emozionata. Durante un progetto in una RSA abbiamo incontrato una signora di 100 anni. Avremmo potuto semplicemente suonare per lei. Invece l’abbiamo avvicinata allo strumento e le abbiamo dato la possibilità di toccare le corde e di suonare. Vedere una persona di 100 anni davanti a un’arpa, capace ancora di stupirsi per un suono prodotto dalle proprie mani, è qualcosa che difficilmente si dimentica. In quel momento non c’erano più l’età, la struttura, le difficoltà quotidiane. C’erano una persona, uno strumento e un suono. Sono questi gli incontri che mi ricordano perché continuo a fare questo lavoro. E poi porto nel cuore i bambini, le persone incontrate negli ospedali, gli anziani nelle RSA, gli allievi diventati professionisti e tutti coloro che, dopo un incontro, ti dicono: “Per qualche minuto sono stata bene”. A volte una frase così vale più di qualsiasi riconoscimento».
Quale pensiero guida?
«Dobbiamo smettere di considerare la cultura e la musica come qualcosa di accessorio. La bellezza è un bisogno umano. La musica non sostituisce la medicina, non sostituisce uno psicologo e non promette miracoli. Ma può accompagnare, creare relazione, ridurre la percezione dell’isolamento, favorire ascolto e partecipazione e restituire alla persona uno spazio nel quale non essere identificata soltanto con la propria età, fragilità o difficoltà. Dopo tanti anni continuo a sorprendermi davanti a quello che può accadere attraverso poche corde. Forse è proprio questa la ragione per cui continuo: perché ogni volta che una persona incontra l’arpa, non sappiamo esattamente quale corda suonerà dentro di lei. Ed è lì che, per me, comincia la parte più bella di questo lavoro».
Dialoghi impossibili tra san Francesco e Mozart
Numerosi gli appuntamenti dedicati alla musica e alla figura di San Francesco, proposti dall’associazione Arpademia – Università Popolare dell’Alto Monferrato. Si parte il 3 settembre ad Acqui Terme, alle 21, con «Francesco & Mozart» tra il pop e il rock: Andrea Brosio, voce e vincitore di The Voice in Finlandia, Emiliano Morabito al dj sound design e basi musicali ed Eleonora Perolini all’arpa elettrica, con la partecipazione degli allievi dell’Istituto delle Madri Pie, guidati da Andrea Morbelli. Il 4 ottobre, alle 16, a Cassine, nella Chiesa di San Francesco, «San Francesco e l’Armonia del Creato», con musiche di Pachelbel, Gounod e Schubert. Lo stesso spettacolo sarà proposto il 10 ottobre alle 21 ad Acqui Terme, nella Chiesa di San Francesco, e il 17 ottobre alle 21 a Ovada, nella Cappella Madri Pie di piazza Cereseto. Ultimo appuntamento, il 24 ottobre alle 16.30 ad Alessandria, alla Rsa Orchidea. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.