Sanità

L’accesso alle cure è spesso un miraggio

Le criticità maggiori si riscontrano sulla prevenzione (prevalentemente gli screening oncologici e le vaccinazioni) e la Liguria non raggiunge la sufficienza proprio in quest’area. Solo la Valle d’Aosta oltre alla grave insufficienza nella distrettuale non raggiunge i valori desiderati nell’ospedaliera.

L’accesso alle cure è spesso un miraggio

Liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriale nell’erogazione dei servizi sanitari: l’emergenza sanitaria non riguarda tanto le cure quanto la possibilità di accedervi. Lo raccontano i rapporti presentati da Cittadinanzattiva all’evento del ministero della Salute.

Nei rapporti di Cittadinanzattiva il problema dell’accesso alle cure della popolazione

Partendo dall’analisi delle 16.854 segnalazioni dei cittadini ai servizi di informazione e tutela di Cittadinanzattiva e contenute nel Rapporto civico 2025, emerge che quasi la metà (47,8%) riguarda difficoltà di accesso alle prestazioni: le liste di attesa per esami diagnostici, prime visite specialistiche, interventi chirurgici superano spesso di mesi i tempi previsti, e rappresentano la criticità più grave e trasversale del Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2024, sulla base dei tempi di attesa segnalati dai cittadini, si arrivano ad aspettare fino a 360 giorni per una Tac torace; fino a 540 giorni per una risonanza magnetica all’encefalo e per una visita oculistica; fino a 720 giorni per una colonscopia e anche oltre i 400/500 giorni per le prime visite specialistiche.
Cittadinanzattiva ha inoltre presentato un’istanza di accesso civico generalizzato a tutte le Regioni per valutare l’organizzazione delle agende di prenotazione e dei cosiddetti percorsi di tutela. Solo 8 Regioni hanno fornito dati completi e trasparenti (e tra queste ci sono Lombardia e Piemonte che si guadagnano un “semaforo verde”), 5 non hanno risposto affatto (e una è la Liguria, “bocciata”), le restanti hanno inviato informazioni parziali o formali, senza elementi utili al monitoraggio reale: i migliori percorsi e una maggiore trasparenza sui dati sono concentrate al Centro-Nord, mentre il Sud è caratterizzato da risposte parziali o dal silenzio totale.

Livelli Essenziali di Assistenza

Nel 2024, inoltre, è proseguito il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) secondo la metodologia del Nuovo Sistema di Garanzia e sono disponibili i dati, ancora provvisori, relativi all’esercizio 2023. Si confermano, sia pure con oscillazioni, i risultati positivi del Centro-Nord: i valori più elevati degli indicatori si osservano in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto; le criticità maggiori si riscontrano sulla prevenzione (prevalentemente gli screening oncologici e le vaccinazioni) e la Liguria non raggiunge la sufficienza proprio in quest’area. Solo la Valle d’Aosta oltre alla grave insufficienza nella distrettuale non raggiunge i valori desiderati nell’ospedaliera.
Per quanto riguarda, invece, la copertura da esami per screening mammografico, cervicale e colorettale, il Nord arriva al 61.6% di copertura neo primi due mentre resta sotto la soglia del 50% raccomandato (45,8%) per l’ultimo; il Centro e il Sud hanno valori nettamente inferiori. I dati riportati si riferiscono agli inviti effettuati nel 2024 con una rispondenza all’invito raccolta, come convenuto ormai da anni in seno agli adempimenti Lea, fino al 30 aprile del 2025. Le donne invitate allo screening cervicale (25-64 anni) in Lombardia sono state 667,989 e hanno risposto in 287,868; in Piemonte hanno aderito 134,136 su 368,722 chiamate e in Liguria 34,530 su 113,065 invitate. In Italia hanno accettato la visita 1,624,149 donne su 4,048,525; al Nord 868,725 su 1,887,340.
Per quanto riguarda lo screening mammografico (50-69 anni), la copertura da invito è completa nelle regioni del Nord. In Lombardia hanno risposto 364,612 donne su 682,308 invitate; in Piemonte 175,682 su 333,693, in Liguria 55,818 su 121,236; in Italia 2,094,635 su 4,185,888 con al Nord 1,161,425 su 1,971,476.
Fondamentali anche i dati sulle vaccinazioni in età scolare: secondo l’analisi del Ministero che riporta la situazione al 31 dicembre 2023, si è ridotta lievemente nell’anno la copertura delle vaccinazioni a 24 mesi per la polio (usata come proxy per l’esavalente) passando dal 95,15 al 94,76%, al di sotto quindi della soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere (e mantenere) l’immunità di gregge. Nel Nordovest solo la Lombardia è sopra soglia, con il 96,78%. Continua a migliorare la copertura per la prima dose di morbillo usata come proxy anche per parotite e rosolia (94,64 % rispetto al 94,4 dell’anno precedente) con la Lombardia che tocca il 96,72.

Rinuncia alle cure

Anche i rapporti di Cittadinanzattiva sottolineano l’aspetto in crescita della rinuncia alle cure. Nel 2024, la rinuncia a curarsi per problemi legati alle liste di attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie ha toccato il 9,9% della popolazione (5,8 milioni di individui), con un aumento significativo rispetto all’anno precedente (7,6% (pari a 4,5 milioni di persone). In Lombardia e Liguria toccano il 10,3 e 10,1%, il Piemonte si “ferma” al 9,2%. La causa principale è risultata essere proprio l’eccessiva lunghezza delle liste di attesa, indicata dal 6,8% della popolazione (era solo il 2,8% nel 2019, salendo al 4,5% nel 2023). Sebbene le differenze territoriali siano meno marcate rispetto al passato, la rinuncia per problemi legati alle liste di attesa sono più prevalenti nel Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno le difficoltà economiche e le lunghe liste di attesa pesano in egual misura.

Mobilità sanitaria

L’analisi della mobilità sanitaria 2024, realizzata da Agenas e pubblicata nel 2025, ha evidenziato che i flussi di ricovero sono tornati ai livelli pre-pandemici (all’8,69% del totale), rivelando però una sanità italiana strutturalmente diseguale, dove il diritto alla cura è ancora legato alla residenza geografica: nel Sud la “fuga” è più consistente. In termini di volumi e ricavi assoluti, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto assorbono il 57% dei ricavi complessivi derivanti dalla mobilità sanitaria, dimostrando la loro superiorità in termini di capacità produttiva e specializzazione (Lombardia +383,3 milioni di euro, Emilia-Romagna +387,2 e Veneto + 115,4) si confermano come i maggiori poli di attrazione, con un saldo economico nettamente positivo. Il Piemonte registra un +23 milioni e la Liguria invece -73,5 milioni di euro. La fuga non appare solo una questione di prossimità o urgenza, ma riguarda sempre più la ricerca di prestazioni complesse e di alta specializzazione, spesso, però, erogate da strutture private. La maggior parte della mobilità effettiva, infatti, si dirige verso il privato accreditato, che assorbe il 68% della spesa (1,6 miliardi di euro). Questo suggerisce un ricorso al privato per colmare lacune percepite o reali nell’offerta pubblica regionale.