Il pianista e compositore milanese Fabrizio Grecchi, dopo essersi diplomato in pianoforte alla Scuola Civica Jazz, si specializza in arrangiamento e composizione. Partecipa a un tour negli Stati Uniti, collabora e produce musiche per programmi televisivi e per famosi jingle pubblicitari; compone colonne sonore per il cinema e il teatro, oltre a essere produttore di musica elettronica. Il suo remix con le tracce originali di “Shock the Monkey” di Peter Gabriel è stato pubblicato sul Soundcloud ufficiale dell’etichetta Real World. Ha scritto la colonna sonora per la Giornata Mondiale dell’Acqua a Tokyo, le musiche della Nazionale Italiana di Magia per i campionati del mondo a Seoul e per la collezione Giorgio Armani. Ha composto le musiche del balletto “Bang To The Heart”, in replica al Fringe Festival di Edimburgo. Nel 2026 è stato protagonista con il progetto “Beatles Piano Solo” a Piano City Milano e a Piano City Atene. E’ fortemente impegnato nel sociale.
Quando è nato il suo rapporto con il pianoforte e qual è stato il momento in cui ha capito che la musica sarebbe diventata la sua vita?
«E’ nato all’età di 3 anni circa grazie a mia sorella che aveva iniziato a suonare. Poi lei ha smesso e io mi sono ritrovato a casa questo mobile nero gigantesco con una tastiera dentro (da bambino lo vedevo così). Che la musica sarebbe diventata un lavoro l’ho capito tardi, a 30 anni».
Quali sono stati i pianisti o i compositori che hanno maggiormente influenzato il suo percorso?
«Ovviamente Lennon e Mc Cartney ma poi si è aperto un vaso di Pandora. Non mi piacciono molto gli elenchi, dirò quelli che mi vengono in mente adesso. Sting, Bowie, Peter Gabriel, Radiohead, Genesis, Mozart, Bach, Toto, Brad Meldhau, Pat Metheny… non finiamo più».
Che cosa cerca di trasmettere al pubblico quando interpreta un brano?
«Non siamo mai la stessa persona ogni giorno. Sembriamo uguali ma non lo siamo. Quindi a ogni concerto arrivano al pubblico cose diverse perché io non sono la stessa persona che ha suonato la sera prima. Nel caso dei Beatles cerco di far capire il mio punto di vista sui brani. Cosa difficile perché gli originali sono perfezione pura. Ma faccio del mio meglio».
Come nasce la scelta di un repertorio: segue più l’istinto, la ricerca musicale o il legame con un particolare periodo della sua vita?
«Il repertorio nasce principalmente dal fatto che ci sono brani dei Beatles che non si possono escludere perché il pubblico si aspetta di sentirli. Yesterday, Michelle, Let It Be ad esempio sono intoccabili. I Beatles li conosco da sempre, sono pochi gli episodi nella mia vita che non li includono. Poi ci sono brani che mi stimolano ad esplorare nuove soluzioni. Sono brani più di nicchia, per Beatlesiani. Faccio un esempio: Tomorrow Never Knows».
Quanto conta trovare un equilibrio tra il rispetto della partitura e la propria espressione personale?
«Non è detto che rispettando la partitura si perda la personalità. Nella musica classica ci sono centinaia di pregevoli interpretazioni diverse di uno stesso brano senza che si esca minimamente dalla partitura. Nel caso dei Beatles uscire dalla partitura può scandalizzare taluni ma essere una piacevole sorpresa per altri. Alcuni brani sono intoccabili come se fosse musica classica. Trovare un equilibrio non è semplice ma preferisco non pensarci troppo e seguire l’istinto».
Quante ore si esercita al giorno?
«Ho meno tempo di quanto vorrei. Oltre al concerto Beatles Piano Solo sono anche un autore di colonne sonore e faccio produzioni e arrangiamenti per nuovi artisti. E poi c’è la parte dedicata all’insegnamento. La cosa interessante è che a volte mi metto al piano per esercitarmi, ma poi inizio a giocare con gli esercizi e mi ritrovo a suonare. Altre volte è l’esatto contrario. Insomma, se volevi sapere se ho una routine la risposta è “mica tanto”».
C’è stato un concerto, un incontro o un’esperienza professionale che ha cambiato il suo modo di vivere la musica e la sua carriera?
«Sicuramente suonare al Cavern a Liverpool, indimenticabile. Poi ogni concerto ha sempre una sua storia unica che ti porta da qualche parte. Prima, durante e dopo. Il tour nella band di supporto alla P.F.M. da giovane. Un sogno che si realizzava. Insomma di aneddoti e incontri ne avrei parecchi».
Come affronta la preparazione di un’esibizione importante e quali sono le sfide più grandi per un pianista?
«I concerti sono tutti importanti. Una volta mi è capitato di suonare a un Festival che si è svolto nonostante la pioggia. Solo che invece del palco ho suonato sotto un portico davanti a una gelateria. Ci saranno state sì e no 10 persone. Una cosa simile si affronta come un concerto più grande. La preparazione a mio avviso non deve fare distinzioni di nessun tipo. Devi essere sempre pronto, ogni giorno. Può arrivare anche la chiamata dell’ultimo minuto e tu devi esserci».
Nel mondo musicale di oggi, in cui il rapporto con il pubblico è cambiato molto, quale ruolo pensa possa avere la musica classica?
«La musica classica ha un ruolo preciso, puro, intoccabile. Tutt’oggi è il fondamento dell’armonia e del ritmo. Vi dico solo che alcuni loop che ho sentito di brani Rap famosi hanno dei passaggi tratti dalle sonate per piano di Mozart. In particolare nella K332».
Quale è il suo successo professionale più grande? E il concerto che porta nel cuore?
«Sicuramente la vittoria con un mio brano al concorso Ambrogino D’Oro. Poi il concerto all’alba di Piano City Palermo e quello alla INJA di Parigi. Ma le cose belle arrivano sempre, basta saper aspettare».
Il brano che non si stancherebbe mai di ascoltare?
«Ne dico almeno 3 uno solo è impossibile. Beatles “A Day in The Life”, Peter Gabriel “Playing for Time”, Ivano Fossati “C’è tempo” ma ne restano fuori altri 600 almeno».
Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Una nuova versione dello spettacolo con un ospite sul palco con me, più raccontata con delle piccole scene teatrali. Non mi espongo oltre».
Sogni nel cassetto?
«La città inizia ad andarmi stretta. Non corrisponde più a quello che sento. Una casa in mezzo alla natura è il mio sogno. Però oltre al cassetto devo avere anche il resto del mobile se no dove metto tutti gli altri sogni?».
E’ impegnato fortemente nel sociale. Insegna a bambini e ragazzi con autismo: ci racconta qualcosa di questo progetto?
«Insegnare in generale richiede pazienza, amore e passione. Sto programmando un concerto che servirà proprio a sostenere il progetto Il Pellicano. Ma per ora preferisco non annunciare nulla».
E il Kenya?
«La scuola Mawangaza a Malindi, dove stiamo facendo un progetto di sostegno, è diventata ufficialmente una associazione no profit riconosciuta dallo stato italiano. Il merito è di Matteo Ahimè, un giovane italiano che si è preso cura sia della scuola che di tutti i bimbi che la frequentano. Una delle fonti con cui raccogliere i fondi sarà la divulgazione del brano in Swhaili che ho scritto proprio con questo proposito. Chi vuole aiutare cerchi Matteo Mwanga Aime su Instagram».
Consigli per i giovani di oggi che vorrebbero intraprendere la sua carriera o vivere di musica?
«Uscire dagli schemi, inclusi quelli commerciali che “vendono”. Il fatto che una canzone sia di successo non significa che sia per forza buona. Per vivere di musica, ma questo vale da sempre, bisogna essere disposti a fare qualsiasi sacrificio. Anche saltare qualche pasto se serve».
Un suo pregio e un suo difetto?
«Cerco sempre di dire quello che penso, e questo è anche il difetto».
Riesce a conciliare vita lavorativa e vita privata?
«Amo molto viaggiare e quando ci sono concerti in giro in posti che amo, come ad Atene di recente, se posso arrivo uno o due giorni prima. Conciliazione perfetta».
Ha degli hobby?
«Nuotare e cucinare. La seconda mi viene molto meglio della prima».
Quello che non le ho chiesto e vorrebbe dire?
«Quando è possibile non fermarsi sulle abitudini. Di recente ho provato a lasciare andare le cose per la loro strada smettendo di tenere tutto sotto controllo e i risultati sono stati sorprendenti. Vale in tutto, dal lavoro all’amore alla vita intera. Quando inizi a fare cose diverse stai buttando quella zavorra che ti tiene fermo in una zona sicura ma senza evoluzione».