L'inchiesta su stress, stili di vita e salute

La spesa sanitaria è insufficiente per le nuove sfide

A sollevare la questione è l'ultimo rapporto di Osservasalute.

La spesa sanitaria è insufficiente per le nuove sfide

Se gli italiani hanno bisogni crescenti dal punto di vista sanitario, a pagarne il conto è proprio il Sistema sanitario nazionale.
La spesa sanitaria, secondo il rapporto Osservasalute, è insufficiente a fronte di crescenti bisogni della popolazione: nel 2023, la spesa sanitaria pubblica pro capite nazionale è cresciuta dello 0,41% rispetto al 2022, raggiungendo i 2.216 euro, con un aumento medio annuo del 2,23% nel periodo 2013-2023.
Nel 2023 la spesa sanitaria pubblica corrente si posiziona al 6,14% del Pil, valore che continua a essere inferiore ai principali Paesi europei con sistemi di Sanità Pubblica, come a esempio Finlandia e Regno Unito, i cui valori si attestano sull’8,2% e 8,9%, e si mantiene al livello di alcuni Paesi dell’est Europa che stanno negli anni guadagnando terreno. La spesa sanitaria pubblica italiana resta, quindi, tra le più basse dei Paesi Ocse. Nel 2023, a livello italiano, la spesa sanitaria pubblica corrente per servizi forniti direttamente si riduce e passa dal 4,5% del Pil nel 2020 al 3,8% e continua a giocare un ruolo predominante, giustificando il 62% circa della spesa totale.


La percentuale contenuta di aumento della spesa sanitaria è destinata a diventare una riduzione se si valuta la spesa in termini reali cioè al netto dell’inflazione che è stata superiore, e pari al 5,7% nel 2023. Solo una valutazione comparata di spesa e Lea garantiti permetterebbe di valutare se vi è stata o non vi è stata una perdita di tutela dei cittadini.
Il Paese, nel 2024, ha speso per la sanità 185 miliardi di euro, la componente finanziata dal settore pubblico si attesta a 137 miliardi di euro (74,2% del totale). Il resto della spesa è stato sostenuto dalle famiglie, 41 miliardi di euro (22,3% del totale), dalle assicurazioni private, 4,7 miliardi di euro, e dalle imprese nell’ambito degli accordi relativi al welfare aziendale, 929 milioni di euro. Infine, una quota residuale di spesa sanitaria è stata sostenuta dai regimi di finanziamento volontari, 6,4 miliardi di euro, e dalle Istituzioni senza scopo di lucro, 698 milioni di euro.
Inoltre, «la spesa sanitaria pubblica in termini reali (prezzi 2015) elaborata dall’Eurostat mette in luce un dato che, dal 2014 al 2019, è rimasto sostanzialmente stabile, con un aumento medio annuo dello 0,3%; nel periodo della crisi sanitaria causata dal Covid-19, la spesa è aumentata del 5,7% nel 2020 e del 4,3% nel 2021; tra il 2021 e il 2023 la spesa reale è diminuita complessivamente dell’8,1% (-4,4% nel 2022 e -3,9% nel 2023)» afferma Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune.
La spesa pubblica nel 2024 ha impegnato circa 47,4 miliardi di euro per l’assistenza ospedaliera in regime ordinario, 4,6 miliardi di euro per l’assistenza in DH, 26,9 miliardi di euro per l’assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione, 14,1 miliardi di euro per la Long Term Care, 21,9 miliardi di euro per la farmaceutica, 7,7 miliardi per la prevenzione e, infine, 12,7 miliardi di euro per i servizi ausiliari. L’assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione è la voce di spesa principale sostenuta dalle famiglie, che si attesta a 17,1 miliardi di euro, 15,4 miliardi di euro sono stati impegnati per l’acquisto di farmaci, 4,2 miliardi di euro per l’assistenza LTC e 2,7 miliardi di euro per l’acquisto di servizi ausiliari. Le assicurazioni sanitarie volontarie spendono 1,7 miliardi di euro per l’assistenza ambulatoriale mentre 2,1 miliardi è impegnata per la governance e l’amministrazione del sistema sanitario e del finanziamento. La dinamica della spesa dal 2019 al 2024 è caratterizzata da una crescita nominale media annua del 3,8% per la spesa di competenza pubblica e 2,2% per la quota sostenuta dalle famiglie. In crescita la spesa intermediata dalle assicurazioni sanitarie volontarie, aumentata in media annua del 7,9%, mentre l’incremento della spesa sanitaria sostenuta dal welfare aziendale si è attestato al 2,9%, tutto concentrato sui servizi per la prevenzione delle malattie. La spesa sanitaria sostenuta dai regimi di finanziamento volontari ha avuto un incremento medio annuo del 7,3%, mentre quella in capo alle Istituzioni senza scopo di lucro del 9,7%.
Il disavanzo sanitario nazionale 2023 si è aggravato rispetto al 2022, raggiungendo un livello di circa 1,85 miliardi di euro, corrispondenti a 31 euro pro capite. Disavanzi più elevati si erano registrati solo fino al 2012. Se si escludono le regioni a Statuto Speciale (tranne la Sicilia) e le PA, il disavanzo è pari a 833 milioni di euro.
Dopo la flessione del 2020, continua la ripresa della spesa sanitaria privata. Il dato 2022 è di 735 euro pro capite, con un incremento del 5,76% rispetto al 2021 e un incremento medio annuo del 2,99% nel periodo 2012-22. Su base regionale, nel corso del 2023, la spesa sanitaria pubblica pro capite è leggermente aumentata in tutte le regioni, con crescite superiori all’1% solo in Basilicata (1,33%), Sardegna (1,08%), Molise (1,04%) e Calabria (1,02%). Quanto al disavanzo, nel 2023 le regioni in equilibrio sono state soltanto 7: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Campania e Sicilia.
Anche la spesa per il personale, che rappresenta la risorsa cardine del sistema sanitario, è indice di un Ssn non in buona salute: nel 2022 ammonta a 38,9 miliardi di euro, il 29,9% della spesa sanitaria totale; nel corso degli anni l’incidenza della spesa dei redditi da lavoro dipendente sulla corrispondente spesa complessiva è passata dal 32,1% del 2013 al 29,9% del 2022. E’ il risultato delle politiche di blocco del turnover attuate dalle regioni sotto Piano di Rientro e dalle misure di contenimento della spesa per il personale, comunque, portate avanti autonomamente dalle altre regioni. Infatti, a livello nazionale, nel 2022 il numero di medici e odontoiatri del SSN è stato di 107.777 unità, registrando una diminuzione del 3,9% rispetto al 2019. «I dati segnalano un progressivo deterioramento dell’equilibrio economico-finanziario e lo scenario futuro è discretamente preoccupante – commenta Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio – in particolare sulla capacità del sistema di welfare di sostenere le fragilità di alcune fasce di popolazione, in particolare quella anziana». La spesa sociale destinata agli anziani è diminuita e non è uniforme sul territorio.