I dati

La Lombardia guida la classifica delle università italiane stilata dal Censis

La classifica Censis analizza le performance degli atenei: iscrizioni in crescita.

La Lombardia guida la classifica delle università italiane stilata dal Censis

La Lombardia si conferma la regione trainante del sistema universitario italiano, il Piemonte mantiene due atenei di riferimento nazionale e la Liguria resta stabilmente nella top ten dei grandi atenei statali. E’ quanto emerge dalla nuova Classifica Censis delle Università italiane 2026/2027, che analizza le performance degli atenei sulla base di oltre 960 indicatori relativi a servizi, strutture, borse di studio, internazionalizzazione, comunicazione e occupabilità. E premia in particolare i nostri atenei.
Il rapporto, comunque, fotografa un’università italiana in crescita. Innanzitutto a livello numerico: negli ultimi dieci anni gli immatricolati negli atenei tradizionali sono aumentati del 19,8%, passando da 268.196 a 321.394 studenti, mentre nell’ultimo anno accademico le nuove iscrizioni sono cresciute dello 0,9%. Nel Nordovest, dove i numeri sono già alti, l’incremento si attesta allo 0,8%, confermando il trend positivo a livello nazionale.
La Lombardia è la regione con il maggior numero di università ai vertici delle diverse classifiche. A guidare il panorama nazionale è ancora una volta il Politecnico di Milano, che si conferma primo tra i Politecnici con un punteggio record di 100,8, davanti al Politecnico di Torino. Tra i mega atenei statali, l’Università degli Studi di Milano mantiene il quinto posto nazionale con 85,3 punti, mentre tra i grandi atenei la Milano-Bicocca sale al sesto posto, a pari merito con Salerno. Nella categoria dei medi atenei si distinguono anche l’Università di Brescia, all’ottavo posto, l’Università del Piemonte Orientale 9ª, l’Università di Bergamo 10ª, e l’Università dell’Insubria 12ª.
Sul fronte delle università private, Milano continua a rappresentare uno dei principali poli formativi del Paese. L’Università Bocconi è seconda tra i grandi atenei non statali con 92,6 punti, mentre l’Università Cattolica del Sacro Cuore occupa il terzo posto. Tra gli atenei di medie dimensioni lo Iulm è secondo a livello nazionale e l’Università Vita-Salute San Raffaele debutta al quarto posto. La Liuc, con sede a Castellanza, conquista, invece, il terzo posto tra i piccoli atenei non statali.
Per il Piemonte arrivano conferme importanti. L’Università di Torino si colloca all’ottavo posto tra i mega atenei statali, mentre il Politecnico di Torino mantiene saldamente la seconda posizione nazionale tra gli istituti tecnologici, consolidando il proprio ruolo di eccellenza nell’ingegneria e nell’architettura.
La Liguria resta competitiva grazie all’Università di Genova, che si conferma nella top ten dei grandi atenei statali, classificandosi al nono posto con 83,2 punti. Pur perdendo una posizione rispetto allo scorso anno, l’ateneo genovese ha mantenuto una performance complessivamente solida, in particolare sul fronte dell’occupabilità dei laureati.
Nel complesso, quindi, la classifica Censis restituisce l’immagine di un Nordovest che continua a rappresentare uno dei principali motori del sistema universitario italiano. La Lombardia concentra il maggior numero di atenei di eccellenza, il Piemonte conferma la forza del proprio sistema universitario pubblico e tecnologico, mentre la Liguria mantiene una presenza stabile tra le realtà più competitive del Paese. Un’offerta formativa ampia e qualificata che continua ad attrarre migliaia di studenti, in un contesto nazionale caratterizzato da una crescita costante delle immatricolazioni.
La classifica Censis non fotografa solo le performance degli atenei, ma racconta anche l’evoluzione della popolazione universitaria italiana. Se fino a pochi anni fa l’università era scelta prevalentemente dai diplomati dei licei, oggi il quadro è molto più articolato. Nell’anno accademico 2025/2026, infatti, i liceali rappresentano ancora la quota maggiore delle nuove immatricolazioni (57,9%), ma la loro incidenza è diminuita di oltre dieci punti rispetto a soli dieci anni fa, quando sfiorava addirittura il 70%. Cresce, invece, il peso degli studenti provenienti dagli istituti professionali, passati dal 5,5% al 7,3%, mentre resta stabile la quota dei diplomati degli istituti tecnici (22,3%).
Ancora più evidente è l’aumento degli studenti internazionali. Oggi gli immatricolati in possesso di un diploma conseguito all’estero rappresentano il 6,7% del totale, quasi il triplo rispetto al 2,5% registrato nel 2015/2016. Circa sette su dieci provengono da Paesi extraeuropei, soprattutto dall’Asia e dall’Africa, e scelgono economia, professioni sanitarie e ingegneria.