L'inchiesta sui dialetti

La Compagnia Stabile di Sanremo ha 56 anni: «Una storia che ha voglia di esistere con il futuro e non contro»

La Compagnia Stabile di Sanremo da 56 anni si adopera per il mantenimento e la diffusione del dialetto locale, il Giargun sanremasco.

La Compagnia Stabile di Sanremo ha 56 anni: «Una storia che ha voglia di esistere con il futuro e non contro»

La Compagnia Stabile di Sanremo da 56 anni si adopera per il mantenimento e la diffusione del dialetto locale, il Giargun sanremasco. Organizza una rassegna teatrale dedicata al fondatore Nini Sappia, propone i propri spettacoli anche in Piemonte e Lombardia, ogni anno debutta con un nuovo testo in occasione dei festeggiamenti di san Romolo a ottobre, e dal 2009, propone una serie di appuntamenti culturali per scoprire, saperne di più, imparare il dialetto attraverso la lettura e l’interpretazione dei suoi maggiori scrittori, con momenti di gioco e la conoscenza dei brani musicali tradizionali.

«La Compagnia Stabile con fatica ma con passione va avanti – racconta la direttrice artistica Anna Blangetti – Con tutte le criticità di un contesto cittadino così difficile, da decenni residenza delle più varie provenienze e ora multietnico, dove in pochi ormai parlano abitualmente in dialetto; dove ormai si preferisce anteporre l’hamburger alla sardenaira; dove nessuno canta più per strada e tantomeno in sanremasco; dove nelle scuole non si parla dell’esistenza di un idioma e di una storia locale. Le nostre sono voci che entrano nei cuori e nei ricordi di chi vuole sentire brandelli delle proprie radici, rattoppare un tessuto interiore che richiama a una identità, a un modo di essere e di vivere che dia un senso di appartenenza a una società che ha un passato, una storia, una voglia di esistere ancora, “con “ e non “contro” il futuro che la attende».

La Compagnia lavora per questo,

«con la consapevolezza di essere l’unica realtà teatrale dialettale sanremasca e per questo, con la certezza di essere un veicolo per la tradizione (come un tempo i nonni per i nipoti); i custodi, insieme agli autori, di un tesoro culturale che può e deve essere divulgato con quel meraviglioso mezzo che è il teatro – continua la professoressa – Siamo orgogliosi di farlo. Orgogliosi di vedere con quanta partecipazione la gente di Sanremo ci segue, anche coloro che di Sanremo non sono; di trovarci le piazze e i teatri pieni come l’Ariston che vive le nostre storie e si emoziona con noi. Siamo sempre sorpresi di scoprire, ogni volta, quanta gente giovane, ci segue, quanta passione dimostrano i giovani che decidono di “lavorare” con noi. Perché di lavoro si tratta: di impegno, serietà , (anche quando si ride), di costanza, di abnegazione, di rinunce, di umiltà. Siamo sempre impegnati e siamo grati al pubblico».

A Genova, nel 2021, Blangetti, ha anche ricevuto il Premio Luigi de Martini, assegnato dalla associazione “A Compagna” a chi si prodiga per il mantenimento e la diffusione del dialetto locale. Uno degli attori della compagnia, Luigi Laura, racconta come ami cercare parole perdute, «per mantenere viva una tradizione» e spera che non si arrivi a «italianizzare i contenuti».
Perché il dialetto che potrebbe sembrare lontano dall’attualità e dai problemi quotidiani, ma che, proprio a teatro, lascia messaggi precisi:

«Il Teatro dialettale viene facilmente inteso come momento di umorismo, farsa, lontano dalla realtà contemporanea, con soluzioni surreali ai problemi, ma in un momento storico come l’attuale, dove ogni giorno veniamo raggiunti da notizie di morte, di razzismo, di intolleranza, è utile portare anche il contributo del teatro dialettale alla riflessione sulla assurdità della guerra – spiega la direttrice artistica – e con la commedia “A generassiun de mezzu” ha offerto il pretesto per rappresentare un trentennio di storia locale, partendo dal periodo prebellico, sovente dimenticato dagli autori, ma, ahimè vissuto intensamente anche nell’estremo Ponente ligure, con contributi umani e sofferenze psicologiche. Le generazioni dei protagonisti si susseguono ed evidenziano come tutto sia relativo, ogni problema paia enorme a chi lo vive, ma irrisorio se confrontato con quello, eterno e irrisolvibile della assurdità della guerra. Le nuove generazioni hanno nuovi nemici: la droga, il malcostume, la perdita di valori: ognuno cercherà di vivere e sopravvivere alla propria guerra personale».