L'intervista

Intervista al Governatore Attilio Fontana: “La mia Lombardia va di corsa”

Il Governatore Attilio Fontana è stato ospite di Telecity Lombardia, iL61 e della nostra redazione.

Intervista al Governatore Attilio Fontana: “La mia Lombardia va di corsa”

di Sergio Nicastro

Dalle Olimpiadi ormai dietro l’angolo alla sempre annosa questione Sanità, dal «caso Picchi» ai trasporti, passando per un tema a lui sempre caro qual è il federalismo.

Il Governatore Attilio Fontana ospite di Telecity, iL61 e anche della nostra redazione

Ospite prima della trasmissione Aria Pulita condotta da Simona Arrigoni su Telecity Lombardia e iL61 e poi della nostra redazione, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha affrontato le tante tematiche che un’istituzione complessa qual è quella lombarda presenta. Sempre con disponibilità e dovizia di particolari, salvo un punto, che evidentemente, oltre che coglierlo di sorpresa, lo ha anche infastidito: il caso del sottosegretario allo Sport e Giovani Federica Picchi che è stata pubblicamente sfiduciata dal Consiglio regionale dopo l’approvazione (grazie a 21 voti della maggioranza, i cui nomi però sono non noti essendoci stato uno scrutinio segreto, che hanno determinato l’esito di 44 a 23) della mozione presentata dal Pd che ne chiedeva la rimozione dopo la pubblicazione sui suoi profili social di posizioni no vax. Destituzione che non c’è stata, dal momento che la scelta spetta al governatore; ma è chiaro che il segnale politico è stato forte.

«Non credo che siano iniziate le grandi manovre in vista delle regionali, anche perché mancano più di due anni e sarebbe una cosa senza senso, ma non so davvero cosa sia successo – ha esordito Fontana – Avevo parlato poco prima del voto con i capigruppo e avevo ricevuto le massime rassicurazioni. Da parte mia c’è la volontà di risolvere ogni tipo di problema e di mantenere la nostra maggioranza al di fuori di ogni tipo di polemica. Anche io spero che i capigruppo mi spieghino cosa è successo».

L’occasione straordinaria delle Olimpiadi invernali

Ma se è rimasto in difesa sul caso politico, il governatore ha, invece, giocato a viso aperto la partita delle Olimpiadi, a suo dire un’occasione straordinaria per il territorio e che lascerà un’eredità positiva su più campi.

«E’ l’evento sportivo più importante al mondo, anche da un punto di vista mediatico: la sera dell’inaugurazione si stima che saranno collegati con San Siro 3 miliardi di persone. Saranno tanti gli effetti dei Giochi Olimpici, uno dei più importanti sarà l’incremento del turismo e dell’attrattività dei territori. Avremo gli occhi del mondo puntati su di noi, centinaia di migliaia di turisti in quei giorni, la possibilità di mostrare bellezze e capacità organizzative, la nostra forza come Regione, fattori che contribuiranno alla crescita costante di nostra Lombardia. Come Expo 2015 è stato un momento importante, mi auguro che lo stesso accada per le Olimpiadi, per fare in modo che si continui a crescere come stiamo crescendo. Anche grazie alle tante legacy strutturali perché ci rimarranno 5 miliardi e 500 milioni di investimenti che miglioreranno il territorio. E’ vero, alcuni interventi non si concluderanno perché non sono essenziali allo svolgimento delle Olimpiadi, ma si tratta di interventi necessari al nostro territorio che rimarranno: miglioramenti della rete ferroviaria, della rete stradale (la Variante di Tirano per fare un esempio, un intervento che si aspettava da 50 anni e che riusciremo a realizzare), degli impianti di risalita e d’innevamento che renderanno più attrattivi i centri di montagna. Non c’è un euro sprecato o un’opera che non sarà ancora utilizzata terminate le Olimpiadi, nessuna cattedrale del deserto. Non abbiamo realizzato alcun impianto se non l’Arena di Santa Giulia che è, però di proprietà privata e il Villaggio Olimpico, anche quello in concessione dei privati e che poi diventerà il più grande studentato di città. Tutte opere funzionali per il territorio e le Olimpiadi sono state un mezzo attraverso il quale abbiamo accelerato opere che avremmo dovuto realizzare».

“Tutti gli ultimi bulloni li abbiamo stretti nelle ultime settimane”

Sul rispetto dei tempi il governatore non ha alcun dubbio. «Partiamo dalla considerazione che noi abbiamo avuto due anni di ritardo a causa del Covid, aspetto di cui nessuno parla. Abbiamo fatto delle corse non perché siamo incapaci, ma perché nel 2020 e parte del 2021 i lavori erano molto rallentati o addirittura sospesi. Tutti gli ultimi bulloni li abbiamo stretti nelle ultime settimane». Una sorpresa non gradita è rappresentata dalla decisione del gip della Procura di Milano secondo cui il decreto del Governo che blindò la Fondazione è incostituzionale, rimandando la questione alla Consulta. «Non so cosa dire. E’ una storia vecchia, lunga. Quando partì l’organizzazione delle Olimpiadi il Governo di allora stabilì che la Fondazione che doveva occuparsi dell’organizzazione doveva essere una Fondazione di diritto privato e lo rimarcò in una legge. In un Paese dove vale lo Stato di diritto io credo nella legge, mi attengo e la rispetto. Improvvisamente salta fuori che per la Procura la Fondazione doveva essere di diritto pubblico. Una prospettiva completamente diversa perché per organizzare un evento come le Olimpiadi ci vuole una elasticità che il pubblico non ci consente di avere. Per fare una gara d’appalto ci vuole un anno, per partire con un’opera approvata tra i 3 e 4 anni: questo richiede il pubblico. Una Fondazione di diritto privato non deve sottostare a questi tempi e consente quindi di organizzare in certi tempi determinati eventi che altrimenti non saremmo stati in grado di organizzare. Il comportamento della Procura, se mi sono attenuto a una legge, allora il mio comportamento è inappuntabile. Poi magari la legge sarà dichiarata incostituzionale, ma quello è un altro discorso».

La decisione della Procura di Milano rende quasi «obbligatorio» un passaggio sulla riforma della giustizia e sulla spaccatura che si è creata nel mondo politico. «Dovrebbe essere interesse di tutti migliorare un bene comunitario quale è la giustizia – ha rimarcato Fontana – Il problema è che quando una parte politica si appropria di una cosa per questioni elettorali allora si perde il senso del ragionamento. Che la magistratura e la giustizia vadano riformate è sciocco non riconoscerlo. Ma fintanto che una parte politica si schiera incondizionatamente, senza se e senza ma, dalla parte della magistratura un ragionamento serio non si può fare. Questa riforma è sufficiente? No, ma è l’inizio per scardinare quella tremenda, inaudita, invereconda organizzazione che è quella delle correnti: solo a parlarne dovrebbe venire la pelle d’oca per un ambito importante come è la magistratura. Non si è guardato al merito della questione, ma vengono fatti slogan che confondono le idee dei cittadini».

Il Governatore torna a spingere l’acceleratore sul Federalismo

Da sempre considerata la locomotiva d’Italia, per Fontana le condizioni della Lombardia e dei lombardi potrebbero migliorare attraverso quella riforma epocale che si chiama federalismo. «Il futuro di questo Paese e di tutta Europa va verso una nuova e diversa organizzazione statuaria che non sta più nel centralismo. Lo dimostriamo giorno dopo giorno, per come abbiamo reagito al Covid, per come le Regioni hanno preparato le linee guida per la riapertura dal momento che il Governo non ci riusciva per i veti politici, a livello europeo dove grazie ad alleanze regionali sull’automotive per la prima volta l’Europa sta facendo un passo indietro sul green deal e un’apertura fondamentale sull’uso dei biocarburanti. Il futuro non è nel centralismo statale, ma nell’Europa dei territori, dei popoli e delle diverse necessità. Il federalismo è la direzione giusta, ma anche su questo argomento si è fatta demagogia, non si guarda dentro il problema ma sono stati fatti slogan (chapeau per chi ha coniato la “secessione dei ricchi e dei poveri”, vorrei averlo come mio comunicatore) che non rappresentano neppure il 5% della realtà, sono bugie e rappresentazione folle di quello che dovrebbe essere futuro di questo Paese. Non si racconta la realtà, si dice che si impoverisce il Sud, ma il Sud è stato impoverito dal centralismo non dall’autonomismo. Se non si toglie l’elemento demagogico ci saranno gravi problemi per il futuro di Paese».

Il tema centrale della sanità lombarda

Eccellenza per qualcuno, settore in cui le ombre si stanno allungando sempre più per altri.  Questo è il giudizio (opposto) della Sanità lombarda che riassume in sé un mix tra prestazioni di altissima qualità che richiamano ogni anno migliaia di non lombardi e penuria di medici di base e liste di attesa sempre più lunghe. Il governatore Fontana è consapevole delle difficoltà presenti, ma rimarca come la bilancia pende decisamente verso il piatto degli elementi positivi. E anzi sottolinea come sia necessario attuare una riforma strutturale per risolvere le problematiche esistenti.

«I problemi ci sono anche in Lombardia, sarebbe assurdo dire il contrario, ma la ragione principale è che la struttura attuale del sistema sanitario va ripensata completamente – ha affermato – E lo dicono i dati: se calcoliamo che tra il 70 e l’80% delle persone che oggi si recano al Pronto soccorso in realtà non dovrebbero andarci, capiamo subito qual è il nocciolo della questione. Si capisce perché ci sono liste d’attesa, attualmente il punto di riferimento unico è l’ospedale anche per questioni che non andrebbero trattate lì».

Per i detrattori le cause delle difficoltà sono legate alla mancanza di investimenti.

«I soldi ci vogliono sempre e soldi in più non fanno male, ma non è quello il problema perché ce ne vorrebbero sempre di più senza risolvere il problema. Prendiamo a esempio il caso di Ats Milano sulla quale gravitano circa 3 milioni e 300mila cittadini. Lo scorso anno siamo riusciti ad aumentare le prestazioni ambulatoriali del 2%, mentre le domande sono aumentate del 27%. C’è qualcosa che non funziona perché non abbiamo in corso un’epidemia in questo territorio. E do un altro numero: abbiamo reso 60 milioni di prestazioni, quindi ogni cittadino ha avuto in media 18 prestazioni: dovremmo avere una popolazione di ultra centenari o di malati, ma non è così».

Per Fontana è indispensabile un ritorno al passato dei medici di base.

«Devono tornare a essere il primo presidio di sanità territoriale: sono sempre stati la struttura più importante della sanità, quella che stabiliva se una persona si poteva curare a casa o andare in ospedale, se aveva bisogno di un intervento specialistico. Ecco perché servono le Case di Comunità, ma se non abbiamo personale le Case di Comunità a volte funzionano a volte no. Il principio fondamentale deve essere la territorialità, dobbiamo assistere le persone a casa o nelle Case di Comunità altrimenti non gestiremo mai la pressione e non basteranno mai i soldi, i medici e gli ospedali. O abbiamo il coraggio di cambiare o non risolveremo mai il problema. E’ fondamentale che si faccia una riforma bipartisan senza speculazioni. Qui non si tratta di trovare la riforma migliore, ma di far accettare la riforma migliore alla controparte ed è un’assurdità. Chi dice ci vogliono più soldi oltre a essere demagogico dimostra che non sa cosa è la Sanità in Italia».