«E’ a seguito della tragica alluvione del 1987 in Valtellina, con frane e colate di fango, che oggi la Lombardia è una regione all’avanguardia nel prevenire questi fenomeni».
A sottolinearlo è Gianni Del Pero, brianzolo 66enne, già presidente regionale del Wwf, che oggi è geologo dello stesso sodalizio ambientalista e collaboratore dell’Università Bicocca di Milano.
In Valtellina, ricordiamo, si registrarono oltre 50 morti e migliaia di persone furono sfollate; ma come fortunatamente spesso accade da una tragedia si è tratto insegnamento e oggi Regione Lombardia ha messo a punto un sistema di monitoraggio tecnico-scientifico all’avanguardia per le frane, mentre resta ancora qualcosa da fare per prevenire e mitigare l’impatto delle alluvioni.
«La nostra regione – prosegue Del Pero – è stata scottata da uno dei grandi dissesti dell’epoca moderna, che con il senno di poi poteva essere previsto, anche se non in quella tragica entità; ne ha però tratto insegnamento».
Oggi, infatti, i fenomeni franosi possono essere ampiamente previsti, grazie a un’importante rete di monitoraggio che può essere ulteriormente migliorata ma già svolge un servizio eccellente. Arpa Lombardia, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, tiene costantemente sotto controllo quelle aree che già in passato sono state interessate da fenomeni franosi o che sono considerate a rischio. Nel Lecchese, ad esempio, è monitorata h24 la frana che tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2002 interessò Bindo di Cortenova, centro della Valsassina, distruggendo 13 abitazioni e 7 aziende, costringendo 400 persone a lasciare la loro casa. Dall’anno successivo, quello smottamento è tenuto sotto controllo dai tecnici di Arpa Lombardia. Una frana che ha un’estensione di 110 ettari e un volume di oltre 40 milioni di metri cubi. Un’enorme massa di terra che continua a muoversi. L’emergenza insomma non è finita, ma ci sono gli strumenti per evitare che si trasformi in tragedia.
«Oggi – rimarca Del Pero – sappiamo benissimo quali sono le zone pericolose, anche per colpa dell’uomo. Perché abbiamo costruito in aree fragili, aumentando così i fattori di rischio; ma tutto quanto è dissesto può essere previsto nella sua evoluzione dinamica. Prima si rilevano le condizioni geologiche del terreno, dopo di che si realizza una rete di monitoraggio del fenomeno, che viene quindi costantemente tenuto sotto controllo. Perché non c’è nessuna frana istantanea e anche il distacco di un masso può essere previsto».
Il geologo del Wwf precisa che oggi è possibile dare allarmi preventivi e in maniera mirata, anche se è necessario investire ulteriormente per un monitoraggio ancora più in dettaglio.
C’è però un fattore esterno che può contribuire a peggiorare la situazione in aree dall’equilibrio precario: i cambiamenti climatici.
«Pochi giorni fa – ricorda Del Pero – ho tenuto una conferenza a Legnano, dove nel 2023 c’è stata una tromba d’aria accompagnata da una grandinata paurosa che nella sola Legnano ha fatto 400mila euro di danni, che salgono a 2 milioni di euro se si guarda a tutto il Legnanese. Lo scorso settembre a Meda, dove abito, è andata ancora peggio, perché tra i danni provocati da un evento estremo e le spese per movimentare i detriti i costi hanno raggiunto i 2 milioni di euro. Complessivamente quel nubifragio in Brianza ha causato danni per un miliardo di euro e purtroppo questi fenomeni stanno aumentando di intensità e frequenza».
Se gli eventi estremi avvengono in montagna e i terreni vengono saturati d’acqua è facile comprendere che quelli franano a valle, di qui la necessità di tenere tutto costantemente sotto controllo.
Il geologo sottolinea poi l’importanza di intervenire su ciò che favorisce questi fenomeni ma anche per limitare i danni.
«Come? Non basta azzerare il consumo di suolo, va permeabilizzato anche quello occupato. Ormai siamo in una crisi climatica conclamata e quindi Regione Lombardia deve fare scelte coraggiose, per far sì che in fognatura finisca meno acqua possibile. Esempi virtuosi in questo senso già ci sono. Da Garbagnate Milanese a Bollate, ma anche nella Brianza Monzese sono state approntate pavimentazioni drenanti, soprattutto nelle vicinanze dei centri commerciali. Interventi che sono conosciuti col nome di “Città spugna”».
Regioni, Province e Comuni possono, quindi, intervenire per far sì che diminuiscano le aree non permeabili «ma anche i cittadini possono mettere in atto pratiche virtuose, come privilegiare i giardini invece di cortili pavimentati e scaricare l’acqua dei pluviali in giardino o in un campo piuttosto che in fognatura. Ognuno di noi può fare la propria parte».
Una maggiore sicurezza, insomma, passa anche dalle nostre scelte.