Il nutrizionista

Integratori alimentari: moda o reale necessità? Le indicazioni per un consumo consapevole

Fabio Busacchini interviene su carenze biologiche ed efficacia delle formulazioni.

Integratori alimentari: moda o reale necessità? Le indicazioni per un consumo consapevole

di Micol Baronio

Il mercato degli integratori alimentari in Italia sta vivendo un boom senza precedenti, registrando una crescita costante del 5% annuo e un giro d’affari che ha superato i quattro miliardi di euro. Gli italiani non sono soltanto i principali produttori europei di nutraceutica, ma figurano anche tra i più accaniti utilizzatori. Complici i social network e le continue campagne pubblicitarie, i consumatori acquistano in massa prodotti per la salute: al primo posto si attestano i fermenti lattici e i probiotici per il benessere del microbiota intestinale, seguiti dai sali minerali, dalla vitamina D, dai preparati per il sonno come la melatonina e dai supporti per il sistema immunitario a base di vitamina C e zinco.

Fabio Busacchini
Fabio Busacchini

Di fronte a questo consumo di massa, sorge però un dubbio fondamentale: si tratta di una tendenza passeggera o il nostro organismo ne ha davvero bisogno? Il dottor Fabio Busacchini, biologo nutrizionista clinico ed ex ispettore dei NAS, analizza il fenomeno partendo dai dati clinici. Nella pratica quotidiana, le analisi del sangue dei pazienti rivelano carenze reali e misurabili di micronutrienti essenziali. Vitamine e minerali rappresentano la base biochimica della vita umana e la loro assenza prolungata può compromettere seriamente le funzioni vitali. Non si tratta di rimedi superficiali, ma di elementi insostituibili che la medicina e i professionisti sanitari dovrebbero tornare a monitorare con esami specifici e mirati. La reale necessità di ricorrere alle formulazioni in capsula o in polvere deriva dal fatto che i cibi moderni arrivano sulle nostre tavole progressivamente privati del loro valore biologico. Gli studi scientifici indicano una perdita di micronutrienti che oscilla tra il 20% e il 60% rispetto al passato. L’agricoltura intensiva accelera la crescita della pianta senza curarne la densità nutrizionale, mentre i lunghi mesi di stoccaggio nella grande distribuzione attivano processi ossidativi che bruciano le vitamine all’istante. Quando consumiamo frutti raccolti da molto tempo o privati della buccia, assimiliamo prevalentemente fibre, ma pochissimi antiossidanti, flavonoidi o polifenoli.
Anche l’abbondante consumo di carboidrati raffinati e cibi energeticamente “morti”, incapaci di germogliare a differenza dei chicchi integrali biologici, contribuisce a creare uno stato di carenza cronica. L’integrazione alimentare si rivela quindi un supporto scientifico fondamentale per colmare i vuoti nutrizionali generati dalla filiera industriale contemporanea. Tuttavia, per essere efficace, l’assunzione non deve seguire le mode del momento o le liste preconfezionate dei personaggi pubblici, ma deve basarsi su carenze reali accertate dal punto di vista medico, garantendo così un supporto mirato alla salute cellulare e al metabolismo.