Il report della Cgia di Mestre

In Italia si perde un sacco di acqua potabile: 157 litri per cittadino al giorno

Lombardia virtuosa mentre Liguria e Piemonte restano più fragili.

In Italia si perde un sacco di acqua potabile: 157 litri per cittadino al giorno

L’Italia disperde ogni giorno il 42,4% dell’acqua potabile immessa nelle proprie reti di distribuzione. Uno spreco che, a livello nazionale, si traduce in 157 litri persi quotidianamente per ciascun cittadino, determinando un impatto economico stimato in quasi 10 miliardi di euro all’anno. L’allarme viene lanciato da un report dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre.
Analizzando la situazione del Nordovest, emerge un quadro fortemente eterogeneo: se da un lato l’efficienza di alcune province lombarde traina la macro-regione, dall’altro Piemonte e Liguria mostrano vulnerabilità strutturali non trascurabili. Nel complesso, il Nordovest registra una perdita media del 33,5%, il dato più basso d’Italia, ma le differenze interne restano marcate.

Lombardia: eccellenza nazionale e capitale del risparmio

La Lombardia si conferma come una delle regioni più virtuose del Paese sul fronte della gestione idrica, posizionandosi al 18° posto in Italia per tasso di dispersione con il 31,8% di perdite pro capite (pari a 121 litri al giorno per abitante). Nonostante i volumi totali persi siano elevati per via della densità demografica (circa 505 milioni di metri cubi, con un costo economico stimato in poco più di un miliardo di euro), la tenuta delle infrastrutture urbane è notevole. A guidare questa classifica dell’efficienza sono le singole città: Como è la città più virtuosa d’Italia in assoluto, registrando appena il 9,2% di perdite idriche; Pavia segue a ruota con 9,4%; Monza si attesta all’11%; Milano, pur gestendo una mole imponente di risorse, limita la dispersione al 13,4% (55 litri pro capite al giorno); Mantova (19,5%), Cremona (23,0%), Lodi (22,9%) e Bergamo (25,8%) mantengono performance ampiamente sotto la media nazionale. Le uniche eccezioni critiche in territorio lombardo sono rappresentate da Lecco (44,9%), Sondrio (44,3%) e Varese (41,3%), le quali superano o sfiorano la media italiana di dispersione. Va sottolineato che in aree montane o specifiche zone urbane, la presenza di fontanili storici può incidere sulle misurazioni determinando erogazioni considerevoli e apparenti perdite elevate.

Piemonte: performance stabili ma con forti asimmetrie territoriali

Il Piemonte si posiziona al 15° posto tra le regioni italiane. La dispersione idrica regionale è del 35,4%, con 127 litri persi al giorno per abitante e un costo economico complessivo di 521 milioni di euro (226 milioni di metri cubi dispersi). Torino, mostra una gestione solida con il 25,6% di perdite, supportato da ottime performance a Asti (19,2%) e Vercelli (22,2%). Verbania è la maglia nera della regione, con una dispersione del 43%; Novara e Cuneo si attestano entrambe al 31,5%, allineandosi quasi perfettamente alla media lombarda; Biella (30,7%) e Alessandria (28,9%) dimostrano una buona tenuta delle reti locali.

Liguria: la più fragile del Nordovest

La Liguria è al 14° posto della classifica nazionale. Le perdite della rete di distribuzione toccano il 40%, traducendosi in 156 litri al giorno sprecati per ogni abitante. A livello complessivo, parliamo di 98 milioni di metri cubi di acqua persi, per un danno economico stimato in 243 milioni di euro. Le città liguri evidenziano criticità diffuse: Imperia registra il dato più allarmante della regione, con una dispersione che arriva al 54,7% (ben 271 litri persi pro capite al giorno); La Spezia disperde il 52,8%; Genova si ferma al 25,1%; Savona limita i danni con un 16,3% di dispersione.

L’impatto sul sistema produttivo

La crisi idrica non è solo un problema domestico: il report della CGIA evidenzia come le micro e piccole imprese manifatturiere stiano iniziando a pagare un conto salatissimo. I settori ad alta intensità idrica – come il tessile (fortemente radicato in Piemonte e Lombardia), l’estrattivo, il petrolchimico, la gomma-plastica e la filiera del metallo – sono i più esposti. Si tratta spesso di aziende di piccole dimensioni, dotate di margini ridotti e con scarsa capacità di investire in tecnologie per il riciclo o il risparmio idrico. Per salvaguardare il tessuto produttivo ed evitare razionamenti estivi a imprese e famiglie, la strada indicata è una sola: superare la logica dell’emergenza attraverso un piano infrastrutturale serio, procedendo all’ammodernamento delle reti colabrodo e alla creazione di sistemi di raccolta (come invasi e vasche di laminazione) per trattenere l’acqua piovana, di cui oggi in Italia si recupera appena il 10%.

Le conclusioni

Per tutelare sia il tessuto produttivo ad alta intensità idrica (dal tessile alla chimica) sia i diritti fondamentali dei cittadini, è fondamentale superare la gestione frammentata e l’approccio emergenziale. Solo attraverso un piano strutturale serio, che includa il rifacimento delle condotte colabrodo, l’incremento del recupero delle acque piovane e l’adozione di tecnologie di risparmio energetico e idrico, la Lombardia, il Piemonte e la Liguria potranno affrontare le sfide imposte dal cambiamento climatico, trasformando la gestione dell’acqua in un modello di sostenibilità e resilienza per l’intero Paese.