Il caso

In alcune regioni ci sono più visite che residenti: quando le prescrizioni mediche sono troppe

Lombardia e Piemonte al limite: la Liguria è tra le regioni più virtuose.

In alcune regioni ci sono più visite che residenti: quando le prescrizioni mediche sono troppe

Le prescrizioni mediche per visite ed esami sono tante, troppe. E con risvolti geografici ben differenti. Dal sistema del flusso delle tessere sanitarie, infatti, emerge una forbice decisamente singolare tra le regioni per quanto riguarda le ricette mediche per prestazioni specialistiche. Un’analisi della situazione fa emergere come in alcune realtà le prescrizioni del medico di base per effettuare visite specialistiche siano talmente tante da creare degli ingorghi sulle liste d’attesa.

Nel Nordovest il rapporto supera l’1 a 1 (ci sono più ricette rispetto al numero di abitanti) solo in Lombardia, dove, nel 2025, le ricette per visite ed esami specialistici emesse sono state 1.129,4 ogni 1.000 abitanti. In Piemonte il dato si scosta di pochissimo, con 1.020,1 visite ed esami ogni 1.000 abitanti, mentre in Liguria è inferiore, con 966,3 visite ed esami ogni 1.000 abitanti. Meglio di noi fanno solo Veneto e Toscana con, rispettivamente, 889,7 e 916,4 visite ed esami ogni 1.000 abitanti.

La situazione cambia decisamente nelle regioni del Centro e Sud Italia: il Lazio è in testa alla classifica nazionale con 1.569,5 visite o esami ogni 1.000 abitanti, seguita dall’Emilia Romagna (1.481,5) e dalla Puglia (1.328,4). Il conto – va precisato per capire meglio i confini dell’indagine – non include le prescrizioni per i farmaci, le cosiddette ricette da portare in farmacia, ma riguarda solamente visite ed esami specialistici.

Quello dei numeri è certamente un punto di osservazione che rende bene il problema delle liste d’attesa, ma è necessaria la consapevolezza che non è solamente una questione di visite o esami superflui il motivo dell’ingolfamento del sistema sanitario nazionale, ma anche un problema di strutture e di gestione sanitaria che cambia molto da regione a regione. Certo, però, è che anche questo discorso è finito sul tavolo del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che nei giorni scorsi si è espresso sull’argomento:

«Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia – così il titolare del dicastero preposto alle politiche sanitarie – è considerato inappropriato. Si tratta di un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno».