di Kristallia Antoniadou*
La rimozione dei tatuaggi rappresenta oggi una richiesta sempre più frequente nella pratica di medicina estetica e dermatologica. L’aumento della domanda è legato a cambiamenti personali, sociali e professionali, ma anche alla maggiore disponibilità di tecnologie efficaci e sicure. Dal punto di vista medico, la rimozione del tatuaggio deve essere considerata un trattamento specialistico, che richiede un’accurata valutazione clinica e un approccio personalizzato.

Il gold standard attuale per la rimozione dei tatuaggi è la laserterapia, basata sul principio della fototermolisi selettiva. Il laser emette impulsi di luce ad alta energia che vengono assorbiti selettivamente dal pigmento del tatuaggio, determinandone la frammentazione in particelle microscopiche. Queste vengono successivamente eliminate dal sistema immunitario, in particolare attraverso l’azione dei macrofagi. È quindi fondamentale comprendere che il risultato non è immediato, ma progressivo.
Negli ultimi anni, l’introduzione dei laser a picosecondi ha rappresentato un’evoluzione significativa rispetto ai tradizionali laser Q-Switched. Gli impulsi ultrabrevi consentono una frammentazione meccanica più efficace del pigmento, con minore diffusione termica nei tessuti circostanti. Dal punto di vista clinico, ciò comporta una riduzione del rischio di cicatrici, ipopigmentazioni e iperpigmentazioni post-infiammatorie, oltre a una migliore tollerabilità del trattamento e, in molti casi, a un numero inferiore di sedute.
Un ulteriore progresso è l’impiego di laser multi-lunghezza d’onda, che permettono di trattare in modo selettivo pigmenti di colore diverso. Il nero rimane il pigmento più facilmente rimovibile, mentre colori come verde, blu, rosso e giallo presentano una risposta più variabile e richiedono protocolli più complessi. Anche la profondità del deposito del pigmento, il tipo di inchiostro utilizzato e la sede anatomica influenzano in modo determinante l’esito del trattamento.
Prima di iniziare un percorso di rimozione, è indispensabile una valutazione clinica specialistica, che tenga conto del fototipo cutaneo, della storia cicatriziale del paziente, di eventuali patologie dermatologiche e di terapie concomitanti. Non tutti i tatuaggi possono essere rimossi completamente: in alcuni casi l’obiettivo realistico è uno schiarimento significativo, piuttosto che la cancellazione totale.
Dal punto di vista procedurale, la rimozione del tatuaggio richiede più sedute, distanziate nel tempo per consentire la rigenerazione cutanea e l’eliminazione progressiva del pigmento. Ridurre eccessivamente l’intervallo tra le sedute aumenta il rischio di complicanze, senza migliorare l’efficacia del trattamento.
La rimozione dei tatuaggi, quindi, non deve essere affrontata come un trattamento estetico banale, ma come un atto medico, che richiede competenza, tecnologia adeguata e una corretta informazione del paziente. Solo attraverso un approccio clinico rigoroso è possibile ottenere risultati soddisfacenti, preservando la salute e la qualità della pelle.
*specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica