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Il patrimonio culturale non basta per spingere lo studio

Il 39% degli studenti non raggiunge adeguati livelli di lettura: l’argomento è uno dei moltissimi capitoli trattati dall’analisi.

Il patrimonio culturale non basta per spingere lo studio

Vivere immersi nel patrimonio culturale spinge i residenti allo studio?

E’ la domanda di partenza di uno dei moltissimi capitoli d’indagine dell’ultimo rapporto realizzato da Eurispes su tutto il territorio nazionale e pubblicato recentemente. Il capitale educativo risulta più elevato in quello che gli esperti che hanno realizzato il rapporto definiscono un cluster compatto di regioni del Nord del Centro-Nord,in cui spicca anche la Lombardia, importante territorio del Nordovest.

«L’analisi fattoriale condotta dall’Eurispes su 135 province – si legge nel rapporto – ha messo in relazione dati di popolazione, offerta e fruizione culturale e indicatori di istruzione BES per misurare se esiste una correlazione tra concentrazione culturale e capitale educativo dei territori. Il sistema culturale statale genera flussi importanti: 18,7 milioni di visitatori nei musei e 31,5 milioni nelle aree archeologiche nel 2024, con introiti di 147 milioni di euro (musei) e 119 milioni (aree)».

A livello nazionale i principali centri sono i soliti:

«Firenze vale da sola 6,05 milioni di visite e 75 milioni di euro di introiti museali. Roma concentra 17,19 milioni di visite e 36,6 milioni di euro nelle aree archeologiche. Il Centro assorbe il 52% dei visitatori museali nazionali (9,76 milioni), con la Toscana al 34% del totale. Lazio e Campania insieme raccolgono oltre 4 visite su 5 e oltre 4 euro su 5 degli incassi archeologici: una concentrazione straordinaria che riflette il peso di Roma e di Pompei-Ercolano».

Il 39% degli studenti non raggiunge adeguati livelli di lettura

Riguardo al fronte dell’istruzione invece, l’altro campo in cui si è svolto il confronto dell’indagine, le cose sono diverse:

«Sul fronte dell’istruzione, il quadro nazionale mostra luci e ombre. La partecipazione alla scuola dell’infanzia è molto alta (95%), ma il 39% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in lettura e il 44% in matematica. Il tasso di NEET è al 16%, i laureati tra i 25-39 anni sono il 30% e la formazione continua si ferma all’11%. Il divario territoriale nell’istruzione è netto. Al Nord, i giovani laureati sono il 32-35%, i NEET intorno all’11%, gli adulti diplomati oltre il 68%. Al Sud e nelle Isole i NEET salgono al 24-27%, i laureati scendono al 23-25% e i non adeguati in matematica superano il 50% in molte province, come Crotone, Caltanissetta e Napoli. Il Lazio è il caso più significativo dell’intera analisi: punto di massima concentrazione culturale (polo Unesco, musei, aree archeologiche) e al tempo stesso tra i più forti sul capitale umano. Roma registra il 42% di giovani laureati, il 78% di adulti diplomati e il 16% di partecipazione alla formazione continua, i valori più alti del Paese. La mappa finale mostra Lazio, Toscana e Campania come outlier culturali chiaramente separati dal resto».

Per la crescita dei territori incidono export e turismo

Oltre al settore culturale, per contribuire alla crescita dei territori sono fondamentali anche export e turismo. Anche in questo altro capitolo del rapporto la Lombardia spicca tra le realtà più virtuose:

«La distribuzione regionale dei punteggi sulle componenti – così gli autori dell’indagine – restituisce una mappa chiara e coerente con le caratteristiche strutturali del Paese. Il profilo degli “Ambasciatori dei territori” è dominante nelle regioni del Nord e del Centro con maggiore tradizione manifatturiera e turistica: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Toscana. In questi territori turismo, export e benessere risultano tutti elevati e armonicamente integrati: alta occupazione, istruzione diffusa, aspettativa di vita superiore alla media, partecipazione civica attiva. Il profilo degli “Attrattrori in evoluzione” prevale nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole: Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna e Campania. Qui si osserva una crescita rilevante e reale dei flussi turistici e dell’export, ma gli indicatori di benessere economico e sociale (occupazione giovanile, istruzione, accesso al credito) restano in una fase di consolidamento».

«Per anni, dalle pagine del Rapporto Italia – così scrive il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – abbiamo segnalato le fratture che nel nostro Paese si andavano allargando: la crisi della rappresentanza, l’erosione della democrazia, il ritiro dell’individuo dalla sfera pubblica, la desertificazione demografica, l’arretramento della scuola e della sanità, il divario strutturale tra Nord e Sud. Abbiamo descritto i “giganti che ci sovrastano”, ossia le sfide principali che minacciano le nostre società, e abbiamo sollecitato “il coraggio di avere coraggio”. Guardando il Paese nelle sue dinamiche profonde, d’altronde, si ha la sensazione che la realtà abbia corso più veloce di ogni previsione. E come Medardo di Terralba, Il Visconte Dimezzato di Calvino, ferito in guerra da una cannonata che lo divide in due metà, lo osserviamo diviso in due parti, ognuna delle quali tira dalla sua, senza trovare accordo e interezza».