Il report di Openpolis

Il Nordovest sta perdendo cittadini

L’emergenza dell’inverno demografico è ormai strutturale: la classifica del tasso di natalità vede Pavia perdere solo lo 0,96% in 8 anni. A Biella la flessione più seria.

Il Nordovest sta perdendo cittadini

Immagine di apertura generata con Intelligenza artificiale.

E’ ormai assodato da alcuni anni che la problematica definita inverno demografico sia diventata una questione strutturale. Per una serie di fattori il tasso di natalità nei nostri paesi continua a scendere, e fare figli (e mantenerli) è sempre più difficile.

I Comuni capoluogo del Nordovest: il quadro della situazione tra i due poli di Biella e Pavia

Tra i comuni capoluogo del Nordovest è Biella che ha la diminuzione maggiore dal 2014 al 2022 del tasso di natalità: secondo una ricerca della Fondazione Openpolis infatti il calo in 8 anni nella provincia dell’alto Piemonte è stato del 33,93%. Nel 2022 sono nati infatti solo 5,3 bambini ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media nazionale, che nel 2022 era di 6,7 bimbi ogni 1.000 residenti. Dall’altro lato del quadro nel 2022 il comune capoluogo del Nordovest con la performance migliore è stato quello di Pavia, dove la flessione è stata praticamente impercettibile: con 7 nuovi nati su 1.000 abitanti la variazione tra il 2022 e il 2014 è stata dello 0,96%. La linea generale è comunque di una decisa flessione che si registra ovunque.

I dati più recenti, anche se provvisori, non indicano miglioramenti

Nel 2025 il dato nazionale della natalità vede 6 nuovi nati ogni 1.000 abitanti, con una cifra totale di 355.000 nascite nel corso dell’anno (rispetto al 2024 il 3,9% in meno). Allungando la forbice dello sguardo agli ultimi 17 anni, la flessione del dato nazionale è del 38,4%. «Tali dinamiche – spiegano da Openpolis – hanno diverse motivazioni. La prima è di natura strutturale: le persone in età fertile sono molte meno rispetto al passato. La popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni (considerata convenzionalmente come la fascia d’età riproduttiva) è scesa da 14,3 milioni nel 1995 a 11,4 milioni nel 2025. A ciò si aggiunge una minore propensione da parte delle giovani coppie ad avere figli. Una tendenza influenzata da diversi fattori, che non può essere semplicisticamente ricondotta a un’unica causa. Tra questi tuttavia può incidere in maniera significativa la mancanza di supporti adeguati alla genitorialità. Un recente studio di Istat ad esempio ha approfondito il contributo alla natalità della presenza di asili nido e servizi rivolti alla cura della prima infanzia, mostrando che un incremento sostanziale della disponibilità di servizi possa avere un effetto positivo e statisticamente significativo sull’andamento delle nascite. Anche se l’effetto causale riscontrato dalla ricerca è quello di un rallentamento del calo delle nascite piuttosto che di un incremento assoluto, si tratta di un elemento su cui riflettere nella definizione delle politiche pubbliche su questi temi». Nel 2008, anno in cui in Italia si registrò un vero e proprio picco delle nascite, il tasso di natalità era stato di 9,7 nuovi nati su 1.000 abitanti.

Cala anche il tasso di fecondità

Nel 2025 è stato fatto registrare il minimo storico del calo del tasso di fecondità, con una media di 1,14 figli per donna. Già nel 2024 era un valore negativo (1,18 figli per donna).

«Il precedente minimo, pari a 1,19 figli per ogni donna, risaliva al lontano 1995. L’Istat sottolinea come siamo ormai lontanissimi dalla soglia di ricambio generazionale di 2,1 figli per donna. L’ultima generazione di donne a garantire tale soglia è stata quella delle nate nel 1947. Un dato paradossale, se si considera che le indagini sono generalmente convergenti nell’indicare in due il numero di figli desiderato dalle persone».