I consigli

Il cardiologo Antonio Fusco e la prevenzione cardio-metabolica

Oltre il colesterolo, dentro la biologia del rischio tra infiammazioni e stress.

Il cardiologo Antonio Fusco e la prevenzione cardio-metabolica

di Micol Baronio

Per anni la salute del cuore è stata ricondotta quasi esclusivamente a un parametro: il colesterolo. Oggi, secondo l’approccio del dottor Antonio Fusco, cardiologo ed elettrofisiologo e responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia e Stimolazione Cardiaca dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, questa visione risulta riduttiva. La ricerca scientifica indica che infarto, ictus e aritmie nascono da un terreno biologico più complesso, dominato da infiammazione cronica di basso grado e stress ossidativo.

Questi processi, spesso silenziosi, alterano la funzione dell’endotelio, favoriscono l’ossidazione delle lipoproteine LDL e attivano una risposta immunitaria persistente, alla base della formazione della placca aterosclerotica. In questa prospettiva, il colesterolo non è di per sé il problema, ma lo diventa quando si inserisce in un ambiente infiammatorio e ossidativo.

Il dottor Fusco sottolinea come anche le aritmie, in particolare la fibrillazione atriale, possano essere influenzate da questi meccanismi. In uno studio clinico condotto su 50 pazienti tra i 18 e i 65 anni, con episodi ricorrenti, un intervento mirato su alimentazione, attività fisica, riduzione dell’infiammazione ed equilibrio metabolico ha portato a una significativa riduzione delle crisi. Circa il 50% dei pazienti più giovani ha ottenuto un miglioramento marcato, mentre altri hanno ridotto numero e durata degli episodi, evidenziando il ruolo determinante dello stile di vita.
Un elemento centrale riguarda la capacità dell’organismo di risolvere l’infiammazione. Quando questo meccanismo si blocca, si instaura una condizione cronica che favorisce malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. In questo contesto assumono rilievo le resolvine, molecole derivate dagli Omega-3, coinvolte nei processi naturali di “spegnimento” dell’infiammazione.

Anche l’insulino-resistenza rappresenta un fattore chiave: spesso presente senza sintomi evidenti, contribuisce ad aumentare il rischio cardiovascolare. Allo stesso modo, alterazioni del microbiota intestinale e della barriera intestinale possono favorire uno stato infiammatorio sistemico, con ripercussioni sul cuore.

Per una valutazione più accurata del rischio, il dottor Fusco evidenzia l’importanza di affiancare agli esami tradizionali una serie di parametri innovativi. L’Omega-3 index consente di valutare il grado di protezione cellulare dall’infiammazione; l’omocisteina e l’acido urico rappresentano indicatori di stress metabolico e vascolare; i D-ROMs misurano lo stress ossidativo. L’indice HOMA e l’emoglobina glicata permettono di individuare precocemente l’insulino-resistenza, mentre trigliceridi e HDL forniscono indicazioni sul metabolismo lipidico. Parametri più specifici come ApoB e lipoproteina(a) aiutano a definire meglio il rischio aterosclerotico, mentre i test sulla disbiosi intestinale consentono di valutare il contributo del microbiota allo stato infiammatorio.

Anche dopo eventi acuti come l’infarto o interventi come l’ablazione per fibrillazione atriale, il mantenimento dei risultati nel tempo dipende dalla gestione di questi fattori. L’ablazione, pur efficace nel breve termine, non sempre rappresenta una soluzione definitiva se non si interviene sulle cause sottostanti.

L’indicazione è quindi quella di adottare uno stile di vita orientato alla riduzione dell’infiammazione: alimentazione naturale e ricca di fibre, attività fisica regolare, controllo dello stress e, quando necessario, integrazione mirata. La prevenzione cardiovascolare, conclude il dottor Fusco, non riguarda più solo il cuore, ma l’equilibrio complessivo dell’organismo, in cui metabolismo, intestino e sistema immunitario giocano un ruolo determinante nel definire il rischio o la protezione della salute nel lungo periodo.