«Le mense scolastiche a supporto dell’occupazione femminile» è il focus di Openpolis che collega la presenza di uno dei servizi fondamentali per la prima infanzia con la possibilità di colmare i divari occupazionali tra donne e uomini e di conseguenza i divari economici.
La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue; inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all’interno della coppia, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di Eige, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.
Solo il 67,06% delle donne tra 25 e 49 anni, nel 2024, risulta occupato. La zona con l’incidenza maggiore è quella del Nordest (76,68%) a cui seguono Nordovest (75,64%) e Centro (70,69%); il Mezzogiorno riporta invece valori minori (53,58%) con le isole 51,36%. Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord come Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d’Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell’area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%). Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).
E’ possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del Centro-Nord e quelli del Sud.
«Questa è una relazione da leggere nei due sensi – affermano da Openpolis – da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all’offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall’altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro Paese».