L'inchiesta sulle previsioni Istat

Giorgia Casalone, docente di Scienze delle finanze: «Inverno demografico, ma anche forza lavoro inespressa»

«I dati ci dicono che entro il 2050 - spiega la professoressa - avremo un calo di forza lavoro pari a 7 milioni: un numero impressionante di cui si deve tenere conto. L’Italia ha, però, gli strumenti per fronteggiare questa macro problematica: può attingere da bacini non ancora utilizzati».

Giorgia Casalone, docente di Scienze delle finanze: «Inverno demografico, ma anche forza lavoro inespressa»

Il calo e, nel contempo, l’inverno demografico hanno ripercussioni anche sull’economia del Paese e a spiegarlo è Giorgia Casalone, docente di Scienze delle finanze dell’Università del Piemonte Orientale. «I dati ci dicono che entro il 2050 – spiega – avremo un calo di forza lavoro pari a 7 milioni: un numero impressionante di cui si deve tenere conto. L’Italia ha, però, gli strumenti per fronteggiare questa macro problematica: può attingere da bacini non ancora utilizzati».

Quali? Il tasso di occupazione è più basso rispetto a quello della media europea (62% contro il 71%), l’occupazione femminile è la più bassa e poi ci sono i «giovani in panchina», i Neet. «Il Nord avrà una tenuta maggiore grazie ai flussi migratori da Sud e dall’estero: una parte della forza lavoro mancante sarà quindi compensata – continua la docente – anche se si pone il tema della formazione e regolamentazione».

Insomma, con l’aumento della popolazione anziana (al momento gli over 65 rappresentano il 35% del totale) sono diverse le possibilità, come quella di mantenere queste persone il più a lungo possibile all’interno del mercato del lavoro, immaginando anche carriere differenziate, collegate alla formazione dei giovani e alla gestione. D’altra parte ci sarà un aumento di richieste di personale nel campo dei servizi alla persona: «Le professioni più a rischio sono quelle più remunerate e sicure oggi, come quelle legate a informatica e analisi dati, perché pagheranno lo scotto dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale».

Negli Stati Uniti è uscito un lavoro di un noto economista che analizza la crescita dei Paesi che hanno avuto un calo demografico, per capire se a questo calo corrispondesse anche una decrescita economica: «I primi dati dicono che diminuisce il Pil complessivo ma non quello pro capite: i sistemi, dunque, se ben governati, sanno adattarsi. Le imprese introducono tecnologie che vanno a sostituire la forza lavoro che non si trova e si spostano su automazione e brevetti. Meno lavoratori, quindi, ma più produttivi. «Il messaggio è chiaro – precisa Casalone – occorre far in modo che i cambiamenti avvengano e vanno accompagnati con una formazione adeguata. Se si procede in questa direzione, il futuro appare meno fosco».

Non è, infatti, pensabile che si ripristini il numero dei lavoratori aumentando i tassi di fertilità: non è una soluzione né nel breve né nel medio periodo. Le politiche di sostegno alla genitorialità possono di certo aumentare il benessere e la qualità della vita anche per permettere alle donne, che decidono di avere figli, di non dover scegliere tra lavoro e famiglia: «L’Italia ha la più bassa spesa pubblica, a livello europeo, destinata a famiglia e istruzione mentre è sbilanciata verso quella pensionistica – continua la professoressa – Importante è investire sui bambini piccolissimi e quindi sui nidi (e qualcosa con il Pnrr si è mosso), sia per fornire un servizio, sia per un migliore sviluppo cognitivo dei più piccoli. Un altro tema è quello della tassazione: la Francia ne ha una leggerissima, noi siamo meno generosi. Qualcosa si è fatto, a partire dall’Assegno unico universale, ma è presto per vedere i risultati. L’attività domestica è ancora sbilanciata a carico delle donne che spesso sacrificano la carriera. Alle mie studentesse ripeto sempre: “Qualsiasi cosa vi capiti, non lasciate il lavoro”».

E ancora, il grande tema delle pensioni. Sono pagate dai lavoratori attivi che versano i contributi: se i lavoratori diminuiscono come si può coprire la spesa? Per contrastare lo squilibrio vengono introdotte continue modifiche, fin dagli anni ‘90, e questo non è positivo. Anche in questo caso si dovrebbe e potrebbe attingere dal bacino di chi non lavora ma potrebbe farlo: «La situazione è complessa e complicata ma l’Italia ha risorse inespresse», conclude Casalone.