I suggerimenti di Vassiliki Tziveli*

Esame di maturità: oltre il risultato

*mental coach e giornalista.

Esame di maturità: oltre il risultato

di Vassiliki Tziveli*

L’esame di maturità non è soltanto una prova scolastica, ma un passaggio emotivo intenso, in cui molti ragazzi si trovano esposti non solo per ciò che sanno, ma per ciò che, in quel momento, sentono di essere. Non è semplicemente una verifica di conoscenze, ma un’esperienza che coinvolge profondamente la percezione di sé. Accanto allo studio emergono aspettative, timori, bisogno di riconoscimento e la maturità diventa così uno spazio delicato, in cui il desiderio di farcela si intreccia con la paura di non essere abbastanza. Un equilibrio sottile, in cui è facile perdere il confine tra ciò che si fa e ciò che si è.
Ed è proprio in questo spazio che nasce il rischio più grande: lasciare che un risultato diventi identità. Un voto, però, racconta una prestazione, un momento, non una persona. Non contiene il percorso, le difficoltà attraversate, le risorse costruite nel tempo, né la forza silenziosa con cui si è andati avanti anche nei momenti più complessi. Eppure, nella percezione di molti studenti, quel numero sembra caricarsi di un significato più ampio, fino a diventare una misura di sé.
In questo scenario, l’ansia è una presenza costante nei pensieri che si rincorrono, nei silenzi carichi di tensione, nei corpi tesi che faticano a rilassarsi. Spesso viene vissuta come un ostacolo da eliminare, come qualcosa che non dovrebbe esserci. In realtà, è il segnale che qualcosa conta davvero, è energia in movimento che può sostenere oppure bloccare, a seconda di come viene accolta e interpretata.
Anche il dialogo interno gioca un ruolo decisivo. Quelle frasi che scorrono nella mente degli studenti “non sono pronto”, “non ce la farò”, non sono fatti, ma interpretazioni. Quando diventano assolute, restringono lo spazio, irrigidiscono la mente e rendono più difficile restare presenti. Riconoscerle, senza identificarsi completamente con esse, apre invece la possibilità di vivere l’esperienza con maggiore lucidità e consapevolezza.
Intorno ai ragazzi, anche gli adulti abitano questo passaggio. A volte, senza volerlo, contribuiscono ad aumentare la pressione, legando il valore al risultato, mentre altre volte riescono a fare qualcosa di diverso restando e offrendo uno sguardo che non giudica, una presenza che contiene, una fiducia che non dipende da un voto. Ed è proprio questo a fare la differenza. La maturità, allora, cambia prospettiva e non è più solo una prova da superare, ma un’esperienza da attraversare, un primo incontro reale con il giudizio, con la responsabilità, con la propria identità in costruzione. Qui si gioca qualcosa di essenziale: non nel numero che arriverà, ma nella possibilità di restare in contatto con sé stessi mentre tutto questo accade, perché alla fine, ciò che resta non è solo il risultato, ma il modo in cui si è stati dentro quel momento. E questo, nessun voto può definirlo.

*mental coach e giornalista