L'inchiesta sui nuovi pellegrini

Don Battista Dassa, il prete camminatore: “L’importante? E’ il primo passo”

«Quest’anno per gli 800 anni del transito di San Francesco abbiamo organizzato 6 iniziative qui in Lombardia, tutte legate a luoghi dedicati al Santo e tutte in cammino, perché il camminare è una metafora della vita: ci sono salite, discese, percorsi sconnessi con sassi e buche, esattamente come la vita».

Don Battista Dassa, il prete camminatore: “L’importante? E’ il primo passo”

«Anche chi parte per un cammino turistico quando torna a casa lo fa con un atteggiamento diverso, perché il cammino è una metafora della vita ed è la cosa più bella che Dio ci ha dato».

L’intervista al prete camminatore don Battista Dassa

Così inizia a raccontare la sua vita don Battista Dassa, parroco di Collio e San Colombano in Val Trompia, nel Bresciano. Don Battista è l’ideatore dell’iniziativa “Dio cammina a piedi”:

«Ogni anno organizziamo diversi pellegrinaggi di un giorno, siamo arrivati credo a 200, e partecipa sempre tanta gente nuova. Mi stupisce perché quando avevo iniziato questa cosa 15 anni fa non pensavo sarebbe durata molto. La fatica è compensata nel vedere gente sempre nuova e desiderosa di fare il primo passo fuori dalla porta di casa per vedere cosa c’è».

Il senso del camminare per don Battista è proprio questo, e lo racconta al telefono mentre (lo confessa ridendo, ndr) cammina intorno al tavolo rotondo della cucina:

«L’importante è fare il primo passo e uscire dalla porta di casa, non stare fermi e andare a scoprire cosa c’è nel mondo. Uno nasce e non pensa a quale sarà la sua vita, poi trova il modo di trasmettere qualcosa ed è bello». Il primo pellegrinaggio di don Battista è stato nel 2000, per il Giubileo, partendo dalla Val Camonica: «Sono andato a Roma a piedi. In tutto ho fatto 800 km, ma dopo i primi 10 mi son chiesto chi me lo stava facendo fare. Però ho continuato, anche se ho fatto fatica. Non mi sono più fermato». Dopo c’è stato il primo Cammino di Santiago, forse il pellegrinaggio più famoso e conosciuto in Europa: «Il pellegrinaggio di più giorni fatto da solo è come un ritiro spirituale – così don Dassa – per un sacerdote è fondamentale. Anche con le uscite di un giorno che facciamo in gruppo, però, c’è molto questo aspetto: non sono tante le preghiere che si fanno, perché tanto spazio è lasciato alla riflessione su chi siamo, così come le messe d’altronde».

A piedi don Dassa ha anche raggiunto le sue nuove parrocchie, dalla Val Camonica in Val Trompia

Dalla Val Camonica don Battista Dassa è partito, sempre a piedi, per raggiungere le sue nuove parrocchie, quelle attuali di Collio e San Colombano in Val Trompia, un percorso di 100 km in montagna. Oltre alla riflessione e alla contemplazione del creato che viene veicolata dal cammino, le iniziative del sacerdote hanno avuto e hanno anche altre finalità, come la solidarietà: i cammini diventano così occasione per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza, per associazioni del territorio o iniziative in paesi poveri del mondo. Oltre a essere un ottimo modo per conoscere le storie dei luoghi nei quali si cammina:

«Siamo sempre legati alla spiritualità del creato – afferma don Battista – ma abbiamo anche le testimonianze delle persone che hanno lasciato un segno nel mondo, oltre che le vittime dei grandi momenti della storia. Così siamo andati in Puglia sul cammino di don Tonino Bello, oppure siamo stati sulle orme di Pino Puglisi, oppure ogni 10 anni facciamo un pellegrinaggio per ricordare la tragedia del Vajont e della diga del Gleno, o ancora siamo stati sui sentieri della Resistenza. Sono tutte cose che abbiamo provato, e ognuno è tornato cambiato da queste esperienze, soprattutto chi magari non conosceva del tutto le storie che siamo andati a vivere; e comunque si trovano sempre appigli per riflettere. L’anno scorso siamo andati da Ortona a Roma lungo il Cammino di San Tommaso, ed è stata una sorpresa unica anche quello. “Dio cammina a piedi” perché nella Bibbia tutti sono sempre in movimento, i discepoli di Emmaus nel Vangelo si accorgono camminando che Dio è con loro. E’ tutto qui il senso del camminare, è la bellezza della contemplazione del creato».

E di contemplazione del creato parlava un altro grande camminatore, San Francesco d’Assisi:

«Quest’anno per gli 800 anni del transito di San Francesco abbiamo organizzato 6 iniziative qui in Lombardia, tutte legate a luoghi dedicati al Santo e tutte in cammino, perché il camminare è una metafora della vita: ci sono salite, discese, percorsi sconnessi con sassi e buche, esattamente come la vita».