di Micol Baronio
Un dolore articolare o muscolare non dovrebbe mai essere sottovalutato, soprattutto se persiste nel tempo. Secondo il dottor Giuseppe Pigoli, oncologo, patologo clinico ed esperto di nutrizione, il primo errore è fermarsi al sintomo senza cercarne l’origine. Oggi, infatti, numerose ricerche mettono in relazione molte condizioni infiammatorie con le alterazioni del microbiota, quell’insieme di microrganismi che non vive soltanto nell’intestino, ma è presente anche in altri organi come fegato, rene, cuore e cervello. Il microbiota, spiega lo specialista, produce sostanze ad azione antinfiammatoria e trofica, fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo. Quando questo equilibrio si altera, aumenta lo stato infiammatorio, considerato uno dei principali meccanismi coinvolti nella comparsa di molte patologie croniche.
Per questo motivo, di fronte a un dolore osteoarticolare, è indispensabile capire se interessa una sola articolazione oppure più articolazioni e se si tratta di un disturbo acuto o cronico. Nei casi più importanti può essere necessario analizzare il liquido articolare per escludere infezioni batteriche, virali o altre patologie specifiche. Se invece il dolore coinvolge più articolazioni, il medico dovrà valutare anche eventuali infezioni recenti o forme infiammatorie post-infettive, che possono lasciare una sintomatologia dolorosa anche dopo la guarigione.
Secondo il dottor Pigoli, la visita clinica da sola non basta. È fondamentale eseguire una serie di esami di laboratorio che consentano di orientare la diagnosi. Tra questi figurano emocromo, VES, proteina C reattiva, elettroforesi delle sieroproteine, fattore reumatoide, titolo antistreptolisinico e gli esami di screening per le malattie autoimmuni. In alcuni casi è necessario approfondire anche il metabolismo osseo, valutando fosfatasi alcalina, calcio nel sangue e nelle urine e acido urico, soprattutto quando si sospettano patologie come la gotta.
Lo specialista invita, però, a non allarmarsi inutilmente. Nella maggior parte dei casi i dolori articolari dipendono da cause molto più comuni, favorite anche dal clima umido delle nostre latitudini. Tuttavia, se il dolore non regredisce spontaneamente, è opportuno rivolgersi al medico senza affidarsi esclusivamente agli antidolorifici. Lo stesso principio vale per il dolore muscolare. Un affaticamento dopo un’intensa attività fisica, una contrattura o un piccolo trauma possono risolversi spontaneamente in pochi giorni. Se, invece, il disturbo persiste, è necessario approfondire la situazione con esami specifici.
Oltre agli indici infiammatori, il dottor Pigoli ricorda l’importanza del dosaggio della creatinchinasi (CK), un enzima che aumenta quando le fibre muscolari sono realmente sofferenti. A questi possono essere associati ecografia muscolare, risonanza magnetica, elettromiografia e, nei casi più complessi, anche una biopsia.
Grande attenzione va riservata anche alla postura. Trascorrere molte ore seduti o mantenere posizioni scorrette può provocare contratture che, inizialmente, rappresentano un meccanismo di difesa ma che, col tempo, diventano esse stesse causa di dolore. Per questo è importante correggere le abitudini quotidiane e non trascurare piccoli fastidi che tendono a ripresentarsi.
Un altro aspetto spesso poco conosciuto riguarda alcuni farmaci. Le statine, utilizzate per ridurre il colesterolo, possono provocare dolori muscolari in una parte dei pazienti. Secondo il dottor Pigoli, se questi disturbi diventano importanti è opportuno confrontarsi con il medico.
Infine, lo specialista ricorda che anche la fibromialgia, oggi sempre più studiata, potrebbe essere collegata a processi infiammatori e ad alterazioni del microbiota intestinale. Per questo motivo, davanti a dolori diffusi e persistenti, è fondamentale non limitarsi a trattare il sintomo, ma individuare le cause attraverso un corretto percorso diagnostico, così da impostare una terapia realmente mirata.