I consigli

Disbiosi intestinale, l’origine del dolore: i consigli del dottore Porcellini

Con il dottor Guido Porcellini si parla di disbiosi intestinale.

Disbiosi intestinale, l’origine del dolore: i consigli del dottore Porcellini

di Micol Baronio

La disbiosi intestinale non sarebbe una malattia in senso stretto, ma una condizione di alterazione della flora batterica che, secondo il dottor Guido Porcellini, medico chirurgo con esperienza in oncologia, malattie autoimmuni, dietologia, alte prestazioni sportive e medicina funzionale, può rappresentare il terreno nascosto di molti disturbi cronici.

Il punto cruciale è che questa alterazione può svilupparsi lentamente, anche nell’arco di dieci o quindici anni, prima di manifestarsi in modo evidente. Nel frattempo, però, continuerebbe a produrre segnali spesso sottovalutati: digestione difficile, reflusso, sonno disturbato, gonfiore, stanchezza, dolori migranti, cefalee ricorrenti, tensioni muscolari e articolari.
Secondo Porcellini, il rischio più frequente è quello di trattare questi segnali solo in modo sintomatico, con antiacidi, digestivi, lassativi, sonniferi, antinfiammatori o cortisonici, senza risalire alla causa. Il risultato sarebbe quello di “coprire” il problema senza correggerlo. L’intestino, invece, avrebbe un ruolo centrale non solo nella digestione, ma nell’assorbimento reale dei nutrienti: si può anche mangiare bene, spiega il medico, ma se la mucosa intestinale o il microbiota sono alterati, il corpo può assorbire male e ricevere un messaggio metabolico completamente diverso da quello atteso.

In questa visione, il microbiota non è un dettaglio marginale, ma un sistema vastissimo e dinamico, capace di influenzare immunità, infiammazione e persino assetto ormonale. Una disbiosi importante, soprattutto in alcune aree intestinali, potrebbe alterare la regolazione del sistema immunitario e favorire una produzione disordinata di anticorpi, contribuendo nel tempo al terreno delle malattie autoimmuni. Tiroiditi, dermatiti, artriti, coliti e morbo di Crohn avrebbero quindi, pur nella loro complessità multifattoriale, anche una componente intestinale che non andrebbe trascurata.

Porcellini sottolinea, inoltre, il legame tra intestino e dolore. Una sofferenza intestinale cronica può riflettersi sulla postura, sul diaframma, sulla colonna cervicale e lombare. Mal di schiena, rigidità cervicale, lombosciatalgie e dolori articolari aspecifici, in molti casi, potrebbero essere aggravati da un intestino infiammato che altera equilibri muscolari e biomeccanici. Anche le alterazioni dell’alvo, dalla stitichezza alla diarrea, vengono descritte come due facce di una stessa disfunzione.

La strategia proposta non punta soltanto agli esami, ma soprattutto alla diagnosi clinica e alla terapia. Accanto ai test sul microbiota, il medico ritiene essenziale una valutazione completa della persona, dei sintomi, delle abitudini, dell’alimentazione e dei segni fisici.

L’obiettivo è intervenire prima che il disturbo diventi conclamato, con programmi periodici di “pulizia” intestinale, alimentazione mirata, riequilibrio della flora batterica, integrazione selezionata e, nei casi indicati, supporto osteopatico viscerale.

Il principio di fondo è che la prevenzione vera non dovrebbe iniziare quando il paziente sta male, ma molto prima. Così come si fa il tagliando a un’auto prima che si rompa, anche il corpo, secondo Porcellini, andrebbe controllato e riequilibrato quando i segnali sono ancora deboli. Perché il dolore, spesso, non nasce dove si manifesta: può cominciare molto più in profondità, nell’intestino, e parlare il linguaggio silenzioso della disbiosi.