Immagine di copertina generata con AI
Se le ultime ricerche dimostrano come nelle case non si parli più di tanto in dialetto, si potrebbe dire che dai salotti della casa dei nonni si è passati negli spazi virtuali dei social network. Sì, perché sono decine di migliaia gli utenti dei social che hanno scelto di seguire dei gruppi nati per valorizzare e ricordare i termini dialettali, con tanto di condivisione di vecchi modi di dire. Questi spazi sono anche luoghi deputati al confronto sulle traduzioni: «Come si dice “sedia” in dialetto?», oppure: «Come si pronuncia la “S” della parola “Sibiola”?». C’è da leggere per pomeriggi interi, spulciando i vari gruppi. E ce n’è davvero di ogni variante dialettale. Per fare qualche esempio: il gruppo pubblico “Dialetto milanese” conta la bellezza di 60.206 membri, e ci si possono leggere post sfidanti, come «Te me dà un bel pendisi! Sa veur dì?». E la sfida è accolta da diversi altri utenti, che rispondono alla domanda (Sa veur dì?) dando la loro traduzione, che spesso denota la provenienza specifica. Sì perché in città grandi come quella di Milano, da quartiere a quartiere ci sono modi diversi di dire – o anche solo di pronunciare – determinate parole.
Ancora, per restare nei territori del Nordovest, il gruppo pubblico “Amici del dialetto ligure” conta 41.113 membri. E anche qui lo scopo è dichiarato: affidare al web la memoria delle parole dei nostri nonni, una sorta di digitalizzazione degli archivi immateriali della cultura popolare. «No fâte abbarlugâ da quello c’ha dixe», recita una delle decine di post con detti in vernacolo locale, con – anche qui – le traduzioni con le varianti territoriali.
In Piemonte poi il gioco si fa durissimo: il gruppo pubblico “Cui ca parlu e a capisu el piemunteis” conta la bellezza di 83.461 utenti, e già il nome che si è dato è una sfida (“quelli che parlano e che capiscono il piemontese”). Di più ancora, è decisamente più velleitaria la pagina “Feisbuc en piemuntèis”, che in poco più di 10 anni ha totalizzato oltre 120mila followers e ha l’obiettivo, dichiarato, di essere totalmente in dialetto.