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Consumi elettrici in ripresa: la transizione è in atto

ll Nordovest si conferma una delle aree più dinamiche del Paese, soprattutto per quanto riguarda gli impieghi in ambito urbano.

Consumi elettrici in ripresa: la transizione è in atto

La ripresa dei consumi elettrici registrata nel 2024 nelle città capoluogo italiane conferma come il processo di transizione energetica stia entrando in una nuova fase. Dopo due anni di contrazione, l’energia elettrica torna infatti a crescere, mentre il gas naturale continua a diminuire, portando la quota dell’elettricità a rappresentare il 48,4% dei consumi finali complessivi delle due fonti. Si tratta del valore più elevato degli ultimi vent’anni e di un segnale evidente della progressiva elettrificazione dei consumi urbani, accompagnata dalla forte espansione del fotovoltaico e delle infrastrutture per la mobilità elettrica. In questo contesto il Nordovest si conferma una delle aree più dinamiche del Paese e Lombardia, Piemonte e Liguria rappresentano territori chiave sia per il peso del sistema produttivo sia per la capacità di innovazione delle principali città.

La Lombardia continua a distinguersi per livelli di consumo elettrico tra i più elevati d’Italia, una caratteristica strettamente legata alla presenza di un tessuto industriale particolarmente sviluppato. Milano rimane tra i capoluoghi metropolitani con i consumi elettrici più consistenti, mentre Brescia si conferma il capoluogo provinciale con il valore pro capite più alto del Paese, pari a 94,2 tonnellate equivalenti di petrolio ogni 100 abitanti. Un dato che riflette la forte concentrazione di attività produttive e manifatturiere. Anche sul fronte della mobilità sostenibile la regione continua a rafforzare la propria rete di infrastrutture, contribuendo alla crescita dei punti di ricarica per i veicoli elettrici che interessa l’intero Nordovest.

Il Piemonte presenta un quadro differente ma altrettanto significativo. Torino registra consumi elettrici domestici inferiori agli 8 tep per 100 abitanti, collocandosi tra le grandi città metropolitane con i livelli più contenuti. Allo stesso tempo il capoluogo piemontese emerge come uno dei riferimenti nazionali per la mobilità elettrica, risultando la città metropolitana con la maggiore disponibilità di punti di ricarica in rapporto alla popolazione, con circa 1,2 punti ogni mille abitanti. Tra gli altri capoluoghi della regione spicca Cuneo, che nel 2024 ha fatto segnare uno degli incrementi più elevati dei consumi elettrici a livello nazionale, con una crescita del 34,4% rispetto all’anno precedente.

Anche la Liguria partecipa al percorso di trasformazione delineato dall’Istat. Genova presenta consumi elettrici domestici inferiori agli 8 tep per 100 abitanti, confermando livelli relativamente contenuti tra i grandi capoluoghi italiani. Pur con caratteristiche territoriali differenti rispetto a Lombardia e Piemonte, anche la regione beneficia dell’espansione delle infrastrutture di ricarica e della crescente diffusione degli impianti fotovoltaici, elementi destinati a sostenere nei prossimi anni la progressiva decarbonizzazione dei consumi.

Nel complesso il Nordovest conferma il proprio ruolo di protagonista della transizione energetica nazionale. L’area registra infatti consumi elettrici non domestici tra i più elevati del Paese e si distingue anche per il più alto tasso di autoconsumo dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici, con il 46% dell’elettricità generata che viene utilizzata direttamente sul posto. Si tratta di un indicatore che testimonia la crescente diffusione di sistemi di accumulo e di una gestione sempre più efficiente dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

Per decenni il Nordovest è stato il simbolo dell’industria italiana. Oggi quella vocazione non è venuta meno, ma sta cambiando pelle. La fabbrica del futuro produce meno emissioni, consuma meno energia, digitalizza i processi e investe nella ricerca. E’ la direzione indicata anche dal Rapporto Istat sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Un percorso già avviato ma incompleto: nell’ultimo decennio il 53,8% degli indicatori dell’Agenda 2030 è migliorato, l’11,3% è peggiorato e il 34,8% ha avuto un andamento discontinuo. Lombardia e Piemonte figurano tra le regioni con il profilo più equilibrato, mentre la Liguria presenta un quadro positivo, con alcune criticità legate soprattutto a demografia e sostenibilità urbana. La Lombardia resta il principale motore economico nazionale e Milano il maggiore ecosistema italiano dell’innovazione ma la trasformazione coinvolge anche i distretti di Brescia, Bergamo, Varese e Brianza. La regione mantiene inoltre un vantaggio sulle infrastrutture digitali, grazie all’ampia diffusione della fibra FTTH. Il Piemonte vive una profonda trasformazione industriale. L’automotive, cuore storico dell’economia regionale, sta affrontando la conversione verso la mobilità elettrica e connessa. Crescono aerospazio, meccatronica, robotica e tecnologie ambientali, sostenuti dal rapporto tra università, centri di ricerca e imprese. Torino resta così un laboratorio dell’industria avanzata, chiamata a coniugare competitività e decarbonizzazione. La Liguria gioca invece la carta del mare: Genova e La Spezia sono porte strategiche per le merci dirette in Europa e investono in elettrificazione, digitalizzazione e logistica sostenibile. La competitività futura dipenderà dalla capacità di integrare porti efficienti, trasporto ferroviario e riduzione delle emissioni lungo la filiera. La transizione riguarda però anche i comparti tradizionali. Oltre il 60% delle emissioni nazionali di ammoniaca dall’agricoltura si concentra tra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Anche l’uso dei fertilizzanti resta elevato: Lombardia e Liguria superano i 1.000 chili per ettaro, contro una media nazionale di 455. Accanto alle opportunità emergono criticità: la transizione richiede investimenti e personale qualificato, sempre più difficile da reperire.