Allarme in Consiglio regionale

Carceri piemontesi, sovraffollamento arrivato al 119% e troppo pochi agenti

La Regione investe 2,5 milioni di euro per il reinserimento sociale.

Carceri piemontesi, sovraffollamento arrivato al 119% e troppo pochi agenti

Sovraffollamento, carenza di agenti, aggressioni e assistenza sanitaria insufficiente: è il quadro emerso durante la seduta del Consiglio regionale dedicata alle condizioni delle persone detenute e del personale penitenziario in Piemonte. Un confronto che ha riunito istituzioni, sindacati e amministratori locali, facendo emergere criticità diffuse negli istituti e la richiesta di interventi strutturali. Il vicepresidente della Regione, Maurizio Marrone, ha illustrato un investimento di 2,5 milioni di euro, provenienti da fondi nazionali ed europei, per favorire il reinserimento sociale e sostenere le misure alternative alla detenzione. Il programma prevede oltre 1,1 milioni per quattro hub territoriali dedicati ai lavori di pubblica utilità, 860 mila euro per quattro sportelli multiservizi e 400 mila euro per la residenzialità temporanea. Altri 40 mila euro sono destinati alla continuità dell’hub di Torino fino al 31 dicembre 2026. «Facciamo arrivare ai Comuni e al terzo settore le risorse necessarie per l’inserimento lavorativo e abitativo», ha dichiarato Marrone.

Sul fronte della sicurezza, i sindacati hanno denunciato carichi di lavoro insostenibili. Gerardo Romano, vicesegretario regionale Osapp, ha riferito di 62 aggressioni dall’inizio dell’anno e turni fino a 20 ore consecutive, richiamando anche l’incendio verificatosi nel carcere di Torino e chiedendo verifiche sui dispositivi antincendio. Raffaele Tuttolomondo, segretario nazionale Sinappe, ha segnalato turni fino a 18 ore e assegnazioni di personale insufficienti. Sara Comoglio, della Fp Cgil, ha indicato un sovraffollamento regionale del 119% e la mancanza di centinaia di agenti.
I numeri delle singole strutture confermano le difficoltà. Al Lorusso e Cutugno di Torino si contano circa 1.600 detenuti, quasi 500 oltre la capienza regolamentare, mentre gli agenti in servizio sono 692 sui 901 previsti. A Vercelli sono presenti 376 detenuti per 219 posti, con un sovraffollamento del 162%; ad Asti 276 persone per 200 posti, pari al 138%. Ad Alessandria, invece, sono stati segnalati ritardi nella trasformazione del carcere San Michele in hub nazionale per il regime del 41 bis.

Accanto agli organici, resta centrale il problema della salute. Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei medici di Torino, ha riferito che il 40% dei detenuti fa uso di psicofarmaci, chiedendo un rafforzamento dell’assistenza psichiatrica, maggiore continuità nelle cure e più telemedicina.

La garante regionale Monica Formaiano, illustrando la relazione annuale 2025, ha indicato in 4.537 le persone detenute in Piemonte e in 218 le segnalazioni ricevute dai suoi uffici nell’anno. Tra le criticità figurano le condizioni degli edifici, l’accesso alle cure, i tempi di attesa per le misure alternative e la prevenzione dei suicidi. Un segnale positivo arriva dal lavoro: secondo il provveditore regionale Mario Antonio Galati, nelle carceri piemontesi operano 54 cooperative e imprese, 27 delle quali hanno richiesto sgravi fiscali per 500 mila euro nel 2027. Per le istituzioni e i rappresentanti del mondo giudiziario, tuttavia, il reinserimento richiede investimenti stabili, formazione e opportunità occupazionali, insieme a interventi urgenti per garantire dignità e sicurezza dentro gli istituti.