I consigli

Aterosclerosi e autoimmunità, i consigli del dottor Pigoli

Il processo di formazione della placca ateromasica non può più essere letto soltanto come un problema meccanico di grasso che si deposita nelle arterie.

Aterosclerosi e autoimmunità, i consigli del dottor Pigoli

di Micol Baronio

Il processo di formazione della placca ateromasica non può più essere letto soltanto come un problema meccanico di grasso che si deposita nelle arterie. Il dottor Giuseppe Pigoli, oncologo, patologo clinico ed esperto di nutrizione, invita a guardare l’aterosclerosi come il risultato di due componenti che si sovrappongono: da una parte la dislipidemia, cioè l’alterazione del quadro lipidico, dall’altra una componente infiammatoria cronica che oggi appare sempre più rilevante e che presenta punti di contatto con le malattie autoimmuni.
Pigoli parte da un chiarimento essenziale: il colesterolo non è il male assoluto. Viene prodotto dal fegato, soprattutto durante la notte, e serve all’organismo per funzioni fondamentali. Diventa vitamina D, partecipa alla sintesi degli ormoni, contribuisce alla produzione del coenzima Q10 ed entra in processi indispensabili per il metabolismo cellulare e per il sistema immunitario. Il problema, dunque, non è la sua esistenza, ma il suo eccesso e soprattutto il modo in cui circola e si modifica. Le LDL, spiega il medico, sono le lipoproteine che trasportano il colesterolo verso i tessuti; le HDL, invece, lo riportano al fegato, dove può essere eliminato.
Ma non basta dire colesterolo buono e colesterolo cattivo. Quando le LDL restano troppo a lungo in circolo, soprattutto se elevate, tendono ad alterarsi. Ed è proprio qui che si innesca il passaggio critico: le LDL ossidate sono quelle più aterogene, perché si infiltrano più facilmente nella parete del vaso, vengono riconosciute come anomale e scatenano una risposta infiammatoria. Arrivano cellule immunitarie, si formano le cosiddette cellule schiumose e prende avvio la placca aterosclerotica.
Per questo, secondo Pigoli, non basta fermarsi al colesterolo totale: tra gli esami più utili ci sono LDL totali, LDL ossidate, HDL, proteina C reattiva ad alta sensibilità e colesterolo non HDL, che dà una misura più completa della quota aterogena.
Il punto decisivo è che l’ateroma non viene più letto come un semplice deposito passivo, ma come una lesione infiammatoria cronica. Se questa infiammazione continua, la placca può diventare instabile, ulcerarsi e favorire la formazione di trombi, fino all’infarto o all’ictus. Da qui il legame con l’autoimmunità: alcuni studi citati dal dottor Pigoli mostrano che le cellule T coinvolte nell’aterosclerosi presentano caratteristiche simili a quelle osservate in patologie autoimmuni, come l’artrite psoriasica.
Sul piano pratico, il medico invita a non banalizzare valori apparentemente solo “un po’ alti”, soprattutto se ci sono altri fattori di rischio come diabete, prediabete, ipertensione, sindrome metabolica o sovrappeso. La prima correzione passa dallo stile di vita: attività fisica regolare, anche semplicemente camminare a passo svelto per 45-60 minuti al giorno, meglio se con costanza; pasti serali leggeri e anticipati; riduzione di zuccheri semplici e grassi saturi; più spazio a frutta, verdura e alimenti ricchi di antiossidanti. Pigoli insiste molto su questo aspetto: dove c’è colore negli alimenti, spesso c’è una quota importante di sostanze antiossidanti utili a contrastare l’ossidazione delle LDL.
La direzione, quindi, è quella di un’alimentazione antiinfiammatoria, vicina alla vera dieta mediterranea, ricca di vegetali, fibre e grassi buoni, senza affidarsi a scorciatoie. Perché, nella sua lettura, il rischio cardiovascolare si abbassa davvero solo quando si correggono insieme lipidi, infiammazione e stile di vita.