Quasi quattro famiglie su 10 hanno animali domestici e sono circa 25 milioni 500mila gli animali domestici nelle famiglie.
Quante sono le famiglie che hanno animali domestici nel Nordovest?
L’Istat lo rileva nel contesto dell’indagine multiscopo “I cittadini e il tempo libero” riferita al 2024. E i dati sono in crescita. Nel Centro vi è più alta la quota di famiglie residenti che accolgono animali in casa (42,7%). Seguono le famiglie residenti nel Nordest (40,3%) e quelle del Nordovest (38,5%). Meno frequente la presenza di un animale domestico tra i residenti delle Isole (34,3%) e del Sud (31%). Considerando invece l’ampiezza demografica dei Comuni, si osserva una presenza di animali domestici meno frequente nei grandi centri urbani rispetto ai Comuni di dimensione minore. Nei Comuni centro di aree metropolitane, a esempio, il 29,4% delle famiglie ha uno o più animali domestici rispetto al 45% nei Comuni tra 2mila e 10mila abitanti.
La maggior concentrazione nei Comuni sotto i 2mila abitanti
Il massimo si tocca nei Comuni sotto i 2mila abitanti, dove hanno animali domestici quasi una famiglia su due (47,7%), facilitata anche da una maggiore disponibilità di spazi verdi e da una dimensione media delle abitazioni più ampia. La presenza di animali domestici è più diffusa (45,5%) tra le famiglie con titolo di studio medio-alto (almeno diploma di scuola superiore), mentre scende (30,2%) tra quelle in cui il titolo di studio è al massimo la licenza media. Dal momento che il possesso di animali da compagnia implica anche un impegno di natura economica si registra una lieve associazione con le risorse economiche a disposizione della famiglia:41,6% tra coloro che dichiarano ottime risorse economiche, rispetto al 37,7% del totale.
Cani e gatti sono i più presenti
Ma quali sono gli animali “preferiti”? Cani e gatti sono gli animali più presenti, circa il 33,9% delle famiglie ne ospita almeno uno. In particolare, il 22,1% delle famiglie ha uno o più cani mentre il 17,4% uno o più gatti. Il numero medio di cani per famiglia, tra quelle che ne possiedono, è pari a 1,3, mentre quello dei gatti è di 1,8. Inferiore è la quota di famiglie che possiede uno o più pesci (3,2%), mentre circa il 6% delle famiglie ha altre specie di animali domestici. Tra queste ultime, soprattutto uccelli (1,5% delle famiglie) e tartarughe (1,3%). Sono il 51,2% delle coppie con figli grandi ad avere animali domestici, seguite dalle famiglie monogenitore con figli di almeno 14 anni (48,8%). Le coppie con figli minori di 14 anni per il 43,3% ospitano animali domestici seguiti dai monogenitori di figli sempre di età inferiore ai 14 anni (42,5%). Anche le coppie senza figli con membri che abbiano meno di 65 anni mostrano un significativo interesse nell’ospitare animali domestici in casa (47,9%), abitudine che cresce nel tempo di 10 punti percentuali: dal 38% nel 2006 al 42% nel 2015, fino al 47,9% nel 2024.
La quota di persone sole di 65 anni e più con animali domestici (22,7%) è la più bassa, seguono le persone sole con meno di 64 anni (30,8%). Soprattutto le coppie con figli di almeno 14 anni ospitano con maggiore frequenza cani o gatti (46,7%, in crescita di 3,6 punti percentuali rispetto al 2015), seguite dalle famiglie monogenitore con figli di almeno 14 anni (45,9%, +4,9 punti percentuali sul 2015) e dalle coppie senza figli con membri con meno di 65 anni (44,9%, +8,6 punti percentuali). La presenza di pesci è relativamente più frequente nelle coppie con almeno un figlio con meno di 14 anni (10,8%) e nelle famiglie monogenitore con almeno un figlio d’età inferiore ai 14 anni (10,0%). Infine, sono sempre le coppie con figli con almeno un figlio sotto i 14 anni a ospitare più frequentemente in casa uno o più animali di altre specie (4,6%).
Le donne (di tutte le fasce d’età) mostrano una propensione maggiore per questa attività di cura, evidenziando uno scarto di circa 6 punti percentuali di differenza rispetto agli uomini. Tra i giovani di 11-24 anni l’attività intensa di cura coinvolge il 20,2% del collettivo; seguono le persone tra i 25 e i 44 anni (24,3%) e, in particolare, le persone tra i 45 e i 64 anni (28,8%). Dopo i 65 anni, invece, il valore scende al 18,8%.