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Andrea Macrì ai giochi paralimpici: «Non andremo per partecipare»

L'intervista all'atleta Andrea Macrì, che è stato scelto per l'accensione della fiamma paralimpica in Inghilterra.

Andrea Macrì ai giochi paralimpici: «Non andremo per partecipare»

Il 6 marzo sono iniziati anche i XIV Giochi paralimpici invernali. Il Viaggio della Fiamma Paralimpica, però, è iniziato lo scorso 24 febbraio a Stoke Mandeville nel Regno Unito da dove, poi, è arrivata a Torino: un percorso di 13 tappe in 11 giorni che in questi giorni coinvolgerà 501 tedofori, toccando Milano, Roma, Bolzano, Trento, Trieste, Cortina, Bologna Venezia, Padova e Verona ma anche Bari e Napoli con un palco mobile.
Ad accendere la fiamma al braciere britannico la campionessa inglese di sci alpino paralimpico Millie Knight e il vice capitano della squadra italiana di para ice hockey, Andrea Macrì.

«Un orgoglio, un onore pazzesco – il suo commento – Per me è stata un’emozione incredibile essere stato scelto dal Comitato paralimpico per la cerimonia».

Macrì, torinese classe 1991, sulla sedia a rotelle da quando ha 17 anni, vittima del crollo del liceo Darwin di Rivoli nel 2008.

«Durante il mio ricovero ospedaliero – ricorda – ho conosciuto Claudio Zannotti, ex giocatore dei Tori Seduti, che mi ha invitato a provare uno sport che non conoscevo: non ho mai smesso. Mi sono sentito a mio agio, in un luogo in cui potevo essere me stesso. Se mi avessero detto che sarei arrivato alle Paralimpiadi (Macrì è alla sua quarta edizione: ndr) non ci avrei creduto, perché non avevo mai approcciato questo mondo; mi mancavano le basi della conoscenza. Praticavo sci e nuoto, ma con il para ice hockey e la scherma in carrozzina ho scoperto due sport nei quali avevo un talento e questo è stato uno degli aiuti più grandi».

Macrì è concentrato sull’aspetto sportivo perché questi Giochi sono una «chance e una responsabilità», lui e tutta la squadra hanno faticato tantissimo per arrivare a questa occasione e vogliono dare il meglio.

«Non andremo per partecipare – assicura – ma si vedrà. Conosciamo il nostro valore e quello dei nostri avversari; il nostro grande potenziale, ma siamo anche consapevoli che può accadere di tutto durante una competizione, come abbiamo visto anche nei Giochi Olimpici. Ci meritiamo il palcoscenico delle Paralimpiadi e vogliamo godercelo: imparare a giocare con meno stress o tensione e un sorriso, è fondamentale».

In questo scenario di aspettative e forza, vi è, però, anche il rammarico di sapere che il futuro non è né certo né sereno.

«In questi ultimi quattro anni – spiega Macrì – non abbiamo avuto visibilità e non vi sono state attività di promozione per cercare nuovi atleti. L’età media della squadra è elevata e tanti smetteranno dopo questa Paralimpiade. Il nostro sport rischia di scomparire. Ci preoccupa la mancanza di attenzione da parte degli addetti ai lavori che dovrebbero “utilizzarci” per lasciare un messaggio preciso, per aumentare l’interesse. E’ vero che alcune partite all’Arena Santa Giulia hanno già registrato il tutto esaurito e quindi speriamo che tutto proceda per il meglio».

Gli atleti si allenano due volte a settimana su ghiaccio e affiancano un percorso «a secco» in palestra:

«Due allenamenti sono pochi e chi può aggiunge sessioni su ghiaccio: io per esempio andavo a Varese – precisa il vice capitano – con la mia auto per incrementare la preparazione. E da un anno siamo seguiti anche da un nutrizionista che, con i suoi consigli, permette di calibrare l’alimentazione affinché sia la più sana e corretta possibile. La nostra vita è diversa da quella degli atleti puri: noi siamo lavoratori che incastrano lo sport nelle loro vite e il nemico peggiore per un’alimentazione corretta è il tempo, la sua mancanza, la frenesia».

Macrì dal 2022 è legacy manager della Fondazione Milano-Cortina e da allora ha vissuto da pendolare tra la casa di Torino e la sede lavorativa a Milano. Ai giovani consiglia di

«non avere paura, di superare il primo sforzo che consiste nel mettersi in gioco perché lo sport deve essere vissuto con gioia, come un divertimento, una valvola di sfogo tra studio e lavoro. Lo sport regala nuovi obiettivi ed è importante anche per un reinserimento sociale».

Messaggi chiari, che rappresentano lo spirito e i valori delle Paralimpiadi e poi si scende in campo per ottenere risultati e, perché no, per cercare nuovi atleti da inserire nella squadra del futuro.