La corruzione negli appalti pubblici non è un fenomeno confinato alle aree tradizionalmente considerate più esposte.
Anche il Nordovest entra nella fotografia tracciata dall’Autorità nazionale anticorruzione nel rapporto “Corruzione e appalti in Italia: Analisi gennaio 2020 – maggio 2026”, pubblicato a giugno. Nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026, l’Anac ha analizzato 135 note informative relative a 141 procedimenti penali, provenienti da 100 Procure della Repubblica. Sono stati censiti 1.295 capi di imputazione e 994 persone fisiche coinvolte.
Lombardia, il dato più alto del Nord
E’ la Lombardia a presentare il dato più consistente tra le nostre regioni: 14 note informative, pari a circa il 10,4% del totale. Nel quadro nazionale, la regione si colloca al terzo posto, dietro Sicilia e Campania. Il rapporto evidenzia infatti che quasi il 24% dei procedimenti è stato attivato in Sicilia, oltre il 18% in Campania e il 10,4% in Lombardia. Un dato che va letto con cautela. L’Anac precisa che la distribuzione territoriale è costruita sulla localizzazione della Procura della Repubblica procedente e che il rapporto considera esclusivamente i fatti emersi e comunicati dall’autorità giudiziaria. Di conseguenza, l’assenza o la bassa presenza di casi in una determinata regione non può essere interpretata come estraneità al fenomeno.
Piemonte, otto procedimenti e un’incidenza pro capite significativa
Il Piemonte si colloca subito dopo Lombardia, Abruzzo ed Emilia Romagna nella graduatoria regionale. Rapportando i casi alla popolazione residente, il Piemonte raggiunge però 1,9 casi per milione di abitanti, uno dei valori più elevati tra le regioni prese in considerazione dall’analisi pro capite. La Lombardia si ferma invece a 1,1 casi per milione, valore analogo a quello dell’Emilia Romagna.
Liguria, quattro casi
La Liguria registra 4 note informative. Un numero decisamente inferiore a quello lombardo e piemontese, ma anche in questo caso l’Anac invita a non trasformare il dato in una classifica assoluta del rischio di corruzione.
Il vero punto critico: gli appalti comunali
Al di là delle differenze territoriali, il rapporto individua un elemento comune che riguarda tutto il Paese e, dunque, anche Lombardia, Piemonte e Liguria: il livello locale rappresenta uno dei principali punti di vulnerabilità. Sono 212 le stazioni appaltanti coinvolte nelle vicende esaminate, per oltre 530 contratti o concessioni. Quasi la metà delle stazioni appaltanti interessate, 98 casi pari al 46,2%, è costituita da Comuni. Seguono gli enti pubblici sanitari, con 44 casi, e le società pubbliche, con 30. Considerando anche gli altri enti territoriali, la quota complessiva riconducibile al sistema locale arriva a quasi il 53%. E’ dunque soprattutto nella gestione concreta degli appalti, nei Comuni e negli enti territoriali, che secondo l’Anac si concentra una parte rilevante dei rischi.
Gare “su misura” e corruzione
A dominare le contestazioni non è un singolo modello di corruzione, ma soprattutto la turbativa della gara o del procedimento di scelta del contraente. Le fattispecie previste dagli articoli 353 e 353-bis del codice penale rappresentano il 28,3% dei reati di interesse individuati. Seguono la corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, con il 22,2%, e la corruzione attiva dal lato del privato, con il 21,2%. L’Anac descrive meccanismi che possono comprendere offerte concordate, requisiti costruiti per favorire una determinata impresa o bandi predisposti con caratteristiche tecniche “su misura”. Non mancano, inoltre, i casi legati alla fase successiva all’aggiudicazione. Truffa e truffa aggravata rappresentano l’8,5% dei reati analizzati e possono incidere sulla qualità, sui costi e sulla corretta esecuzione delle prestazioni previste dal contratto. Non solo grandi opereUn altro elemento significativo riguarda la dimensione delle imprese. Delle 307 imprese per le quali l’Anac dispone del dato dimensionale, 121 sono microimprese, 90 piccole, 57 medie e 39 grandi. Micro e piccole imprese rappresentano quindi complessivamente il 68% dei casi considerati. Il fenomeno, dunque, non riguarda soltanto i grandi cantieri o le grandi commesse. Il rapporto evidenzia come molte vicende coinvolgano enti territoriali e contratti di importo relativamente contenuto, accanto a casi riguardanti appalti di grande dimensione. Inoltre, oltre il 97% dei contratti considerati nel periodo aveva un valore inferiore a 5 milioni di euro e circa il 90% era sotto il milione.
La sfida
La fotografia del Nordovest restituisce quindi la necessità di rendere più robusti i controlli nelle procedure di affidamento e, soprattutto, nei rapporti tra amministrazioni e imprese. La conclusione dell’Anac è netta: la repressione deve continuare, ma deve essere accompagnata da prevenzione, trasparenza, protocolli di legalità, controlli sui conflitti di interesse e adeguati sistemi organizzativi interni alle amministrazioni. Particolare attenzione viene dedicata agli affidamenti diretti, cresciuti sensibilmente negli ultimi anni. Il rapporto sottolinea infine che i controlli preventivi possono consentire di “mettere in sicurezza” grandi e piccole opere, conciliando rapidità, trasparenza e riduzione del rischio di abusi e contenziosi. Per Lombardia, Piemonte e Liguria, dunque, il dato Anac non è una semplice graduatoria regionale. È piuttosto un campanello d’allarme sul punto in cui il rischio può annidarsi più facilmente: la gestione quotidiana degli appalti pubblici, soprattutto a livello locale, dove la trasparenza delle procedure e la qualità dei controlli diventano decisive per evitare che una gara si trasformi in un terreno di accordi illeciti.