Salute e benessere

Accumuliamo 7 chili di inquinanti l’anno, ecco perché è necessario il detox degli organi

I consigli di Mario Menin, esperto di tecnologie farmaceutiche.

Accumuliamo 7 chili di inquinanti l’anno, ecco perché è necessario il detox degli organi

Secondo il dottor Mario Menin, esperto di tecnologie farmaceutiche, ogni anno l’organismo umano accumula mediamente sette chili di sostanze tossiche provenienti dall’ambiente, dall’alimentazione e dagli stili di vita. È un dato che può apparire sorprendente, ma che diventa plausibile se si considera l’esposizione quotidiana a contaminanti ambientali, residui chimici, farmaci, additivi alimentari e sostanze voluttuarie. Questo carico tossico progressivo rappresenta uno dei principali fattori alla base dell’infiammazione cronica sistemica di basso grado, oggi riconosciuta come terreno comune di molte patologie metaboliche, cardiovascolari e degenerative.
Il corpo umano possiede sistemi di eliminazione ben definiti, ma questi sistemi possono andare incontro a sovraccarico. Quando ciò accade, le tossine non vengono più efficacemente eliminate e tendono ad accumularsi, in particolare sotto forma di sostanze lipofile che si depositano nel tessuto adiposo, mantenendo nel tempo uno stimolo infiammatorio costante.
È in questo contesto che il detox assume un significato fisiologico preciso: sostenere gli organi emuntori affinché possano tornare a svolgere correttamente la loro funzione. Il primo organo coinvolto è il fegato, vero centro metabolico della disintossicazione. Il fegato neutralizza tossici ambientali, metabolizza l’alcol e gestisce la biotrasformazione dei farmaci. Menin sottolinea come oggi molte persone assumano quotidianamente più terapie per patologie croniche, imponendo a questo organo un carico di lavoro continuo. Un fegato sovraccarico non solo elimina meno efficacemente le tossine, ma può anche modificare il metabolismo dei farmaci, riducendone l’efficacia o aumentandone gli effetti collaterali. A supporto della funzione epatica, la fitoterapia mette a disposizione piante ben documentate: il cardo mariano, grazie alla silimarina, svolge un’azione epatoprotettiva, antiossidante e rigenerativa; il carciofo favorisce la produzione e il deflusso della bile, migliorando digestione ed eliminazione delle sostanze di scarto; il filanto, noto come “spaccapietre”, contribuisce al benessere epatico e biliare ed è utile nei ristagni della bile.
Accanto al fegato, i reni rappresentano il principale filtro del sangue. Ogni giorno eliminano scorie metaboliche e sostanze idrosolubili attraverso le urine. Quando il sangue è cronicamente carico di tossine, anche la funzione renale può risultare affaticata. Il drenaggio renale ha quindi l’obiettivo di facilitare l’eliminazione delle scorie e ridurre il ristagno. In questo ambito trovano impiego piante con azione diuretica e depurativa, utili a sostenerne il lavoro quotidiano.
Un ruolo centrale è svolto dall’intestino. Oltre all’assorbimento dei nutrienti, rappresenta una via fondamentale di eliminazione delle tossine. Se la funzione intestinale è rallentata o alterata, parte delle sostanze già eliminate dal fegato può essere riassorbita, vanificando il processo di disintossicazione. Per questo, spiega Menin, il detox deve sempre includere il supporto della funzionalità intestinale, favorendo un corretto transito e un ambiente intestinale efficiente. Spesso dimenticato è il sistema linfatico, una rete diffusa in tutto il corpo deputata al drenaggio dei liquidi interstiziali e delle scorie metaboliche. Quando questo sistema rallenta, si creano ristagni che favoriscono gonfiore, infiammazione e accumulo di tossine. Il drenaggio linfatico diventa, quindi, una componente essenziale di qualsiasi strategia detox ben strutturata.
Infine, anche la pelle partecipa ai processi di eliminazione. Attraverso il sudore vengono espulse numerose sostanze di scarto. Non è raro che, in condizioni di sovraccarico tossico, la pelle manifesti infiammazioni o impurità, diventando un vero organo di compenso.
Il detox, conclude Menin, non è un intervento occasionale né una moda, ma un supporto fisiologico da modulare nel tempo: prima, durante o dopo terapie farmacologiche, nei cambi di stagione o dopo periodi di eccessi alimentari. Fondamentale resta l’idratazione, senza la quale qualsiasi drenaggio perde significato biologico. In un contesto di esposizione costante agli inquinanti, sostenere gli organi di eliminazione diventa una strategia di prevenzione concreta e necessaria.