Lo studio

Giovani laureati, l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

Il traguardo europeo del 45% entro il 2030 è lontano per Openpolis e Istat.

Giovani laureati, l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

L’Italia continua a essere una delle ultime realtà dell’Unione europea per presenza di giovani laureati.

Nel 2025, secondo l’analisi di Openpolis su dati Eurostat, solo il 31,1% degli italiani tra i 25 e i 34 anni possedeva un titolo di istruzione terziaria: un dato che colloca il Paese al penultimo posto nell’Ue, davanti soltanto alla Romania. La media europea si attestava invece al 44,8%. I dati territoriali elaborati relativi alla fascia 25-39 anni, mostrano come tra il 2018 e il 2024 la quota sia aumentata in molte province, ma con differenze significative.

Torino cresce, Cuneo arretra

In Piemonte il quadro è tutt’altro che uniforme. Torino e Verbano Cusio Ossola registrano entrambe un aumento di 5,3 punti della quota di giovani laureati tra il 2018 e il 2024. Nel capoluogo piemontese si passa dal 31,1% al 36,4%, mentre nel Verbano Cusio Ossola dal 22,1% al 27,4%. Anche Biella mostra una crescita importante, pari a 3,3 punti, passando dal 31,1% al 34,4%. Più contenuti gli incrementi di Asti, che passa dal 23% al 23,7%, e Alessandria, dal 24,5% al 25,1%. Non tutte le province seguono però la stessa direzione. Novara registra una lieve diminuzione, da 27,7% a 27,3%, mentre il calo è più marcato a Vercelli, dove la quota scende di 3,4 punti, dal 27,5% al 24,1%. Il dato più negativo del Piemonte riguarda Cuneo: in sei anni la percentuale di giovani laureati passa dal 24,7% al 20,3%, con una diminuzione del 4,4%.

Lombardia: Milano al vertice, ma Pavia perde terreno

Anche la Lombardia presenta differenze molto marcate. La provincia di Milano raggiunge nel 2024 il 45,5% di giovani laureati tra i 25 e i 39 anni, contro il 40,8% del 2018. L’incremento è di 4,7 punti percentuali. Una crescita ancora più consistente si registra a Varese, che passa dal 29,6% al 35,2%, con un aumento di 5,6 punti. Crescono inoltre Lecco (+4,2 punti), Monza e Brianza (+1,8), Bergamo (+1,7), Como (+1,6), Mantova (+0,7) e Cremona (+0,4).Il segno cambia invece in altre province. A Brescia la quota di giovani laureati scende dal 26,7% al 24,5%, mentre a Sondrio diminuisce di 2,6 punti. Il calo è ancora più marcato a Lodi, dove si passa dal 24,9% al 21,1%, pari a -3,8 punti. A Pavia si registra invece la diminuzione più forte della Lombardia: dal 30,7% al 25,3%, cioè 5,4 punti percentuali in meno.

Liguria, una regione spaccata in due

Anche la Liguria restituisce un quadro molto differenziato. Nel 2024 la provincia con la maggiore incidenza di giovani laureati è Genova, con il 32,2%, in crescita di 1,2 punti rispetto al 31% del 2018.Il risultato più positivo della regione è però quello di La Spezia. Qui la quota di giovani laureati passa dal 24,4% al 26,3%, con un incremento di 1,9 punti percentuali. Il quadro cambia nelle altre due province. A Imperia la percentuale scende dal 21,8% al 20,1%, con una diminuzione di 1,7 punti. Ancora più forte il calo a Savona, dove si passa dal 30,4% al 28,1%, pari a -2,3 punti percentuali. La Liguria appare quindi divisa: La Spezia e Genova migliorano, mentre Imperia e Savona arretrano. E proprio Savona presenta una particolarità significativa: nonostante il calo, nel 2024 mantiene una quota di giovani laureati superiore a quella di La Spezia e Imperia.

Fenomeno che divide il Nord

Il problema della bassa incidenza dei giovani laureati, dunque, non riguarda soltanto le regioni tradizionalmente più deboli sul piano dell’istruzione terziaria. Anche all’interno delle aree economicamente più sviluppate del Paese emergono profonde differenze territoriali. Le grandi aree urbane e universitarie sembrano riuscire più facilmente ad attrarre e trattenere giovani con un titolo di studio elevato. Milano raggiunge il 45,5% e Torino il 36,4%, mentre in altre province la quota resta molto più bassa o addirittura diminuisce rispetto al 2018. La Liguria offre un ulteriore esempio di questa frammentazione: Non soltanto un problema universitario. Il numero di laureati non dipende soltanto dalla capacità del sistema universitario di formare nuovi professionisti. A incidere sono anche le condizioni economiche delle famiglie, la possibilità di sostenere il percorso di studi, l’offerta formativa disponibile e, soprattutto, le opportunità lavorative presenti sul territorio. Il traguardo europeo del 45% di giovani laureati entro il 2030 resta lontano per l’Italia.