Osservatorio Inps

Assegno di inclusione: tutti i numeri del Nordovest

Lombardia in testa per quantità di beneficiari: 68.724 nuclei nel 2026, il Piemonte dispensa, invece, gli importi più elevati e la Liguria ha cifre simili.

Assegno di inclusione: tutti i numeri del Nordovest

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.

L’assegno di inclusione (ADI) continua a rappresentare uno degli strumenti principali di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. I dati dell’Osservatorio Inps, aggiornati al 30 giugno, consentono di leggere il fenomeno anche attraverso la lente del Nordovest. Nel complesso, dall’introduzione dell’ADI nel gennaio 2024 fino a giugno 2026, in Italia 1.018.611 nuclei familiari hanno ricevuto almeno una mensilità della misura, coinvolgendo 2.420.226 persone. L’importo medio mensile sull’intero periodo è stato di 683 euro. La maggior parte dei nuclei si concentra nel Mezzogiorno e nelle Isole, mentre il Nord rappresenta oltre il 19% del totale.

Lombardia: la platea più ampia

Tra Lombardia, Piemonte e Liguria, è la Lombardia a presentare la platea più numerosa. Nel periodo compreso tra gennaio 2024 e giugno 2026 sono stati 68.724 i nuclei familiari che hanno ricevuto almeno una mensilità di ADI, per un totale di 141.481 persone coinvolte. Il dato assume un peso particolare anche nel confronto territoriale: la Lombardia supera nettamente il Piemonte, che conta 49.683 nuclei, e la Liguria, ferma a 18.256. In termini di persone interessate, il divario è altrettanto evidente: 141.481 in Lombardia contro 102.076 in Piemonte e 34.017 in Liguria. Non è però la Lombardia a registrare l’importo medio più elevato. Nel periodo considerato, infatti, l’assegno medio mensile è stato di 620 euro, contro i 653 euro del Piemonte e i 642 euro della Liguria. Si tratta quindi di una platea più ampia, ma con un valore medio della prestazione inferiore rispetto alle altre due regioni del Nordovest. Anche osservando il solo 2026 emerge una presenza consistente della misura: tra gennaio e giugno sono stati 50.097 i nuclei lombardi ad aver ricevuto almeno un pagamento, per 97.920 persone coinvolte, con un importo medio mensile di 607 euro.

Piemonte: una platea più piccola, ma assegni mediamente più alti

Il Piemonte presenta numeri inferiori alla Lombardia, ma il confronto economico restituisce un quadro differente. Nell’intero periodo di osservazione, i nuclei beneficiari di almeno una mensilità di ADI sono stati 49.683, mentre le persone coinvolte hanno raggiunto quota 102.076. L’importo medio mensile è stato di 653 euro, il valore più alto tra le tre regioni considerate. E’ superiore di 33 euro rispetto alla Lombardia e di 11 euro rispetto alla Liguria. Il Piemonte si distingue dunque per una combinazione particolare: una platea numericamente consistente, ma più contenuta rispetto a quella lombarda, associata a un beneficio medio più elevato. Nei primi sei mesi del 2026 i nuclei piemontesi beneficiari sono stati 37.497, con 73.813 persone coinvolte. L’importo medio mensile è risultato pari a 637 euro, mantenendosi quindi sopra il dato lombardo dello stesso periodo, pari a 607 euro.

Liguria: numeri più contenuti, ma importi vicini al Piemonte

La Liguria presenta una platea più ridotta rispetto alle due regioni vicine. Nell’intero periodo gennaio 2024–giugno 2026 sono stati 18.256 i nuclei ad aver ricevuto almeno una mensilità di ADI, per complessive 34.017 persone. Il dato più interessante emerge però ancora una volta dall’importo medio: 642 euro al mese, appena 11 euro in meno rispetto al Piemonte e 22 euro in più rispetto alla Lombardia. Nei primi sei mesi del 2026 la Liguria ha registrato 13.964 nuclei beneficiari, con 25.081 persone coinvolte e un importo medio di 631 euro. Anche in questo caso il valore medio rimane superiore a quello lombardo e vicino a quello piemontese.

Il confronto

Messo in fila, il quadro del Nordovest è quindi piuttosto netto. La Lombardia è la regione con la maggiore platea di beneficiari, con quasi 69 mila nuclei e oltre 141 mila persone coinvolte nell’intero periodo. Il Piemonte segue con quasi 50 mila nuclei e oltre 102 mila persone, mentre la Liguria si ferma a poco più di 18 mila nuclei e 34 mila persone. Ma se si passa dai numeri assoluti al valore economico della prestazione, la graduatoria cambia. Il Piemonte è al primo posto con un assegno medio di 653 euro mensili, seguito a brevissima distanza dalla Liguria con 642 euro. La Lombardia, pur avendo la platea più numerosa, presenta invece un importo medio di 620 euro. La distanza tra le tre regioni, quindi, non riguarda soltanto il numero delle famiglie che accedono alla misura, ma anche l’entità media del sostegno. Il dato non consente da solo di spiegare le differenze territoriali, ma restituisce una fotografia diversa da quella che emergerebbe guardando esclusivamente al numero dei beneficiari.

SFL: qui è il Piemonte a superare la Lombardia

Il confronto cambia ancora quando si guarda al Supporto per la formazione e il lavoro (SFL). La misura è rivolta ai singoli componenti dei nuclei familiari tra 18 e 59 anni e lega il sostegno economico alla partecipazione a percorsi di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, orientamento e accompagnamento al lavoro. Dal 2025 l’indennità è pari a 500 euro mensili. Nell’intero periodo settembre 2023–giugno 2026, il Piemonte conta 11.691 beneficiari SFL, diventando così la prima delle tre regioni considerate. La Lombardia segue con 9.011 beneficiari, mentre la Liguria ne registra 2.303. Anche sul piano della durata media il Piemonte mantiene il primato: i suoi beneficiari hanno percepito in media 8,4 mensilità, contro le 7,8 della Lombardia e le 7,8 della Liguria. E’ un elemento che distingue ulteriormente le tre realtà. Se per l’ADI la Lombardia è nettamente la regione con il maggior numero di nuclei coinvolti, per il SFL il Piemonte passa davanti, sia per numero di beneficiari sia per numero medio di mensilità percepite.

Due strumenti diversi

ADI e SFL fotografano fenomeni collegati ma non sovrapponibili. L’ADI è rivolto ai nuclei familiari che presentano specifiche condizioni di fragilità, tra cui la presenza di minori, persone con disabilità, componenti di almeno 60 anni. Per il SFL invece il beneficio è subordinato alla partecipazione a percorsi di formazione.