Lo studio di Civiqa

Shock energia, territori a rischio anche nel ricco e sicuro Nordovest

Gli autori dello studio hanno realizzato un indice di esposizione energetica, assegnandolo ai territori del nostro Paese, per cercare di gestire in modo più consapevole le conseguenze sui territori delle crisi energetiche.

Shock energia, territori a rischio anche nel ricco e sicuro Nordovest

Immagine di apertura realizzata con intelligenza artificiale.

Il Comune più esposto d’Italia al rischio di shock energetico è Fiumicino, per la presenza dell’aeroporto Leonardo da Vinci. Il secondo in classifica è San Donato Milanese, per il peso del polo industriale. La cittadina in provincia di Milano è tra i 7.890 Comuni analizzati dallo studio condotto da Civiqa, la piattaforma di gestione della spesa pubblica. Gli autori dello studio hanno realizzato un indice di esposizione energetica, assegnandolo ai territori del nostro Paese, per cercare di gestire in modo più consapevole le conseguenze sui territori delle crisi energetiche.

Nella top ten dei Comuni più esposti allo shock energetico come quello causato dalla chiusura dello stretto di Hormuz nel febbraio di quest’anno, il secondo centro del Nordovest presente è ancora lombardo, e ancora nella provincia milanese: Peschiera Borromeo, in 6ª posizione dopo Pomigliano d’Arco e Augusta.

Al 9° posto il terzo comune del Nordovest, questa volta nella provincia di Varese: Somma Lombardo, per la presenza dell’aeroporto di Malpensa.

«Quando arriva il caro-energia, il conto non si distribuisce in modo uniforme sul territorio nazionale – spiegano gli autori dello studio – Un territorio specializzato in produzioni ad alta intensità energetica è strutturalmente più esposto allo shock e segue una traiettoria precisa, dal rallentamento della produzione alla dichiarazione di stato di crisi, fino alle ricadute occupazionali. Gli impatti arrivano più tardi, e in modo più attenuato, dove i settori dominanti sono quelli a bassa intensità energetica, come i servizi finanziari, la produzione di software o il turismo».

E questo appare in tutta la sua evidenza anche all’interno delle regioni del Nordovest: a pagare il rischio più elevato è la Lombardia, che concentra più manifattura e industria rispetto a Piemonte e Liguria, più specializzate sul terziario e sul turismo. Ma l’esposizione energetica non segue la mappa della ricchezza: così la classifica delle regioni vede ai primi posti l’Emilia Romagna e il Veneto per la densità manifatturiera. In questi territori l’energia è «il presupposto fisico della produzione».

«La chiusura dello Stretto di Hormuz – spiega il presidente di OpenEconomics Gianluca Calvosa – ha innescato quella che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito la più grande perturbazione nella storia del mercato petrolifero globale. Il Brent (il prezzo del petrolio di riferimento nel mondo) è salito a 120 dollari al barile. Il gas europeo è aumentato del 40-50% rispetto ai livelli precedenti. Non è la prima volta. Nel 2022, l’invasione russa dell’Ucraina aveva già prodotto uno shock analogo e l’Italia aveva pagato un conto tra i più pesanti in Europa. Episodi eccezionali stanno diventando strutturali. Eppure ogni volta che lo shock arriva, la risposta è la stessa: sorpresa, emergenza, gestione a posteriori. Come se non sapessimo già quali territori saranno colpiti più duramente, quali economie locali sono più fragili, dove il caro energia rischia di diventare crisi occupazionale. I dati per gestire in modo più consapevole una crisi energetica esistono. Sono dati pubblici (Istat, Eurostat, Banca d’Italia, OECD, TERNA) accessibili a chiunque, ma raramente organizzati in forma utile per chi governa. Lo abbiamo fatto in questo report, coerentemente con la vocazione di Civiqa, piattaforma a supporto della governance degli enti pubblici. Ci siamo posti delle domande precise: quali territori sono strutturalmente più esposti allo shock energetico? Perché? In che modo un policy maker o un dirigente pubblico può affrontare gli specifici rischi energetici del proprio territorio?».