La fiducia torna nelle fabbriche liguri, ma con un occhio sempre rivolto a ciò che accade fuori dai cancelli. Dopo i mesi difficili segnati dalle tensioni internazionali, dal caro energia e dall’incertezza sui mercati, le imprese manifatturiere della regione affrontano il terzo trimestre del 2026 con aspettative migliori. Il dato emerge dall’indagine congiunturale del Centro studi di Confindustria Genova, realizzata su 94 imprese manifatturiere, 80 delle quali esportatrici, sulla base delle previsioni raccolte tra il 15 maggio e il 20 giugno. Il miglioramento è evidente praticamente su tutta la linea. Per la produzione il saldo tra imprese ottimiste e pessimiste arriva a +28,8 punti, contro i +16 del trimestre precedente. Nel dettaglio, il 35,5% delle aziende prevede una crescita della produzione, mentre appena il 7,7% teme un peggioramento. Il fatturato fa ancora meglio, passando da un saldo di +12 a +26 punti, con la quota degli imprenditori ottimisti salita dal 25% al 36,5%. Anche gli ordini danno un segnale forte: il saldo passa da +8 a +23,1 punti. Sono il 32,7% le aziende che prevedono un aumento delle commesse, mentre scendono al 9,6% quelle che si aspettano una contrazione. Ancora più significativo il rimbalzo dell’export: da appena +2,4 punti si sale a +19,5, con il 26,4% delle imprese che guarda a un aumento delle vendite all’estero e solo il 6,9% che prevede invece una diminuzione.
La fiducia si riflette anche sul lavoro. Il saldo delle aspettative sull’occupazione passa da +14 a +21,2 punti. Soltanto il 4,8% delle imprese prevede una riduzione degli organici. E torna a crescere anche la voglia di investire: il 27,9% delle aziende programma ampliamenti, mentre il 32,7% prevede interventi di sostituzione degli impianti. E’ un quadro che racconta una manifattura pronta a ripartire, ma che non può ignorare il contesto internazionale. La tregua tra Stati Uniti e Iran raggiunta a maggio aveva infatti favorito un rapido ritorno della fiducia, dopo che nei primi mesi dell’anno il conflitto aveva fatto impennare petrolio, gas e inflazione. Ma la nuova escalation militare di luglio ha nuovamente cambiato lo scenario: i transiti navali attraverso lo Stretto sono diminuiti del 32% a metà luglio e il prezzo del brent è tornato a 91 dollari al barile il 21 luglio, dopo essere sceso a 72 dollari in giugno. Il gas è risalito a 60 euro per megawattora. E’ proprio questa la principale incognita che accompagna le previsioni. La ripresa dei bombardamenti, la nuova chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e le minacce Houthi sul passaggio di Bab el-Mandeb rischiano di pesare nuovamente sui costi energetici e sulle rotte commerciali. Anche l’inflazione, scesa al 3% a giugno, non può ancora essere considerata un problema superato: quella “core”, depurata da energia e alimentari, è all’1,8%, contro l’1,7% medio del 2025. Intanto, però, nei diversi comparti industriali arrivano segnali incoraggianti. L’impiantistica metalmeccanica mantiene un clima di fiducia elevato: sono previste crescite di produzione e fatturato, mentre migliorano sensibilmente anche le attese sull’export. Positivi gli ordini e l’occupazione, che torna a recuperare il ritmo del 2025. Segnali di ripresa arrivano anche dall’alimentare. Più delicata rimane invece la situazione dell’edilizia e dei comparti legati ai materiali: ordini e fatturato sono previsti ancora in flessione e l’occupazione resta stabile per il terzo trimestre consecutivo. Torna il sorriso anche tra le aziende di elettronica, automazione e information technology. Gli organici sono attesi in aumento. E soprattutto nella cantieristica navale il quadro appare solido. Migliorano infine le prospettive di plastica-gomma, chimica e tessile. Gli ordini dovrebbero restare sui livelli del secondo trimestre, ma aumentano le aspettative per produzione e fatturato. Ancora una volta è soprattutto l’export a fare da traino.
Le differenze territoriali sono piuttosto nette. Genova resta il motore della fiducia regionale: il saldo relativo alla produzione arriva a +38,3 punti, quello del fatturato a +36,7, gli ordini a +25, l’export a +32 e l’occupazione a +23,3. E’ soprattutto l’export ad aver recuperato terreno. Il rimbalzo più forte, però, viene registrato alla Spezia, la provincia che nel trimestre mostra il miglior recupero della fiducia. Qui produzione e fatturato hanno saldi di +20,8 e +16,7 punti, gli ordini sono a +20,8, l’export a +5,9 e soprattutto l’occupazione raggiunge +29,2 punti. Anche Savona torna a guardare avanti con maggiore fiducia: produzione +30,8, fatturato +15,4, ordini +23,1, export +23,1 e occupazione +7,7. La situazione più difficile resta invece quella di Imperia, dove il quadro continua a essere negativo. La produzione registra un saldo di -28,6 punti, il fatturato -14,3 e soprattutto l’export precipita a -42,9. Gli ordini, però, salgono a +14,3 e l’occupazione rimane stabile, con saldo zero.