di Stefano Ribaldi
Nel 37 a.C., nominato dal Senato romano su proposta di Marco Antonio e Ottaviano, un idumeo, né di stirpe nobile e nemmeno di origine ebraica, entrò in possesso della Giudea e lottando con abilità conquistò il sacro diadema di Salomone. Dimostrò di essere un buon governante, ma anche un uomo duro e spietato. Edificò il Secondo Tempio a Gerusalemme, fondò Cesarea, costruì la fortezza di Masada, procurò da mangiare al suo popolo in carestia e nello stesso tempo, secondo il Vangelo di Matteo, “furioso per essere stato ingannato dai Magi, ordinò di uccidere tutti i bambini a Betlemme e dintorni dai due anni in giù”. Così come fece con tutti i suoi nemici compresi sua moglie e i suoi figli.
Questo fu Erode il Grande.
Costruttore capace di trasformare il paesaggio con opere destinate a sfidare i secoli, volle realizzare sulle rive del Mediterraneo il suo progetto più audace: un porto gigantesco, palazzi, templi, un teatro, un ippodromo e dargli il nome dell’uomo al quale doveva il suo regno: Cesare Augusto. Un luogo in cui Oriente e Occidente avrebbero finito per incontrarsi.
Erode posò così gli occhi su una località costiera, anticamente chiamata Torre di Stratone e la giudicò perfetta per fondarvi una nuova metropoli. Decise che tutti gli edifici sarebbero stati costruiti con candido marmo: sontuose regge ed edifici pubblici. Tuttavia, l’opera più grandiosa fu la costruzione di un porto sicurissimo, pari per grandezza al Pireo di Atene, ma dotato di ricoveri e darsene interne ancor più protette. La struttura fu un miracolo di ingegneria, poiché il luogo non offriva alcun aiuto; al contrario, tutto dovette essere strappato al mare con materiali trasportati da lontano.
La città sorse in Fenicia, sulla rotta per l’Egitto, in un tratto flagellato dal Libeccio rendendo l’ancoraggio impossibile.
Su un poggio che dominava il bacino ed era visibile ai naviganti da grande distanza, Erode eresse un tempio dedicato a Cesare Augusto. Al suo interno pose due statue colossali: una raffigurante Roma, l’altra lo stesso Imperatore. La città fu chiamata Cesarea, e per la qualità dei materiali e la raffinatezza dell’architettura divenne un gioiello di bellezza.
A coronamento dell’opera, il re costruì un teatro di pietra e, sul lato meridionale del porto un immenso anfiteatro, posizionato in modo da offrire una spettacolare vista sul mare. Questa città straordinaria fu portata a termine in soli dodici anni, durante i quali il re non si stancò mai di sovrintendere ai lavori né fece mai mancare il denaro per le ingenti spese.
Nel 50 d.C. San Paolo vi fu condotto in arresti e vi rimase prigioniero per due anni. Qui, cittadino romano, pronunciò la frase, riportata negli atti degli apostoli: “Mi appello a Cesare” e Lucio Festo governatore, succeduto ad Erode, gli risponderà: “Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai”. Da Cesarea Paolo verrà imbarcato per Roma, dove inizierà la sua predicazione fino al martirio. Oggi Cesarea è un formidabile Parco Archeologico aperto al pubblico sospeso fra storia, mare e leggenda, il modo migliore per visitarla è quella di affidarsi ad una guida esperta come Doron San Shalom ingegnere prestato alla divulgazione: il suo indirizzo Instagram @dodoroni.