Il commento di Stefano Ribaldi*

Ted Lasso vuole raccontare qualcosa di nuovo senza rinunciare al vecchio

*autore e produttore TV.

Ted Lasso  vuole raccontare qualcosa  di nuovo senza rinunciare al vecchio

di Stefano Ribaldi*

C’era qualcosa di rischioso nel riportare in campo Ted Lasso.
La terza stagione aveva chiuso il cerchio: Ted era tornato in America, dal figlio Henry, lasciando Londra, il Richmond e soprattutto quella strana famiglia costruita intorno a una squadra di calcio inglese. Sembrava un finale. Forse persino quello giusto. E invece, tre anni dopo, Jason Sudeikis ha rimesso i baffi, il sorriso e le scarpe da allenatore.
La quarta stagione di Ted Lasso, arrivata su Apple TV il 5 agosto, parte però da un’intuizione intelligente: non provare semplicemente a ricominciare da dove tutto era finito. Ted torna a Richmond per allenare una squadra femminile di seconda divisione, le Lady Greyhounds. Cambia il campo, cambiano le giocatrici, cambiano soprattutto i problemi. Rimane lui, con quella filosofia apparentemente ingenua che ha trasformato una commedia sportiva in uno dei fenomeni televisivi degli ultimi anni.
Il calcio, del resto, in Ted Lasso non è mai stato davvero il centro del racconto. E’ stato piuttosto il suo pretesto. Dietro partite, spogliatoi e classifiche c’erano la paura di fallire, la solitudine, l’amicizia, la fragilità maschile, il bisogno di essere accettati. Ted vinceva non perché conoscesse il calcio – all’inizio non ne sapeva praticamente nulla – ma perché sembrava conoscere gli uomini.
Adesso deve imparare a conoscere un altro mondo. Il calcio femminile diventa così l’occasione per raccontare disparità economiche, minore attenzione dei media, strutture insufficienti e quella condiscendenza con cui ancora troppo spesso viene guardato lo sport delle donne. La serie evita, almeno nei momenti migliori, di trasformarsi in un manifesto. Preferisce ancora una volta i personaggi.
Accanto a Sudeikis ritroviamo Hannah Waddingham nei panni di Rebecca, Juno Temple come Keeley, Brett Goldstein nel ruolo dell’irascibile Roy Kent, Brendan Hunt come Coach Beard e Jeremy Swift come Higgins. Tra i nuovi ingressi spicca Tanya Reynolds, già vista in Sex Education, mentre la presenza di Tracey Ullman aggiunge alla stagione una dose ulteriore di eccentricità.
Il rischio, semmai, è proprio quello della nostalgia. Ted Lasso vuole raccontare qualcosa di nuovo senza rinunciare quasi a nulla del vecchio. E qualche volta il campo appare troppo affollato: vecchie storie sentimentali, personaggi amatissimi, nuovi protagonisti che avrebbero bisogno di maggiore spazio.
La quarta stagione funziona meglio quando dimentica di dover rassicurare il pubblico e accetta davvero la possibilità di ricominciare.
Il successo, intanto, non sembra essersi consumato: il debutto negli Usa della nuova stagione ha registrato, secondo i dati Nielsen riportati da Variety, il più grande lancio mai ottenuto da una serie Apple TV.
Il motivo per cui Ted Lasso continua a funzionare è forse un altro. In un tempo televisivo popolato di falso onore, crime violenti, successo o mondi distopici, Ted continua ostinatamente a credere nelle persone e nell’approccio inclusivo e comprensivo. Non è un santo e non è nemmeno un ingenuo: conosce la sconfitta, l’abbandono, l’ansia e la malinconia. Semplicemente sceglie di non farsene dominare.
La quarta stagione prova così a dimostrare che la gentilezza non era una formula buona soltanto per tre stagioni. E che, qualche volta, tornare in campo non significa ripetersi. Significa scoprire che la partita è cambiata.

*Autore e produttore TV