Assolombarda

Il Pil lombardo cresce ma rallenta

Atteso un +0,7%: uno sviluppo sostenuto dall’industria e dai consumi interni.

Il Pil lombardo cresce ma rallenta

L’economia lombarda si prepara a chiudere il 2026 con una crescita dello 0,7%, leggermente superiore alla precedente stima dello 0,6%: è quanto emerge dall’ultimo Booklet Economia del Centro Studi di Assolombarda, secondo cui il risultato regionale dovrebbe mantenersi poco al di sopra della media italiana, prevista allo 0,6%.

A sostenere la revisione al rialzo sono soprattutto i risultati dei primi mesi dell’anno. Tra gennaio e marzo la manifattura lombarda ha registrato una crescita del 2,4% su base annua, nettamente superiore allo 0,4% italiano. Una performance che ha consentito all’economia regionale di partire meglio del previsto e di accumulare un vantaggio statistico favorevole per il resto dell’anno.
Il quadro, tuttavia, resta fragile. Dopo un primo trimestre positivo, le previsioni indicano una possibile stagnazione nel secondo trimestre, mentre gli indicatori più recenti segnalano un rallentamento dell’attività. A pesare sono soprattutto l’aumento dei costi energetici, le pressioni sui prezzi e le conseguenze delle tensioni internazionali sul commercio e sulla fiducia di imprese e famiglie.

Industria meglio del previsto, export ancora debole

E’ proprio l’industria il principale elemento di sorpresa positiva. La stima di crescita del valore aggiunto industriale lombardo per il 2026 è stata portata allo 0,7%, contro lo 0,4% previsto ad aprile e lo 0,3% atteso a livello nazionale. Il dato sulla produzione manifatturiera conferma questa maggiore solidità. Il problema arriva però dai mercati esteri: nel primo trimestre l’export lombardo è rimasto sostanzialmente fermo, mentre quello italiano è cresciuto dell’1,3%. Una dinamica che rappresenta un campanello d’allarme per una regione fortemente orientata all’internazionalizzazione. Anche i servizi mostrano una crescita contenuta, con il valore aggiunto previsto allo 0,6%, mentre le costruzioni dovrebbero aumentare dello 0,9%, beneficiando ancora dell’effetto degli ultimi interventi legati al Pnrr. Migliorano inoltre, seppure con prudenza, le prospettive degli investimenti delle imprese, sostenuti anche dai crediti d’imposta legati alla Transizione 4.0 e 5.0.

Occupazione in crescita, ma a ritmo più lento

Sul mercato del lavoro il quadro rimane positivo, anche se la crescita perde velocità. Per il 2026 l’occupazione lombarda è prevista in aumento dello 0,5%, contro il +0,3% stimato ad aprile e il +0,8% atteso per l’Italia. Nel primo trimestre il numero degli occupati è ulteriormente aumentato e il tasso di disoccupazione è sceso al 2,8%. Il rallentamento della crescita occupazionale viene però considerato fisiologico: con la disoccupazione ai minimi e una riduzione della platea di persone potenzialmente disponibili a entrare nel mercato del lavoro, diventa più difficile mantenere i ritmi di espansione degli anni immediatamente successivi alla pandemia. Segnali relativamente più favorevoli arrivano dai consumi. La previsione per le famiglie lombarde è stata rivista all’1,2%, dall’1% stimato ad aprile. Anche in questo caso, però, il miglioramento riflette soprattutto la forza del primo trimestre, mentre per la parte centrale dell’anno le prospettive risultano più deboli.

Milano corre più della regione

All’interno della Lombardia le performance restano differenti. Milano si conferma il territorio più dinamico: la stima di crescita del Pil per il 2026 sale all’1,2%, dall’1,1% precedente. A trainare l’economia metropolitana sono soprattutto i servizi, insieme alla maggiore tenuta dell’industria. Nel primo trimestre la produzione manifatturiera milanese è cresciuta del 4,3%, mentre l’export ha registrato una lieve contrazione dello 0,5%. Anche sul fronte dell’occupazione Milano si distingue, con una crescita prevista dell’1,5% nel 2026. Più contenuta la crescita prevista per Monza e Brianza, allo 0,7%, in linea con la media regionale. Lodi resta invece ferma allo 0,4%, mentre per Pavia la stima sale leggermente allo 0,5%. Proprio a Pavia, tuttavia, l’industria continua a mostrare segnali di debolezza e l’export nel primo trimestre è diminuito del 14% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Lo scenario resta appeso ai rischi internazionali

Il dato complessivo racconta dunque una Lombardia che resiste, ma che guarda ai prossimi mesi con cautel6a. Le tensioni geopolitiche, il costo dell’energia, l’andamento dell’inflazione e il possibile rallentamento del commercio mondiale rappresentano i principali fattori di rischio. A questi si aggiunge il raffreddamento della fiducia di famiglie e imprese. L’incertezza potrebbe quindi frenare la domanda nella seconda parte dell’anno, dopo un avvio più solido delle attese. La Lombardia resta così leggermente più dinamica dell’economia italiana e sostanzialmente in linea con le principali economie europee, ma senza ancora segnali sufficienti per parlare di una ripresa robusta. Il +0,7% previsto per il Pil nel 2026 è soprattutto il risultato della capacità del sistema produttivo regionale di resistere alle difficoltà. Per trasformare questa tenuta in una crescita più consistente serviranno, nei prossimi mesi, una maggiore spinta della domanda estera e un miglioramento del clima di fiducia.