L’agroalimentare del Nordovest presenta un quadro articolato, nel quale Lombardia, Piemonte e Liguria occupano posizioni differenti ma complementari.
Il rapporto «L’economia agroalimentare 2025» dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER evidenzia infatti come le nostre tre regioni abbiano caratteristiche produttive, dimensioni aziendali e capacità di generare valore molto diverse. Il confronto diventa particolarmente interessante se si osservano insieme valore aggiunto agricolo, industria alimentare ed esportazioni.
Lombardia, la locomotiva
E’ la Lombardia a emergere con maggiore evidenza nel panorama agricolo nazionale. Nel 2023 la regione concentrava circa il 6% delle imprese agricole italiane, ma generava il 12% del valore aggiunto agricolo nazionale: un rapporto che, secondo il rapporto BPER, testimonia una produttività superiore alla media. La Lombardia viene infatti indicata tra le regioni più produttive insieme a Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna. Il dato è particolarmente significativo perché mostra come il peso economico dell’agricoltura lombarda non dipenda soltanto dal numero di aziende, ma dalla loro capacità produttiva e dalla dimensione economica del sistema. La regione è, insieme a Sicilia e Veneto, una delle tre aree che nel 2023 concentravano oltre il 30% dell’intero valore aggiunto agricolo italiano. Ancora più marcato è il ruolo della Lombardia nell’industria alimentare. Nel confronto sul valore aggiunto del comparto nel 2022, la Lombardia rappresenta circa il 20% del valore aggiunto nazionale dell’industria alimentare, a fronte di una quota intorno al 10% delle imprese del comparto. La forza lombarda si riflette anche sui mercati esteri. Nel 2024 la regione ha rappresentato circa il 16,1% dell’export agroalimentare italiano, una delle quote più elevate del Paese. Il dato assume ancora maggiore rilevanza considerando che l’export agroalimentare italiano nel complesso ha raggiunto 69 miliardi di euro, crescendo del 7,5% rispetto al 2023.
Piemonte, vocazione agricola e specializzazione
Il Piemonte presenta una struttura differente. La regione mostra un peso significativo sia in termini di imprese agricole sia di industria alimentare, ma il rapporto BPER sottolinea una produttività agricola inferiore, nonostante il Piemonte registri risultati positivi in diversi indicatori dimensionali ed economici. Una possibile spiegazione viene individuata nell’elevata concentrazione del settore su una o due colture. Il confronto tra imprese e valore aggiunto rende evidente questa caratteristica: nel 2023 il Piemonte presenta una quota di imprese agricole significativamente superiore alla propria quota di valore aggiunto agricolo nazionale. La situazione cambia quando si guarda all’industria alimentare. Nel 2022 il Piemonte rappresentava circa l’11% del valore aggiunto nazionale del comparto, con una quota di imprese intorno al 6-7%. Anche in questo caso emerge quindi una filiera industriale capace di produrre un valore economico superiore al proprio peso numerico. Sul fronte internazionale, il Piemonte ha un peso ancora più significativo: nel 2024 ha generato circa il 13,4% dell’export agroalimentare italiano, collocandosi tra le principali regioni esportatrici. La crescita rispetto al 2023 è stata però più contenuta, intorno al 4%, rispetto al +7,5% registrato a livello nazionale. Il Piemonte appare quindi come un territorio nel quale la specializzazione costituisce contemporaneamente un punto di forza e un elemento di attenzione.
Liguria, piccola scala e specializzazioni ad alto valore
La Liguria occupa una posizione diversa: il suo peso quantitativo nel sistema agricolo nazionale è molto più contenuto, ma la struttura produttiva è fortemente caratterizzata dalla specializzazione. Nel confronto tra imprese e valore aggiunto agricolo, la Liguria presenta una quota di imprese intorno all’1,5% del totale nazionale e una quota di valore aggiunto leggermente inferiore, nell’ordine dell’1-1,5%. Anche nell’industria alimentare il peso della regione è limitato rispetto a Lombardia e Piemonte: nel 2022 la Liguria rappresentava circa l’1,5% del valore aggiunto nazionale dell’industria alimentare, con una quota di imprese intorno al 3%. Sul piano dell’internazionalizzazione, tuttavia, la Liguria mantiene una presenza significativa rispetto alle proprie dimensioni: nel 2024 ha contribuito per circa il 5,8% all’export agroalimentare italiano. La crescita rispetto al 2023 è stata più moderata, intorno al 2,6%.
Tre regioni, una sfida
Il confronto tra Lombardia, Piemonte e Liguria restituisce tre modelli differenti. La Lombardia è il territorio più produttivo e industrializzato; il Piemonte combina una forte base agricola con una robusta industria alimentare e una marcata vocazione all’export; la Liguria opera invece su una scala più contenuta e deve puntare maggiormente sulla specializzazione e sulla valorizzazione delle proprie produzioni. Queste differenze si inseriscono in una trasformazione più ampia dell’agroalimentare italiano. Nell’ultimo decennio il numero delle imprese agricole è diminuito del 10,4%, mentre quelle dell’industria alimentare sono diminuite del 5,2%. Al tempo stesso, però, il valore aggiunto è cresciuto del 34% in agricoltura e del 43,4% nell’industria alimentare. La dinamica indica un processo di selezione e concentrazione accompagnato da un aumento della produttività e della dimensione media delle imprese. Per tutte e tre le regioni, dunque, la questione non è soltanto quanto produrre, ma quanto valore riuscire a generare dalla produzione.
Giovani, donne e innovazione
Un altro elemento strategico riguarda il ricambio generazionale. A livello nazionale, nel 2023 le imprese agricole condotte da under 35 erano 52.717, pari al 7,5% del totale. Queste aziende, pur rappresentando una componente minoritaria, generavano il 15% del valore economico dell’agricoltura italiana, con un valore medio per impresa di 82.500 euro contro i 50.000 euro della media complessiva. Anche la componente femminile rappresenta una risorsa importante. Le imprese agricole femminili sono circa 187 mila in Italia e costituiscono il 27,8% del totale, sebbene siano diminuite del 13,4% in dieci anni. Al contrario, nell’industria alimentare la presenza femminile è cresciuta, raggiungendo nel 2025 il 24,1% delle imprese attive, contro il 22% del 2015. Per Lombardia, Piemonte e Liguria questo tema si intreccia con quello della modernizzazione. Il rapporto sottolinea infatti che agritech, digitalizzazione e nuovi modelli produttivi rappresentano assi strategici per affrontare contemporaneamente le transizioni energetica, climatica, digitale e demografica.
L’export resta il motore, ma aumenta il rischio esterno
Il 2024 ha confermato il ruolo decisivo dei mercati esteri per l’agroalimentare italiano: 69 miliardi di euro di export, +7,5% sul 2023. La crescita è stata trainata soprattutto dai prodotti trasformati, mentre il Paese rimane importatore netto di numerose materie prime agricole. Per Lombardia, Piemonte e Liguria, che esprimono una quota molto rilevante delle esportazioni agroalimentari italiane, questo rappresenta una grande opportunità ma anche un fattore di esposizione. Il rapporto evidenzia infatti il rischio derivante da tensioni commerciali, rallentamento della domanda internazionale e dazi, soprattutto per le filiere maggiormente orientate verso i mercati extraeuropei. La risposta indicata dal rapporto passa dalla diversificazione dei mercati, dalla trasformazione di qualità e dall’innovazione. Ma anche dalla capacità di rafforzare la resilienza delle imprese attraverso investimenti e accesso al credito.
Il credito come leva della trasformazione
Il tema finanziario rimane centrale. Nel 2023 il credito fondiario destinato all’agricoltura italiana è sceso a 280 milioni di euro, in calo del 19%. Nel 2024, inoltre, solo il 20% degli operatori del settore primario ha dichiarato di aver richiesto un prestito; tra coloro che non ne hanno fatto richiesta, una parte significativa non ne aveva necessità, mentre un ulteriore 5% avrebbe avuto bisogno di finanziamento ma era certo di un rifiuto. Per il Nord-Ovest la sfida è quindi trasformare la solidità delle filiere più strutturate in capacità di investimento. In Lombardia questo significa consolidare un sistema già altamente produttivo; in Piemonte sostenere diversificazione e innovazione delle filiere; in Liguria rafforzare la capacità delle imprese più piccole di valorizzare produzioni specializzate.