I mesi di giugno e luglio sono stati caratterizzati da una forte stabilità in quota e da molti giorni di sole, oltre alle temperature eccessive sulle nostre regioni si sono sviluppati livelli di ozono decisamente oltre i limiti previsti dall’Oms. Ovviamente anche questo inquinante deriva direttamente dall’attività umana: nello specifico è generato da precursori quali il gas di traffico, industria, e agricoltura: si forma in atmosfera quando questi elementi entrano in contatto con forti radiazioni ultraviolette. In Lombardia Legambiente ha recentemente lanciato un allarme che deve far riflettere: «Oltre alle tardive misure di prevenzione dell’inquinamento (lasciare a casa l’auto, non usare solventi, non spandere liquami e digestati nei campi agricoli) l’unica difesa è quella di ridurre l’esposizione all’inquinante, evitando di svolgere attività fisiche intense, in particolare nelle ore pomeridiane e serali, in cui le concentrazioni di ozono raggiungono il picco, trascorrendo queste ore della giornata in ambienti chiusi (e, si spera, freschi)».
Le rilevazioni di tutte le stazioni Arpa in regione hanno infatti misurato livelli di ozono ben oltre il limite di 120 microgrammi per metro cubo. La misura ha sfondato il tetto massimo previsto per la tutela della salute pubblica anche nelle stazioni di rilevamento alpine. «Una situazione che si associa troppo di frequente alle fasi di alta stabilità atmosferica – commentano dalla sezione regionale dell’associazione ambientalista – e di forte insolazione nella stagione calda. Ma ad essere davvero inquietanti sono i livelli, molto elevati soprattutto nella pianura della Lombardia occidentale e lungo tutta la fascia prealpina. Sono stati misurati superamenti dei livelli di allarme (240 microgrammi per metro cubo come valore orario), quindi di concreto pericolo per la salute conseguente ad effetti acuti dell’ozono, nelle località della Brianza e dell’Isola Bergamasca: 241 microgrammi per metro cubo a Monza Parco, 243 a Valmadrera (in provincia di Lecco) e 246 a Calusco d’Adda (in provincia di Bergamo). Livelli molto alti, comunque molto superiori alla soglia d’attenzione, sono stati misurati anche a Bergamo (233), Lecco (229), Varese (204), Como (200) oltre che a Monza Centro (226). Dunque centinaia di migliaia di persone, nella giornata di ieri, sono state esposte a livelli di ozono atmosferico sicuramente dannosi per le loro mucose respiratorie e oculari. L’ozono, ricordiamo, è un inquinante secondario, generato da precursori, come i gas da traffico (NOx), industria (solventi) e agricoltura (metano di allevamenti e risaie). La sua formazione avviene nell’atmosfera in presenza di forte radiazione ultravioletta, e gli effetti si misurano generalmente in località poste spesso a decine di km, sottovento, rispetto all’origine delle emissioni: si spiegano così gli elevati livelli misurati anche nelle valli alpine o sui laghi. Per esempio, a Perledo (Lecco) sul lago di Como si è misurata una concentrazione di 228 microgrammi a metro cubo, mentre a Moggio in Valsassina (Lecco) ci si è attestati a 215». «L’ozono è classificato tra gli inquinanti climatici – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – Si tratta di un gas allo stesso tempo ad effetto serra, quindi in grado di contribuire all’aumento delle temperature, sia un potente inquinante in grado di determinare azioni tossiche su tutti gli organismi viventi, infliggendo danni ai tessuti animali e vegetali. È, dunque, l’ennesima spia chimica e climatica dell’insostenibilità ambientale del sistema insediativo, produttivo ed agricolo della Lombardia, che risulta la regione europea più gravemente colpita da questo inquinante estivo. I livelli altissimi di concentrazione nell’aria che respiriamo sono un indicatore molto preciso della distanza, enorme, che separa le misure ambientali attuate dalla nostra regione dagli obiettivi di transizione ecologica ed energetica».