di Silviano Di Pinto*
La riforma del sistema degli incentivi alle imprese introduce un cambiamento importante nel rapporto tra agevolazioni pubbliche, credito e organizzazione aziendale. Il D.Lgs. 26 giugno 2026, n. 138, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2026 ed efficace dal 18 agosto 2026, punta a razionalizzare l’offerta degli incentivi, riducendone la frammentazione e concentrando l’intervento pubblico su strumenti ritenuti strategici per la competitività del sistema produttivo. Tra gli strumenti confermati assume particolare rilievo il Fondo di garanzia per le PMI di cui alla legge n. 662/1996, che resta uno dei pilastri dell’accesso al credito insieme al Fondo per la crescita sostenibile, al Fondo nazionale per l’innovazione, alla Nuova Sabatini e agli incentivi per il settore aerospaziale. Il punto centrale della riforma, tuttavia, non è soltanto la riduzione del numero delle misure, ma valorizzare maggiormente la qualità complessiva dell’impresa e la sostenibilità del progetto finanziato. La garanzia pubblica, infatti, può ridurre il rischio assunto dalla banca, ma non sostituisce il merito creditizio e non rende sostenibile un debito che non trova adeguata copertura nei flussi aziendali. Per questo diventano sempre più importanti strumenti quali business plan, budget di tesoreria, DSCR, analisi della posizione finanziaria netta, Centrale dei Rischi e monitoraggio degli scostamenti. L’impresa che richiede un finanziamento assistito dal Fondo deve essere in grado di dimostrare non solo la validità dell’investimento, ma anche la capacità prospettica di sostenerne gli effetti finanziari.
È qui che emerge il collegamento più significativo con gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili previsti dall’articolo 2086 del Codice civile. Il Decreto Incentivi non stabilisce che gli adeguati assetti costituiscano automaticamente un requisito formale per ottenere ogni agevolazione. Ma il collegamento sostanziale è evidente. Un’impresa che partecipa a un bando deve disporre di informazioni attendibili, procedure amministrative efficienti, capacità di programmare i flussi finanziari, sistemi di tracciabilità delle spese e strumenti per rilevare tempestivamente eventuali squilibri. Il nuovo bando-tipo rafforza questa impostazione, richiedendo una disciplina sempre più puntuale dei beneficiari, delle spese ammissibili, delle modalità di erogazione, degli stati di avanzamento, delle variazioni, dei controlli e delle cause di revoca.
La finanza agevolata entra quindi sempre più profondamente nei sistemi di controllo interno dell’impresa. Un investimento agevolato, infatti, non può essere valutato esclusivamente in termini di convenienza fiscale o contributiva. Occorre verificare il fabbisogno finanziario complessivo, i tempi di erogazione dell’incentivo, la quota da anticipare, l’impatto sul capitale circolante e la capacità di sostenere eventuali ritardi o maggiori costi.
Lo stesso vale per la cumulabilità degli incentivi. La presenza di più agevolazioni può generare un vantaggio significativo, ma richiede una verifica puntuale delle singole spese, dell’eventuale equivalente sovvenzione lordo della garanzia, delle intensità massime di aiuto e del divieto di doppio finanziamento. In questo scenario, gli adeguati assetti non devono essere considerati un mero adempimento civilistico. Diventano uno strumento concreto di governo dell’impresa. Un budget aggiornato, un DSCR monitorato periodicamente, una Centrale dei Rischi analizzata ogni mese e un sistema strutturato di controllo degli scostamenti consentono agli amministratori di intervenire prima che una criticità finanziaria comprometta il progetto o la continuità aziendale. Il nuovo paradigma può quindi essere sintetizzato in un principio semplice: l’incentivo deve sostenere un progetto già economicamente e finanziariamente credibile, non sostituirne la sostenibilità. La garanzia pubblica deve accompagnare un debito rimborsabile. Il contributo deve rafforzare un investimento industrialmente valido. Gli adeguati assetti devono permettere all’impresa di programmare, controllare e documentare l’intera operazione. La vera sfida per le PMI sarà quindi integrare finanza agevolata, credito, pianificazione finanziaria, controllo di gestione e governance. Le imprese maggiormente preparate non saranno solo quelle in possesso dei requisiti formali richiesti dai bandi, ma quelle capaci di conoscere tempestivamente i propri numeri, misurare la sostenibilità delle decisioni e monitorarne gli effetti nel tempo. È probabilmente questa una delle conseguenze più importanti della riforma: trasformare progressivamente gli incentivi da opportunità episodica a componente strutturale di una gestione aziendale consapevole, programmata e finanziariamente sostenibile.
*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”