Gli italiani continuano a risparmiare e in media la quota è l’11,2% rispetto al totale del reddito. A spiegare la propensione degli italiani al risparmio è Emanuela Rinaldi, professoressa associata in Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca: «Un dato costante e incoraggiante – precisa – con percentuali addirittura più alte durante il Covid per una contrazione dei consumi. Chi ha un reddito medio alto risparmia di più perché riesce a far fronte meglio alle spese primarie. Non è una questione di genere e nemmeno di età: questo sfata qualche pregiudizio rispetto ai giovani che spesso vengono additati come incapaci di risparmiare. Gli anziani continuano a risparmiare per aiutare figli e nipoti. Chi risparmia solo per creare una sicurezza, si appoggia principalmente al conto corrente; chi invece vuole investire predilige l’intervento di esperti; anche per il complicarsi del mercato e degli strumenti. I più giovani sono consapevoli di non avere competenze specifiche e in questi casi in media un italiano su due titolare di un conto si affida al consulente della banca».
Nelle strategie di risparmio, un dato interessante: gli adulti o grandi adulti, sempre più di frequente, lasciano la casa grande di proprietà a favore di un appartamento più piccolo, per contenere le spese, avere liquidità e spendere per altro, sanità e famigliari inclusi.
«Giovani, soldi e previdenza. Progetto di ricerca e formazione Arca 2025» di Rinaldi e Cucchiarini sottolinea come sul tema dell’inflazione gli italiani, soprattutto i più giovani, non sono così preparati: «In generale, manca la cultura della diversificazione che non significa solo rischio, ma anche opportunità. Spesso i giovani non hanno chiaro come l’inflazione vada a erodere proprio i risparmi accumulati sul conto corrente, con conseguenze per il loro futuro».
Si può insegnare educazione finanziaria, non con interventi spot ma con percorsi più completi, come quelli organizzati dall’Università Milano Bicocca, come Effe summer camp, il campo estivo di educazione finanziaria e all’imprenditorialità per ragazze adolescenti sempre dell’ateneo con Rinaldi tra i docenti. Una proposta, quest’ultima, che migliora la fiducia delle ragazze in sé stesse, anche se rimane più bassa rispetto a quelle delle coetanee europee; un gap rispetto ai ragazzi che solo Italia e Polonia possiedono.
«Spesso l’idea di doversi occupare delle proprie finanze è un’idea che matura non da subito nelle ragazze che si laureano e trovano lavoro e su questo occorre lavorare, anche perché i dati relativi alla violenza economica riguardano soprattutto coppie eterosessuali con la donna vittima: mancano competenze, non ci si fida degli estranei e invece ci si appoggia ai familiari che magari non hanno così a cuore il patrimonio altrui».
Benessere economico non significa essere ricchi ma avere quattro pilastri, come spiega la professoressa: monitorare entrate e uscite, avere capacità di rispondere agli shock finanziari (le spese per una riparazione urgente dell’auto o, peggio, per un funerale per esempio), avere obiettivi finanziari chiari e precisi (l’acquisto di una casa, un’auto, un pc nuovo), la sensazione di avere la libertà di fare scelte che consentono di godere la propria vita.
«Questo ultimo, è un aspetto psicologico-valoriale che noi non possiamo insegnare ma ugualmente importante. Scegliere tra mangiare una pizza sotto casa o ostriche a Dubai ha costi diversi (e consente risparmi diversi) ma può dare la stessa sensazione di soddisfazione: scelte quindi personali e soggettive».
Per quanto riguarda, invece, il terzo pilastro, «non basta più il risparmio puro fine a se stesso che raccontava il presidente Einaudi, è meglio accompagnarlo con obiettivi precisi. Negli Usa è già diffuso tra i bambini che dicono: a 30 anni avrò un milione di dollari. E, in fondo, vediamo anche nei Peanuts, come i giovani personaggi si ingegnino a vendere limonata o i propri giocattoli usati per incrementare i risparmi e arrivare all’obiettivo».
Per chi volesse imparare qualcosa di più sull’economia finanziaria e lasciarsi ispirare da qualche storia di successo, si può leggere «Donne contanti. Storie di imprenditrici e trader che hanno fatto scuola» a cura di Rinaldi, disponibile gratuitamente nel formato e-book.