Crescono i risparmi e diminuiscono i protesti. Nel 2024 in Italia sono diminuiti dello 0,9% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 222.999, mentre il loro valore economico è aumentato del 10,5%, superando i 264 milioni. Nel Nordovest (Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta) si registra una riduzione del 5,7%, la più marcata tra le macroaree del Paese, con 67.392 protesti complessivi. L’area presenta inoltre il più elevato tasso di protesto delle cambiali (46,9 ogni 1.000 cambiali emesse), nonostante sia quella in cui questi titoli vengono utilizzati meno frequentemente (82 cambiali ogni 1.000 abitanti). I protesti riguardano prevalentemente cambiali (90,8% del totale), mentre gli assegni rappresentano una quota più contenuta. L’importo medio per protesto nel Nordovest è pari a 1.021 euro, inferiore alla media nazionale (1.186 euro), mentre l’importo medio per persona è di 1.221 euro e quello per impresa di 3.147.
Tra le tre regioni considerate emergono alcune specificità. La Liguria si distingue perché il 99,7% delle cambiali protestate è ricondotto alla motivazione “mancanza di istruzioni” al domiciliatario, la quota più elevata a livello nazionale. Inoltre registra l’importo medio più basso sia per persona protestata (735 euro) sia per impresa protestata (1.740 euro). E’ anche una delle regioni in cui il tempo medio tra emissione della cambiale e levata del protesto è più lungo, raggiungendo 24 mesi per le persone fisiche, un dato superiore alla media italiana di 19 mesi. Il Piemonte si caratterizza invece per tempi particolarmente rapidi nel protesto degli assegni, inferiori a 30 giorni dalla loro emissione. Il comunicato non segnala ulteriori indicatori estremi per la regione, che si colloca in un contesto territoriale caratterizzato da livelli di protesto relativamente contenuti rispetto alle aree del Mezzogiorno. Per la Lombardia non emergono valori di particolare criticità o eccezionalità. L’area registra un tasso di persone protestate pari a 0,6 ogni 1.000 abitanti e di imprese protestate pari a 2,9 ogni 1.000 imprese attive, entrambi inferiori alla media nazionale (0,7 e 3,9). Nel complesso, il quadro di Piemonte, Lombardia e Liguria evidenzia un contesto più favorevole rispetto a molte regioni del Centro-Sud, dove risultano più elevati sia il numero dei soggetti protestati sia l’incidenza sulle imprese. Rimane tuttavia l’elevata propensione del Nordovest al protesto delle cambiali.