Screening oncologici gratuiti: sono ancora troppe le persone che non aderiscono all’iniziativa del sistema sanitario nazionale – prevista anche nei livelli essenziali di assistenza – così come rimangono molto elevate le disparità territoriali. Un report della fondazione Gimbe mette insieme i dati raccolti dall’osservatorio nazionale screening e denuncia come nel 2024 oltre la metà della popolazione target non abbia aderito agli screening oncologici gratuiti previsti dal SSN, riguardanti i tumori alla mammella, alla cervice e al colon-retto. Il 54% di popolazione target non si è presentata ai controlli, un totale di oltre 7,6 milioni di persone.
In parte le assenze sono dovute al mancato invito, ma in parte – la quota maggiore – non ha aderito per scelta. Il report quantifica, in relazione alle fasce demografiche interessate, le percentuali di inviti spediti e di adesioni raccolte. In molte regioni le percentuali di inviti spediti supera il 100% perché recupera inviti già spediti in precedenza, ma la situazione è abbastanza desolante.
La realtà del Nordovest
Sebbene sia nel Mezzogiorno la situazione peggiore, anche nelle nostre regioni non mancano sorprese. Percentuali non proprio elevate sono quelle delle nostre regioni per quanto riguarda la prevenzione dei tumori al colon-retto. Siamo sotto la media nazionale in Liguria, dove le adesioni sono state del 29,7%. Certo, il dato è molto lontano rispetto al 4,5% della Calabria (il dato peggiore in assoluto), ma è comunque un’opportunità sprecata. Sotto la media nazionale di adesioni anche per quanto riguarda lo screening dei tumori alla cervice in Valle d’Aosta, con il 41,9% di adesioni siamo quasi 10 punti percentuali sotto la media nazionale. Per quanto riguarda le altre aree di intervento siamo in linea con i dati dell’Italia, il più delle volte di qualche punto percentuale più alti.
Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. Escludendo le fasce di popolazione non presenti nel target individuato, sono state invitate in tutto nel 2024 in Italia a eseguire un test di screening 14.101.942 persone, ma si sono presentate negli studi medici 6.481.002 persone. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, «Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese». Va specificato anche che la Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali.
Aumentano gli screening effettuati, ma i casi di tumori e lesioni precancerose sfuggiti al programma di prevenzione sono comunque 50.300
«I dati ONS 2024 – specifica il presidente Cartabellotta – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028». «Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico».